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Barack Obama è entrato alla Casa Bianca. Per la prima vota da Presidente Eletto. Una visita, con accanto la moglie Michelle.
Il primo incontro ufficiale, il primo colloquio per il passaggio delle consegne con l’inquilino uscente. Quel George W. Bush, bersaglio degli attacchi dell’ex senatore dell’Illinois (l’uomo della politica del fallimento, come lo ha definito in molti comizi) che ha accolto il suo successore con sorrisi e tappeti rossi. Dopo le foto dell’incontro al Portico Sud, le coppie presidenziali si sono divise.
George ha portato Barack nello Studio Ovale, quello che sarà il suo luogo di lavoro dal prossimo 20 gennaio, giorno dell’insediamento, mentre Laura Bush ha preso la futura First lady sotto braccio per accompagnarla in una giro turistico della residenza. Un’ora è durato il faccia a faccia tra Bush e Obama. Sessanta minuti, senza testimoni, per scambiarsi reciproci auguri, approfondire la conoscenza e discutere dei tempi più caldi: la crisi economica e la guerra in Iraq e Afghanistan. Tutte emergenze che il nuovo presidente degli Stati Uniti dovrà affrontare di petto. Un’urgenza che Barack Obama sente. E molto. Non è un caso che abbia chiesto di iniziare la fase di passaggi dei poteri così presto, ad appena una settimana dal suo trionfo elettorale. Mai, in passato, i tempi erano stati così stretti. La fase di transizione è molto delicata. E’ importante il feeling che si instaura tra chi lascia e chi entra nella Casa Bianca. E la riuscita dell’incontro tra Bush e Obama era tutt’altro che scontata. Non c’erano stati soltanto gli attacchi polemici del candidato democratico contro il Presidente repubblicano.
George W. Bush attraverso una fonte confidenziale, un suo intimo amico rimasto anonimo, aveva fatto sapere di considerare più adatta all’incarico, più preparata per diventare il suo successore, la rivale di Obama: Hillary Rodham Clinton. Insomma, non proprio delle gentilezze tra i due. Poi, però, lo stesso Bush, sempre con l’aiuto di fonti anonime, subito dopo le elezioni, aveva stemperato il clima, rendendo pubblico un suo giudizio di “soddisfazione” per il risultato raggiunto da Barack Obama. Un modo per rendere più facile (e soft) il suo compito istituzionale: quello di garantire che non ci siano vuoti di potere nel governo della superpotenza mondiale.
Nel primo incontro alla Casa Bianca, il clima di cordialità si è avvertito, dicono i media americani. Le immagini hanno catturato i due, sorridenti, stringersi la mano, subito dopo l’arrivo degli Obama alla Residenza Imperiale, preceduti dal capo del Transition Team, John Podesta. Il Presidente Eletto, per dimostrare la sua disponibilità, prima di uscire dal raggio degli obiettivi dei fotografi, ha fatto un gesto di affettuosa stima nei confronti di Bush: ha appoggiato una mano sulla sua schiena, per ritirarla qualche istante dopo. Poi, il colloquio. Obama ha ripetuto a Bush quello che aveva già dichiarato nel pomeriggio. E cioè che non intende partecipare al vertice sull’economia dei G20 a Washington.
Il primo attore sarà ancora una volta il presidente uscente, il quale dovrà assumersi la responsabilità delle scelte fatte per uscire dalla crisi recessiva in cui sono entrati gli Stati Uniti. Bush ha comunque assicurato a Obama che verrà consultato sui provvedimenti che verranno presi in questo campo, in questo delicatissimo momento. I due hanno brevemente discusso anche della situazione sui fronti di guerra e di questioni relative alla sicurezza nazionale. Poi hanno lasciato lo Studio Ovale per ricongiungersi con le loro consorti. Mentre era in corso il colloquio tra Bush e Obama, Laura mostrava a Michelle le stanze che tra poche settimane la Prima Famiglia d’America andrà ad occupare. Al termine di 120 minuti di visita, la nuova coppia presidenziale ha lasciato la Casa Bianca per dirigersi all’aeroporto per rientrare a Chicago. Molto il lavoro da fare per Obama. Deve mettere a punto la squadra di governo e decidere quali misure attuare subito dopo l’insediamento. Si preoccuperà soprattutto dell’economia, ma - ha già fatto sapere - nei primi giorni di governo, userà i suoi poteri presidenziali per annullare circa 200 provvedimenti varati da George W. Bush: userà gli ordini esecutivi per invertire la rotta su aborto, clima e blocco della ricerca sulle cellule staminali. Scelte di cui Obama non ha discusso con Bush. Non ce ne era bisogno. Su questi temi, non ci saranno consulti. Tra poco, sarà lui a sedersi, da solo, alla scrivania dello Studio Ovale.
- Martedì 11 Novembre 2008

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