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Quel che resta dei repubblicani

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  • Tags: Barack Obama, John McCain, presidenziali-usa-2008
  • 2 commenti

John McCain ringrazia gli elettori

“Non gli resta che pregare”. Forte della sua lunga esperienza come consigliere dei presidenti Richard Nixon, Gerald Ford e Ronald Reagan, l’anziano Pat Buchanan, 70 anni, una delle voci più ascoltate dai conservatori americani, aveva preannunciato così, poche ore prima che gli americani andassero a votare in massa per Barack Obama, la sonora sconfitta che avrebbe subito John McCain, la sera di martedì 4 novembre. «Neanche Dio ha voluto ascoltarlo” ha commentato, ancora più brutale, il mattino dopo, sull’onda dello straordinario successo dell’intero Partito democratico che ora domina il Congresso. I rappresentanti del Gop (il Grand old party, i repubblicani) entreranno in gennaio a ranghi assai ridotti nella futura Camera dei rappresentanti e nel Senato degli Stati Uniti, preparandosi a un difficile periodo di opposizione con scarse possibilità di bloccare l’agenda politica, sociale ed economica dettata dalla Casa Bianca.
Come Buchanan, avevano previsto la débâcle i maggiorenti del Partito repubblicano. Fin dalla metà di settembre (in coincidenza con la grave crisi finanziaria di Wall Street e l’incapacità di McCain a focalizzarsi su un messaggio chiaro) avevano cominciato a organizzare in grande segreto, per il dopo voto, una serie di riunioni riservate. L’obiettivo era rilanciare il Gop e arrivare con candidati forti al conclave di metà gennaio, a Washington, quando sarà eletto il nuovo papa del comitato nazionale repubblicano, il centro di potere per l’elaborazione della piattaforma strategica e la raccolta dei finanziamenti. Dopo la batosta elettorale, l’attuale presidente, Mike Duncan, non dovrebbe correre per un altro mandato.
Tanta era la certezza di perdere in casa repubblicana che il primo vertice era stato programmato per il giorno dopo le elezioni presidenziali, mercoledì 5 novembre, in Virginia. In un lussuoso albergo con annesso campo da golf, sono stati invitati, oltre che gli strateghi del partito, i grandi finanziatori. Neanche 15 giorni dopo, nella Carolina meridionale, a Myrtle Beach, il presidente del comitato repubblicano locale, Katon Dawson, chiamerà a raccolta i leader dell’ala destra del partito, i cosiddetti conservatori sociali, e dei fondamentalisti religiosi.
«Se abbiamo perso il potere è perché abbiamo reso troppo moderato il nostro partito” si è lamentato Dawson, che ha intenzione di candidarsi alla guida dei repubblicani. Quasi contemporaneamente, Palm Beach, in Florida, ospiterà i repubblicani della fazione liberale e pragmatica. Il loro anfitrione sarà Michael Steele, nero ex vicegovernatore del Maryland, aspirante anche lui alla presidenza del comitato nazionale.
«Scoppierà una guerra civile dentro il Gop” prevede Larry Sabato, politologo dell’Università della Virginia. «I conservatori più radicali cercheranno di imporsi sostenendo che McCain era un candidato debole perché non sufficientemente di destra. I pochi moderati rimasti diranno che solo il vecchio McCain, l’indipendente per eccellenza, avrebbe potuto vincere le elezioni. In realtà nessuna delle due fazioni ha ragione. La bassissima popolarità del presidente George W. Bush, la guerra in Iraq, la crisi finanziaria ed economica rendevano quest’anno impossibile la vittoria dei repubblicani”.
Che sarà una notte dei lunghi coltelli nessuno, fra i tanti studiosi intervistati da Panorama, lo mette in dubbio. Il bersaglio più facile sarà sempre il presidente Bush, con la sua popolarità ai minimi storici e con le sue scelte che hanno finito per scontentare sia la destra sia l’ala centrista del partito, quella che mette insieme Colin Powell e Condoleezza Rice, Bush padre e Henry Kissinger. È da quest’ultima fazione che proviene l’accusa di avere svenduto la grande tradizione laica ai cristiano-evangelici. Uno dei tanti esempi è l’ingresso in massa, approvato dalla Casa Bianca, di centinaia di laureati delle università religiose che hanno preso possesso negli ultimi anni di quasi tutti i dipartimenti dell’amministrazione Usa.

Maurizio Belpietro: come sarà la presidenza di Obama

 

«Macché svolta a destra” replicano i falchi del partito. E portano come prova al contrario una nuova legge federale per l’educazione, appoggiata da Bush e non amata dagli evangelici, come anche il mostruoso deficit federale e l’estensione del raggio d’azione del governo nelle banche e nell’economia. «L’effetto Bush” spiega Rich Lowry, direttore della National Review, considerata la bibbia dei conservatori americani, «è stato un altro ancora: l’incompetenza dimostrata dal presidente nell’affrontare i grandi eventi, come l’uragano Katrina e la guerra in Iraq”.
Trovato il capro espiatorio, rimane aperta la questione fondamentale: come rinverdire l’immagine del Gop? Con quale leadership ripartire? E soprattutto con quali idee?
«Il governatore dell’Alaska Sarah Palin diventerà il candidato dei conservatori per la rivincita fra 4 anni” scommette Edward Luttwak, il politologo del Center for strategic and international studies di Washington. Il direttore Rich Lowry è un po’ più prudente: «Palin ha un’opportunità per diventare una leader a livello nazionale, ma dovrà combattere per raggiungere questo obiettivo e per sviluppare un proprio programma sostanzioso e ben distinto”.
Se così sarà, c’è da capire come reagiranno tutti coloro che hanno attribuito proprio a Palin la disfatta dei repubblicani. Chi sarà il loro portabandiera? C’è chi pensa al mormone Mitt Romney, l’ex governatore del Massachusetts, che si è ritirato dalle primarie nel febbraio scorso ma non ha mai smesso la campagna elettorale visitando decine di stati per conto del partito. E c’è chi punta invece su una figura più giovane, come Bobby Jindal, 37 anni, il primo governatore non bianco della Louisiana, l’esponente politico più in vista della folta colonia di immigrati dall’India.
«La sfida per la leadership può cominciare” benedice il direttore della National Review «ma a una condizione precisa: il nostro partito deve connettersi meglio con la classe media”.
Se questo è il traguardo dei prossimi due anni, oltre che tentare di agganciare anche i voti dei giovani e delle minoranze etniche, allora la battaglia per l’anima del partito è destinata a cambiare. Non solo una durissima competizione fra i conservatori sociali, i neocon e i moderati, ma anche fra due categorie che oggi, con la crisi economica in corso, sono più attuali: da una parte i tradizionalisti economici, come Romney e altri, che vivono sugli allori dei successi in economia degli ultimi 30 anni, e dall’altra un gruppo emergente di populisti economici, come Palin e Jindal, i quali vogliono modulare il messaggio economico cercando di attrarre gli elettori delle fasce più povere e medio-borghesi.
«Chiunque sia il vincitore” avverte Vittorio Emanuele Parsi, docente di relazioni internazionali dell’Università Cattolica di Milano, che ha seguito in America le ultime fasi della campagna elettorale, «il Gop non può però prescindere dai voti moderati perché altrimenti si condannerebbe a una marginalità grave per un sistema sostanzialmente bipartitico come questo. I suoi elettori naturali per ora si sono trasferiti nell’albergo dei democratici in attesa di vedere come finirà la ristrutturazione della loro casa politica”.

  • pbuo
  • Giovedì 6 Novembre 2008
Tutti gli uomini del presidente »
« Esordio anticipato per Obama al G20: è la richiesta della Casa Bianca

Commenti

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Il 6 Novembre 2008 alle 15:30 vincenzoaliascontadino ha scritto:

OBAMAMANIA AL LIMITE DEL RIDICOLO!
Persino Leonardo Di Caprio e il mio compaesano Francis Ford Coppola con tutto il rispetto non sanno che una cosa e sognare l’altra fare politica, ma fare approvare le Leggi e aspettare che siano favorevole per chi l’abbia sostenuto, finanziate e per il resto del Paese all’opposizione è un’altra cosa. Barak Obama di certo, avrà dalla sua parte Nency Pelosi che lo aiuterà, ma cosa dire dell’Iran e Siria col coinvolgimento nelle due guerre del cavolo, Afghanistan e Iraq con i fastidiosi Putin (Medvedev conta un fagiolo), Hu Jintao e Kompagnuzzi? L’america ha bisogno di energia e la Cina pure, la Russia ne ha in abbondanza e non di certo te lo regalerà. La guerra giusta e sacrosanta nei modi in cui s’è verificato ha sfiancato il mondo per avvantaggiarsi di Bin Laden, mondo Arabo e Putin che coi i veti e NIET all’ONU per minacce nucleare ( ex Urss, ne ha migliaia ), Putin coi suoi atteggiamenti e con quasi tutti i vecchi poteri a disposizione da ex Presidente Russo, canta vittoria e vuole istituire una nuova guerra fredda per scaldare le p** all’Unione Europea e gli USA. Di certo per Obama Barak, saranno gatte da pelare, senza contare che con i terroristi non si scherza, poiché né Di caprio né tanto meno a Coppola, gliene frega più di tanto visto che alle loro spalle hanno capitali da fare invidia, Altro discorso per le diecine di migliaia vittime del G0, oltre a 3/4000 morti, ci sono le famiglie e con sintomi di claustrofobia e di Malattie associate, tanto che la povera gente di etnia Afro-Asiatica non hanno nemmeno che sfamarsi. Costoro attenderanno risposte non negative come hanno fatto Sindacalisti Italiani: loro hanno posti al sole e costruiti Partitini che incassano miliardi, mentre le tute blu, si sono visti i loro sogni sbiaditi da una Sinistra, che s’è spacciata per Socialisti, mentre in realtà erano soltanto legati al passato come quelli de: “Funerale a Berlino dello niet! ” Così scopriamo che per la Sinistra i Democratici USA sono come il PD, Repubblicani come il PPL, ma che bravi, dimenticano solo dire che il loro DNA è Comunista, ma quello dei Democratici Yenkee è vera Democrazia di tale portata storica, tanto di eleggere un uomo di colore? Loro conoscono solo il colore Rosso er meio der meio, il nero buono in futuro da donagli il voto: per questo, deportati a flotte facendogli promesse, tanto che in migliaia hanno perso la vita nel Mediterraneo su carrette del mare. Ma chi li ha sulla coscienza, nessuno lo sa? vincenzoaliasilcontadino@gmail.com Matera

Il 11 Novembre 2008 alle 9:57 Kagliostro » Blog Archive » Washington, abbiamo un problema ha scritto:

[...] Se questa notizia dovesse rivelarsi vera, sarebbe una cosa abbastanza “forte”. E’ possibile che le voci per screditare Sarah Palin sarebbero state create ad arte dentro il GOP e non fuori? Risposta complessa che andrebbe articolata con altri due articoli che stavo leggendo proprio ieri. Uno di Pino Buongiorno su Panorama, in cui si parlava degli stati generali del GOP programmati per l’anno prossimo (se lo trovo online ve lo posto –> UPDATE –> trovato!). Ed un altro è questo qui: ovvero le dichiarazioni rilasciate dallo stratega di MC Cain, John Weaver che ha accusato la Palin di essere stata la rovina di Mc Cain. [...]

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