Chi farà parte della squadra di governo di Barack Obama? A poche ore dalla storica elezione, il neo presidente degli Stati Uniti si è messo al lavoro per scegliere i pezzi del puzzle della sua amministrazione. Decisioni fondamentali. Perché i volti, le storie e l’esperienza dei prescelti saranno in grado di dare (o non dare) corpo alle premesse (ma anche alle promesse) che hanno consentito al candidato democratico di diventare il 44°inquilino della Casa Bianca. Secondo molti analisti, Obama si trova di fronte ad un primo dilemma: imbarcare gente di provata esperienza, visto la gravità delle sfide da affrontare, prima di tutto quella economica, oppure circondarsi per lo più di volti nuovi per Washington, in grado, però, di simboleggiare il cambiamento invocato per tutta la campagna elettorale? O meglio: Barack Obama si affiderà agli uomini che hanno lavorato con Bill Clinton, o punterà su personaggi a lui vicini?
Maurizio Belpietro: come sarà la presidenza di Obama
Le prime mosse indicano come abbia scelto una mediazione. Alla guida del suo team di transizione - la squadra deputata a preparare l’insediamento del nuovo governo - il neo presidente ha nominato John D. Podesta, ex alto funzionario della Casa Bianca. A lui ha affiancato due fedelissimi: Valerie Jarrett, una sua stretta amica, e Pete Rouse, suo braccio destro al Senato. Il messaggio è chiaro: i Clinton’s boys ci saranno, ma saranno circondati dagli Obama’s Friends. Se il Transition team gioca un ruolo importante in vista della presidenza, la poltrona chiave del prossimo governo sarà quella del Capo dello Staff.
Intervista a Rahm Emanuel, futuro capo dello Staff obamiano
E’ il vero uomo-ombra del Commander in Chief, il consigliere più ascoltato, la persona che ha l’ultima parola , in tutte le questioni, anche quelle che riguardano gli altri componenti del governo. Barack Obama ha chiesto a Rahm Emanuel di assumere l’incarico. 49 anni, membro della Casa dei Rappresentanti, ex consigliere clintoniano, il deputato di Chicago è un vero amico del nuovo presidente. La sua biografia fa di lui un vincente. Nato come broker, in una banca di investimenti, dopo aver fatto fortuna ed essere diventato conosciuto a Wall Street, Emanuel è passato alla politica, ottenendo numerosi successi. Ultimo tra i quali, la campagna per il Congresso del 2006, che ha ridato la maggioranza delle due Camere ai Democratici. Un vero e proprio mastino, in grado di raccogliere milioni di soldi per finanziare la corsa di Barack Obama verso la Casa Bianca.
Indicato come un deputato dalle posizioni moderate, Emanuel, in realtà, non piace ai repubblicani per le sue dichiarazioni molto polemiche nei confronti dell’amministrazione Bush. Sarà lui ad affiancare
Obama nella scelta dei suoi ministri. Il primo nome, il più importante, sarà quello del Segretario al Tesoro. In questo momento di crisi profonda, indicare un profilo che possa rassicurare i mercati e gli elettori non sarà semplice. Le previsioni dicono che sono due le persone in gara: Lawrence H. Summer, che ricoprì quel ruolo alla fine del secondo mandato di Bill Clinton e ora stretto consigliere del neo eletto presidente. E Timothy F. Geithner, numero uno della Federal Reserve Bank of New York, banchiere, molto rispettato e stimato, tanto da essere stato chiamato a dare opinioni sui provvedimenti economici decisi dal governo Bush negli ultimi mesi. Girano anche i nomi di Robert E. Rubin, altro ex Segretario al Tesoro, di Paul A Volcker, ex presidente della Fed. Ma le loro chance sembrano essere inferiori.
Per altre due “poltrone pesanti” come la Difesa e gli Esteri, i tempi per una scelta sembrano essere prematuri. Alcuni indicano John Kerry, l’ex candidato presidenziale nel 2004, come possibile Numero Uno della diplomazia Usa sotto Obama. Ma sembra più una suggestione che altro. Come è molto difficile che il neo presidente chieda all’attuale capo del Pentagono, Robert Gates, di rimanere al suo posto. E’ probabile che i candidati verranno pesati e soppesati. E non è escluso che, in questo caso, Obama non debba dare retta anche ai consiglio, ai suggerimenti e alle pressioni del Partito Democratico. Per gli altri ministeri, il gioco potrebbe essere più facile. Alla Sanità potrebbe andare l’ex Capogruppo al Senato Tom Daschle, autore di un recente e apprezzato saggio sulle disfunzioni del sistema sanitario statunitense. Un altro politico navigato andrebbe al Ministero del Lavoro. Si parla di Richard A. Gephardt, con alle spalle una lunga carriera al Congresso. Nelle scelta della squadra di governo, il neo presidente dovrà tenere conto anche del rapporto con le lobby., che già hanno fatto sentire la loro voce, sponsorizzato i loro candidati. Anche questo sarà un banco di prova per capire quanto “cambiamento” è arrivato a Washington insieme a Barack Hussein Obama.
- Giovedì 6 Novembre 2008

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