“Voterò per Obama, perché guadagno meno di 250 mila dollari all’anno e non potrei mai scegliere uno come McCain che non sa neppure quante case possiede e ha una moglie che va in giro con vestiti che costano migliaia di dollari”. Lynn non ha dubbi l’anziano senatore dell’Arizona “is not in my bracket”, non è uno come me. Lei, jeans, scarpe da tennis e brocca del caffé in mano è una cameriera al Bluemoon cafe, tipico locale dove la gente si ferma per fare colazione lungo la interstatale 41 che taglia l’Indiana da nord a sud. Lo stato ha un’anima profondamente repubblicana, o almeno l’ha sempre avuta. I sondaggi, però, dicono che stavolta la corsa è tutt’altro che decisa. John McCain è avanti di uno scarno 0,5 per cento, troppo poco per assicurargli la vittoria, tanto che stamattina (lunedì 3 novembre) di ritorno dalla Florida, farà uno stop all’aeroporto di Indianapolis per stringere un po’di mani prima di volare verso il New Mexico. “Voterò per Obama” assicura con un sorriso Claire, impiegata di un’azienda che vende abbonamenti alla tv via cavo. Ogni giorno macina 160 miglia andata e ritorno per andare al lavoro. Come molte domeniche è qui in questo mercatino delle pulci lungo la 41 che vende abiti usati. Poco lontano da lei sbuca il primo repubblicano della giornata: John pensionato che vende felpe dei Chicago Bears: è preoccupatissimo per la pensione che il crollo di Wall Street ha messo a forte rischio, ma domani non andrà a votare: “ho paura del risultato di queste elezione” dice “Se solo McCain avesse vent’anni di meno non avrei dubbi, ma è anziano e con quella come vicepresidente… Andiamo, la Palin non è qualificata! Ha governato l’Alaska, ma cos’è l’Alaska? Obama è un tipo intelligente, ma avrà l’esperienza?” I tipi come John sono la speranza segreta di James, che si avvicina sorridendo al tavolo di un vecchio diner foderato di memorabilia dell’”America on the road”, dove il proprietario, Norm, serve caffè e pancakes: “non ascoltatelo, tifa per quello sbagliato” ovvero per i repubblicani. James è un attivista di Obama è questo è il suo unico giorno libero in una campagna lunga e impegnativa. “Il nostro lavoro è andare di casa in casa ad assicurarci che le persone registrate vadano a votare” racconta. “La prima volta suoniamo, consegniamo del materiale, spieghiamo le regole, poi telefoniamo, e spesso torniamo per assicurarci che abbiano capito, a volte ci cacciano, ma in fondo tutto questo capita ogni quattro anni e la gente lo accetta” Molte persone scoraggiate dalla scarsità di seggi, o dalla loro apertura limitata e dalle regole complicate semplicemente non vanno alle urne. “Martedì in Indiana si vota dalle 6 alle 18, esattamente le ore tipiche di lavoro degli agricoltori, che qui sono la maggioranza” protesta James “beh, però, forse è meglio quelli sono repubblicani da generazioni” aggiunge sornione. “Sarei scioccato se qui, nella Contea di Newton, Obama vincesse, ma parlando dello stato intero, non è affatto detto. Noi speriamo che molti conservatori, delusi dalla scelta di Sarah Palin come vicepresidente decidano di stare a casa”. A casa non ci starà di sicuro Kelly, 22 anni commessa nel piccolo negozio del distributore di benzina Family Express di Remington, piccolo centro circondato da distese di terra coltivate a grano e soia. “Palin mi piace da matti, e forse voterò per lei, forse” Kelly si considera repubblicana, ma McCain non la convince del tutto e in fondo le piace pure Obama, per la sua “attenzione alla classe media, che bello”, sospira la ragazza “se Palin e Obama corressero insieme per la presidenza”. Pochi chilometri più a sud, incorniciata da alberi che l’autunno ha colorato d’oro, di rosso e viola, c’è Lafayette: 50mila abitanti, sede dell’Università di Purdue, e capoluogo della contea di Tippecanoe. Nei giardini delle ville storiche lungo la 9 strada, o in quelle più recenti di Bennet road, le decorazioni di Halloween si mescolano ai cartelli pubblicitari dei candidati locali e di quelli per la Casa Bianca. Da una rapida occhiata gli Obama-Biden sembrano più numerosi dei McCain-Palin: segno di forza o di debolezza?
La fila fuori dal supermercato Pay Less, un chilometro oltre, sembra supportare la prima ipotesi. Coppie, ragazze con le infradito, giovani tatuati, anziani barbuti avanzano ordinatamente verso la postazione per il voto anticipato sistemata di fianco alle casse. Sfilano tra le mele in offerta speciale, di fianco alle caramelle e alle pile di succo d’arancia, alcuni hanno il cestino sotto braccio, pronti per fare la spesa. “E’ andata oltre le aspettative” afferma con soddisfazione Drew, giovanissimo volontario mentre sistema il cartello scritto a mano: la fila per il voto comincia qui, “in tutta la contea hanno già votato il 45 per cento delle persone, oggi abbiamo dovuto installare altre macchine” Gli analisti che invadono tutti i canali televisivi sostengono che il voto anticipato favorisca i democratici. Chissà. Nel frattempo Drew ligio al suo ruolo, allontana un anziano che ha sul giubotto una spilla di Obama “E’ la legge” dice “deve stare a 20 piedi dall’ingresso al seggio, o togliere la spilla” infila quattro falcate verso il parcheggio e sentenzia ridendo “ecco piu meno qui”, ma poi si ferma a chiacchierare con lui, di politica ovviamente.
A tradire le speranze di Obama potrebbe essere, soprattutto qui tra i coltivatori bianchi, il cosidetto effetto Bradley, il razzismo celato nei sondaggi, ma liberato in cabina elettorale. L’incubo peggiore di James, l’attivista, “Qui il Ku Klux clan ha avuto molti sostenitori e in qualche modo continua ad averli” aveva sussurrato quasi a esorcizzare una possibile catastrofe. Nel pomeriggio un guasto all’auto ci costringe a una tappa forzata a Windgate, trecento anime perse nella soia 30 miglia a sud ovest di Lafayette. Lo Star food Mart è il classico negozietto che vende di tutto dal caffè all’olio motore, dal sapone agli snack che rendono obesi gli americani. Lo gestisce Harry, un sikh con il turbante turchese e la giacca a vento. “Mica tutti qui lo accettano” esclama Andrew, 65 agricoltore. “E pensare che è così gentile” Qui, sono un po’ tutti come Andrew e suo fratello maggiore John repubblicani per religione, “un po’ come voi in Italia siete cattolici”. McCain non lo amano molto, ma di votare Obama non si parla. Tanto più che il governatore è quel Mitch Daniels che George W Bush chiamò una volta my man Mitch, coniando involontariamente un potente slogan elettorale per il “suo uomo” che arriva da queste parti a cavallo di un Harley, ed è “un tipo in gamba”. Andrew ha fatto campagna per Richard Nixon, ma ha stretto la mano anche a JFK, nel 1959, prima che decidesse di puntare alla Casa Bianca. “Era più basso di quello che sembrava, ma che carisma…”
Dicono lo stesso di Obama… Andrew scuote la testa e sorride. E’ questione di religione.
- Lunedì 3 Novembre 2008

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Il 3 Novembre 2008 alle 12:52 Caccia all’ultimo voto: volontari ai posti di combattimento » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Francesco Paravati da Miami - inviaggioconobama - LEGGI ANCHE: Diario elettorale dall’Indiana [...]
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