Grande attenzione, speranza e apprezzamento. E in qualche caso estrema cautela. Sono di questo tenore i messaggi che il neopresidente Barack Obama ha ricevuto da tutto il pianeta, a cominciare da quando il risultato della sua vittoria non era nemmeno ufficiale.
Clima di generale soddisfazione in tutto il Vecchio Continente. L’Europa ha fatto sentire la sua voce con un messaggio di congratulazioni del presidente della Commissione, Josè Manuel Barroso. Per Nicolas Sarkozy “L’elezione di Barack Obama solleva in Francia, in Europa e nel mondo un’immensa speranza: quella di un’America aperta, solidale e forte che mostrerà di nuovo la via, con i suoi partner, attraverso la forza dell’esempio e l’adesione ai suoi principi”. E rivolgendosi direttamente a Obama ha concluso: “Lei potrà contare sulla Francia e sul mio sostegno personale”.
Apprezzamenti per Obama anche dal resto del continente. Il primo ministro britannico, Gordon Brown, ne ha salutato i “valori progressisti” e la “visione per il futuro”. La cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha assicurato a Obama una “collaborazione piena di fiducia” da parte della Germania. Plauso anche dal premier spagnolo, Luis Rodriguez Zapatero, che commenta: “La vittoria di Obama rende evidente la volontà di cambiamento degli americani”.
Intenti di collaborazione anche dalla Cina. Il presidente Hu Jintao ha auspicato che si possa raggiungere un nuovo livello di intesa tra Cina e Usa: “Hanno vasti interessi comuni” ha detto “e condividono la responsabilità di una serie di importanti questioni che riguardano il benessere e la felicità dell’umanità”.
Se il premier giapponese, Taro Aso, e il presidente sudcoreano, Lee Myung-bak, mandano messaggi di grande soddisfazione, qualche sfumatura in più compare nelle reazioni dal Medio oriente e dalla Russia. Il premier israeliano uscente, Ehud Olmert, ha ribadito che Israele e Usa hanno la stessa volontà di continuare a rafforzare i loro rapporti per portare avanti la pace e la stabilità nell’area mediorientale. E il presidente dell’Autorità palestinese, Abu Mazen, ha invitato Obama a impegnarsi subito per risolvere il conflitto con Israele. Mubarak, il presidente egiziano, ha mandato al neopresidente un messaggio di congratulazioni per la vittoria elettorale ma anche ricco di attese per un “contributo costruttivo per risolvere il problema palestinese, per la realizzazione di una pace giusta e globale, che è la condizione più importante per la sicurezza e la stabilità in Medio Oriente”. Estrema cautela invece da parte del movimento sciita libanese Hezbollah, che fa sapere: “Obama dovrebbe dimostrarsi più assennato di George Bush, ma aspettiamo che dichiari le sue intenzioni e che si metta all’opera”. L’ufficio politico di Hezbollah e responsabile delle relazioni estere del Partito di Dio ha diffuso una nota in cui specifica: “Noi siamo predisposti all’ottimismo, ma sono gli americani che ora ci devono consentire di essere ottimisti, perché fino ad oggi gli Stati Uniti ci hanno abituato a una politica sempre in favore di Israele. Ora stiamo a vedere”.
Quanto alla Russia, l’entusiasmo per la vincita di Obama non è alle stelle. Il capo della commissione esteri del Consiglio della federazione (il senato russo) Mikhail Marghelov non si attende una svolta improvvisa nei rapporti con gli Stati Uniti: “Le relazioni con Mosca non saranno una priorità nella politica estera della nuova amministrazione, almeno nell’immediato”, ha commentato seccamente. Secondo il senatore, citato dall’agenzia Itar-tass, “si sono accumulati troppi contrasti nei rapporti fra i due paesi”. Anche il politologo Viaceslav Nikonov, le cui posizioni sono vicine al Cremlino, parla un “ottimismo moderato sul futuro dei rapporti Usa-Russia” specificando che “è comunque prematuro trarre conclusioni dall’affermazione di Obama, bisogna attendere le nomine ai posti chiave dell’amministrazione per farsi un’idea del futuro delle relazioni bilaterali”.
Teheran, invece, non perde occasione per dare l’ultima stoccata a George Bush. “La vittoria di Obama è il risultato del fallimento dell’amministrazione uscente, e del presidente Bush in persona, nel campo della politica estera” ha detto il vice presidente del Parlamento, Mohammad Hassan Abutorabi-Fard. “Obama” ha aggiunto Abutorabi-Fard “può fare uso delle esperienze fallimentari e delle politiche sbagliate di Bush in Medio Oriente per cambiare la sua politica”. “Se gli Usa adottano una politica più in sintonia con la realtà del mondo” ha sottolineato ancora il vice presidente del Parlamento iraniano “possono recuperare il loro ruolo nelle future relazioni con le nazioni della regione mediorientale e con il mondo dell’Islam. E sembra che queste elezioni potranno aprire la strada per una revisione delle politiche del Paese da parte del partito democratico e dello stesso Obama”.
- Mercoledì 5 Novembre 2008

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Il 7 Novembre 2008 alle 0:34 carlo.tosi ha scritto:
La reazione di berlusconi non sembra un granchè, sentendo i suoi commenti da Mosca. Questo è il nostro capo del governo che mandiamo in giro per il mondo a fare colossali gaff e figuracce di cacca, (il brutto è che le fa fare all’Italia intera). Se non gli scrivono tutto ciò che deve dire in pubblico, e si avventura in qualche discorso spontaneo, inevitabilmente scivola nel grottesco, o maleducato o volgare o grezzo. Magari lui le intende come battute, invece sono solo colossali figuracce che producono grande imbarazzo o giusto risentimento fra le platee che lo ascoltano.
Ci vuole poi sempre qualcuno che si affanna nel tentativo di metterci una pezza, spiegando che è stato frainteso, magari dalla solita stampa di sinistra, che ha falsato le parole uscite dalla sua bocca. La storia recente è piena di queste imprese vergognose, per finire con l’ultima “battuta” sul neopresidente Obama, pronunciata in Russia, definendolo “MOLTO ABBRONZATO”. Una trovata simile l’aveva rivolta, tempo fa, anche alla bravissima (e bellissima) giornalista israeliana Rula Jebral. Personalmente mi vergogno in occasioni come queste, di essere italiano, o meglio di essere rappresentato da una persona di così basso rispetto per il resto del mondo. Uno che, se non sei in sintonia, sei solo uno “sporco comunista”. Ci consoliamo considerando che il suo grande amico e modello da seguire come politico, Bush, abbia preso una sonora e clamorosa bocciatura dagli americani, che hanno dato fiducia invece al giovane Obama.
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