di Giampaolo Musumeci
Il Sahara Occidentale, l’ultima colonia in Africa. 200mila profughi. Migliaia e migliaia di famiglie separate. Un muro lungo 2.700 chilometri che divide, spezza e isola. La storia: nel 1975 la Spagna abbandona il Sahara Occidentale, 250 mila chilometri quadrati, popolato da circa un milione di Saharawi. Marocco e Mauritania si contendono il controllo della regione, ricca di petrolio e fosfati, e le cui coste sono tra le più pescose di tutta l’Africa occidentale. I Saharawi resistono, fino a che il Marocco occupante non eleva un muro che spezza in due il territorio e la popolazione. In 200mila fuggono a Tindouf, nel vicino Sahara algerino, dove vivono in un colossale campo profughi. Gli altri restano nella terra occupata, senza poter espatriare. Nel deserto di Tindouf, i Saharawi ricominciano a vivere. Costruendo ospedali, scuole, e realizzando l’impossibile: far fiorire il deserto. Grazie soprattutto alla tenacia della donne. “Solo la donna può far fiorire l’Hammada (deserto roccioso, ndr)” recita un antico proverbio Saharawi.
Ed è proprio questo il senso de Il rosa del deserto, reportage e mostra fotografica dei giornalisti e fotografi (e curatori) Enrico Fovanna e Michele Novaga allestita dal 10 al 22 novembre 2008 alla Casa Della Pace di Milano. “L’idea è di rappresentare il cuore di una società in esilio, retta soprattutto dalle donne, dato che gli uomini sono stati a combattere al fronte per anni” spiega Michele Novaga. Le donne Saharawi sono le protagoniste del percorso fotografico proposto, la loro forza motrice e creativa, capace di ricostruire la vita quotidiana in condizioni di estrema difficoltà .
“La situazione umanitaria del campo è molto difficile - aggiunge Fovanna - gli aiuti sono in calo e la dipendenza dall’Onu è sempre più forte. La necessità fondamentale resta l’acqua”.
Le numerose foto esposte alla casa della Pace raccontano il dolore ma anche la speranza di una comunità , la vita quotidiana, gli stenti, le piccole e grandi gioie di un popolo che fatica a farsi riconoscere. E a guadagnarsi la dignità di nazione. “Questo è l’unico esempio di mancato processo di decolonizzazione dell’Africa - conclude Novaga - dettato soprattutto da ‘impasse’ diplomatici e dal fallimento dell’Onu”.
“La questione irrisolta del popolo Saharawi non emerge per due ragioni”, aggiunge Francesco Bastagli, Ambasciatore ex inviato delle Nazioni Unite nel Sahara Occidentale: le Nazioni che dettano le priorità dell’agenda internazionale, tra cui Stati Uniti e Francia, non sono interessati al problema. In più, sono tanti e tali le emergenze che il problema del Sahara Occidentale passa in seconda linea e raramente guadagna la prima pagina dei giornali”. Bastagli invoca un maggior impegno dei paesi che fanno parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ma anche degli Stati del Continente Nero. “Ricordiamo che la maggior parte dei Paesi Africani riconosce il Fronte Polisario (movimento politico e militare che rappresenta il popolo Saharawi e lotta per l’autodeterminazione, ndr)” aggiunge l’ex Ambasciatore Onu. “E ricordiamo che esistono grandi responsabilità europee allineate sulle posizioni marocchine che escludono l’indipendenza”. La mostra accende così i riflettori su un’annosa questione, che dura da tanto, troppo tempo: nei campi profughi si è alla terza generazione, con giovani profondamente insofferenti ed esposti potenzialmente a derive violente. L’idea dei curatori è di rendere la mostra itinerante. Le prossime tappe: Roma e Reggio Emilia.

Mostra Saharawi
- Venerdì 14 Novembre 2008

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