
L’elefante si gioca il futuro in un giorno. Le sfide della Casa Bianca e del Congresso potrebbero portare ad una disfatta epocale per i repubblicani. Se John McCain venisse sconfitto (come dicono tutti i sondaggi); se il Grand Old Party dovesse perdere anche il confronto al Senato e alla Camera dei Rappresentanti (come affermano tutti i polls delle ultime settimane), per il partito di George W. Bush si aprirebbe una nuova, delicatissima fase, durante la quale sarà necessario ricostruire sulle macerie. Se l’ondata democratica dovesse travolgerli, i repubblicani dovranno dichiarare finito un ciclo politico. E ricominciare da capo.
“Non ci sono dubbi che se le previsioni della vigilia dovessero essere confermate, ci troveremmo di fronte a un presidente e a un Congresso molto Liberal, come non accadeva da tempo” sostiene Michael D. Tanner, senior fellow del Cato Institute di Washington, uno dei più importanti think tank della capitale statunitense. Da anni è a capo del sezione che si occupa dello studio della politica america. È un esperto, in particolare, della Destra americana. La sua analisi sui repubblicani hanno il sapore della previsione. “Per i democratici, sarebbe un ritorno al passato, come negli anni’40 sotto il Presidente Franklin Delano Roosevelt, o agli anni’60, quando governava Lyndon Johnson. Sono fasi storiche in cui l’America vira verso, diciamo, sinistra per restarci per un po’. Per quanto tempo, difficile dirlo, ma una volta che queste nuove ere politiche vengono iniziate, poi difficilmente si torna indietro. Un esempio? Scommetterei sul fatto che la nuova presidenza possa sposare dei programmi di welfare state simili a quelli europei. Complicati da smantellare, una volta varati”.
Le suggestioni di Michael D. Tanner sono le inquietudini del partito repubblicano in queste ore. La responsabile della campagna elettorale per il Congresso del Partito Repubblicano Rebecca Fisher ha dichiarato che, se dovesse arrivare il terremoto democratico, poi “ci vorrebbero generazioni prima di ritornare ai binari (politici) degli ultimi 8 anni”. Un commento su cui concorda l’analista del Cato Institute. “Penso che prima di tutto, i repubblicani dovranno decidere cosa è il loro partito e cosa vuole fare. Gli anni di George W. Bush hanno visto una trasformazione radicale della rituale concezione repubblicana del ruolo del governo centrale, che era basata su di un esecutivo “leggero”, poco “interventista” nei pubblici affari, attento alla spesa federale.” Secondo Tanner, una parte del GOP vorrà sconfessare il decennio bushiano e tornare indietro, agli anni’80, all’epoca di Ronald Reagan, quando l’idea era di un governo dedito quasi completamente al “laissez faire”. Le due fazioni, agguerrite, si combatteranno per conquistare quelle che potrebbero essere - se vincessero i democratici - le spoglie del partito.
“Il capofila della corrente pro “Big Government” è il governatore del Massachussets Mitt Romney. Dietro di lui ci sono intellettuali come David Brooks, che potete leggere anche sul New York Times, o riviste come il Weekly Standard, una delle Bibbie del conservatorismo statunitense. L’altra anima del partito è invece guidata da personaggi come il governatore della South Carolina Mike Stanford”. È evidente che la storica diatriba sul ruolo del governo federale nasconde in realtà una vera e propria lotta di potere, in cui peseranno - e molto - gli errori commessi dall’amministrazione Bush in questi anni. E poi c’è la “Wild Card”, il Jolly capace di sbancare il (banco del) partito: “Sì, Sarah Palin può essere un’outsider, vista la sua grande popolarità nella base repubblicana, ma non sappiamo ancora quale sia realmente la sua visione politica. Dobbiamo ancora scoprirlo”. Secondo il Premio Nobel per l’Economia 2008 Paul Krugman - feroce avversario della presidenza Bush - la possibile sconfitta nelle elezioni per la Casa Bianca e per il Congresso potrebbero trasformare quello repubblicano in un partito “più estremista” nelle sue posizioni visto che, scrive Krugman “gli elementi moderati di Capitol Hill lasceranno il posto a candidati con una visione più radicale”. Michael D. Tanner ha una visione più prudente. “Difficile dire cosa accadrà. Dubito che si verificherà una vittoria degli estremisti. Secondo me, il nucleo dello scontro dentro il partito e nell’establishment intorno a esso, rimarrà quello sul ruolo del governo federale e sulle politiche da adottare in economia”. Se Barack Obama dovesse vincere, per i repubblicani, comunque, sarà una lunga traversata nel deserto.
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- Martedì 4 Novembre 2008

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