Dalla Somalia al Camerun. I pirati sono ormai i nuovi padroni dei mari africani. Dopo i corsari nel Corno d’Africa (contro i quali si sta mobilitando anche la Comunità internazionale) si sta aprendo nel Golfo di Guinea un altro fronte di guerra, altrettanto inquietante. L’ultimo colpo è stato inferto il 31 ottobre scorso al largo della penisola di Bakassi, dove dieci membri di una nave appartenente alla società di servizi marittimi francese Bourbon sono stati sequestrati da un gruppo ribelle denominato Bakassi Freedoms Fighters (BFF). Tra gli ostaggi, si contano sei francesi, due camerunensi, un tunisino e un senegalese. Sin qui ignoto ai servizi anti-terroristici internazionali, i Bakassi Freedoms Fighters (BBF) erano già stati protagonisti nei mesi di giugno e luglio 2008 di due attacchi costati la vita a sette soldati dell’esercito camerunense e a un vice-prefetto. Di sicuro, si sa che il BBF appartiene al Niger Delta Defence and Secutiry Council (NDDSC), uno dei tanti gruppi armati che gravitano attorno alla regione petrolifera nigeriana del Delta del fiume Niger. Situata lungo il confine tra il Camerun e la Nigeria, la penisola di Bakassi è una regione bagnata da acque piene di petrolio e di gas naturale. Non a caso, la nave francese operava su un terminale petrolifero. Rimasta per 15 anni al centro di un contenzioso territoriale tra i governi camerunense e nigeriano, Bakassi era stata concessa al Camerun in seguito a un verdetto pronunciato il 14 agosto scorso dalla Corte internazionale di Giustizia dell’Aia.
Sino ad ora, le intenzioni del BFF sembrano poco chiare. Contattato da France Presse, il comandante dei ribelli, Edi Dari, si è limitato a dichiarare che “il popolo di Bakassi soffre”, rigettando le accuse lanciate dai militari camerunensi secondo le quali il movimento mirerebbe soltanto a “compensazioni finanziarie”. “Non è vero” ha ribattuto Dari, “non lo abbiamo fatto per i soldi. Non chiediamo soldi alla compagnia” francese. Stessa confusione sulla sorte dei sequestrati. Sabato scorso, un membro del BFF aveva minacciato “di uccidere uno per uno gli ostaggi” se non avesse incontrato le autorità camerunensi entro lunedì. La minaccia non combacia con quanto annunciato lo stesso giorno da Edi Bari: “Se il governo del Camerun non ci chiama” ha detto il comandante dei ribelli, “terremo gli ostaggi per molto, ma molto tempo”, presumibilmente nella “foresta” di Bakassi, una zona di mangrovie in cui si incrociano un migliaio di fiumi che i ribelli conoscono alla perfezione. Nel tentativo di calmare le acque, Bari ha assicurato che “i sequestrati sono in ottima salute. Sono trattati bene e in sicurezza”. Ma per quanto tempo?
Ieri da Parigi, il ministro della Difesa, Hervé Morin, ha fatto sapere che “meno se ne parla e meglio è”. Un mutismo condiviso da Yaoundé e su cui sia le autorità francesi che quelle camerunensi stanno optando per facilitare la liberazione degli ostaggi. L’attacco alla nave francese Bourbon Sagatta è soltanto l’ultimo atto di guerra sferrato dai pirati del mare lungo le coste del Golfo di Guinea. Nel 2007, l’Ufficio marittimo internazionale (BMI) ha recentito 43 atti di pirateria in Nigeria, trenta in più rispetto al 2006 e una cifra di tutto rispetto se si pensa che nel mondo il Bmi aveva contabilizzato 263 attacchi marittimi. “Se il Camerun non figura sulla lista stabilita nel 2007″ ricorda Jeune Afrique in un recente articolo dedicato alla pirateria nel Golfo di Guinea, “avrà il suo posto nel 2008″. Il 3 luglio scorso, a cinque miglia di Douala, cinque pirati armati hanno assaltato e razziato il Sealbulk Snipe, una nave battente bandiera liberiana. A fine settembre, tra 40 e 50 individuati armati fino ai denti sono sbarcati di notte nella stazione balneare di Limbé. Nel giro di due ore, hanno messo a ferro e a fuoco discoteche, banche, ville. Di militari camerunensi non si è visto nemmeno l’ombra. Stesso discorso in Guinea-Equatoriale, dove il 7 dicembre 2007 un comando di dieci uomini armati di kalashnikov ha approfittato della scarsa sorveglianza da parte delle forze dell’ordine per attaccare due banche.
- Martedì 4 Novembre 2008
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