Lei è stata la grande sconfitta, pensavano di non vederla più. Lei è tornata. Il vertice del suo partito non la ama. Anzi. La base, invece, la segue. Lei aveva un sogno: la prima donna a guidare la repubblica francese Quel sogno lo ha ancora. Si giocherà tutte le carte per tradurlo in realtà. Segolene Royal vuole essere il candidato socialista nelle presidenziali del 2012: la rivincita contro Nikolas Sarkozy. Prima di allora, prima di tentare di convincere i francesi di essere la donna giusta (e di aver scelto l’uomo sbagliato) per governarli, Segolene deve persuadere il suo partito - per la seconda volta - che è la persona adatta a riportare, dopo Francois Mitterand, un(a) socialista all’Eliseo.
“Non c’è alcun dubbio che quella sia la sua meta - dice Jean Louis Briquet, politologo della Università di Parigi Dauphine - Ma prima di raggiungerla deve sconfiggere o trovare un’intesa con i suoi avversari all’interno del Psf “. Il congresso che si apre a Reims venerdì, per chiudersi domenica, segnerà un passaggio fondamentale non solo per il futuro della Royal, ma anche della formazione politica di cui fa parte. I socialisti arrivano all’assise dilaniati dalle polemiche, con una lotta aperta tra i notabili del partito, diviso in correnti, gruppi e sottogruppi, avvelenato da rancori personali. Che potrebbero essere messi da parte per fermare la corsa di Segolene. Fino a qualche settimana fa, i giochi sembravano fatti. Il grande favorito per prendere il posto dell’ex segretario (ed ex compagno di vita di Segolene) Francois Holland, era il sindaco di Parigi, Bertrand Delanoe.
Ma la sua mozione - come quella presentata da un’altra figura storica del Psf, Martine Aubry, ex ministro del lavoro e “madre” della legge sulle 35 ore - è stata sconfitta alle primarie del 6 novembre. A sorpresa, la prima tappa , è stato vinta da Segolene. Con il 29% del consenso degli iscritti al partito. Una maggioranza relativa e non assoluta che la (ri) mette in una posizione di forza, ma non certo in una botte di ferro in vista del Congresso.”L’assise di Reims potrebbe riservare delle sorprese — dice Briquet — Segolene Royal sta valutando se candidarsi in prima persona alla segreteria del partito oppure se lanciare il suo delfino, l’europarlamentare Vincent Peillon. Per lei, chiedere la prima poltrona del Psf potrebbe essere controproducente. Rischierebbe di coagulare un’alleanza interna contro di lei.”
Il suo principale antagonista, l’ex Primo Ministro Lionel Jospin, clamorosamente escluso da Jean Marie LePen nel ballottaggio per l’Eliseo nelle elezioni del 2002, è pronto a cogliere i frutti di eventuali errori. Per questo, lei non ha ancora sciolto la riserva. Non si è esposta, indicando la sua decisione. Ha preso tempo, proseguendo le sue trattative con i “nemici” interni. Vuole saggiare il terreno, vedere se c’è lo spazio per un compromesso che sia a suo vantaggio. E poi, in realtà, spiega Briquet, la poltrona di segretario potrebbe essere una palla al piede per le aspirazioni presidenziali della Royal. Meglio rimanere un passo indietro rispetto ad una forza politica, oggi in profonda crisi. Lei vola ancora nei sondaggi tra i militanti e i semplici cittadini. Una ricerca commissionata dal quotidiano Le Figaro, l’ha indicata come l’avversaria di Nicolas Sarkozy piu’ competitiva. E, questo anche grazie al fatto che la sua figura è stata sempre vista come “diversa”, “nuova” , “anomala” rispetto ai soliti volti del Psf.
Ma lo scontro attorno a Segolene Royal non è soltanto una mera battaglia di personalismi. C’è una sostanza politica. Lei ha un’idea ben precisa: quella di portare il partito socialista verso a un’alleanza con il centro dello schieramento politico. Una prospettiva che è rifiutata da Jospin, Delanoe e Aubrey. “Questa è la posta in gioco, la strategia su cui punta Segolene - conferma Jean Loui Briquet — Che per ora non è certo maggioritaria nel partito, visto che lei ha solo un terzo del consenso dei militanti. In questo momento è l’incapacità delle altre correnti a mettersi d’accordo che garantisce all’ex candidata di poter partire da una posizione di vantaggio”. Lei si muoverà per evitare di finire nelle tenaglia. Con prudenza e determinazione. Sa che la cosa migliore sarebbe arrivare a una tregua armata a Reims, continuare la melina sul segreterio, per poi lanciare l’affondo una settimana dopo, quando gli iscritti socialisti saranno chiamati a votare - e non semplicemente a ratificare - il numero uno del partito. Segolene ha già dimostrato di saper giocare con destrezza le sue carte.
- Venerdì 14 Novembre 2008

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