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	<title>Mondo &#187; Sahara occidentale, una ferita ancora aperta</title>
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	<description>Canale Mondo di Panorama.it</description>
	<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 18:59:47 +0000</pubDate>
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		<title>Sahara occidentale, una ferita ancora aperta</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Nov 2008 16:22:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Apertura#4]]></category>

		<category><![CDATA[Algeria]]></category>

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		<description><![CDATA[Il dramma dei profughi saharawi, rifugiatisi in territorio Algerino nel 1975 e rimasti lì in condizioni eternamente precarie, raccontato da una mostra sul lavoro e la vita delle donne]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--m--> <img src="http://media.panorama.it/media/foto/2008/11/14/491d9ca4afb1b_zoom.jpg" alt="DEserto del Sahara" border="0" width="500" /></p>
<p class="gallery_titolo">di <em>Giampaolo Musumeci</em><br />
Il Sahara Occidentale, l&#8217;ultima colonia in Africa. 200mila profughi. Migliaia e migliaia di famiglie separate. Un muro lungo 2.700 chilometri che divide, spezza e isola. La storia: nel 1975 la Spagna abbandona il Sahara Occidentale, 250 mila chilometri quadrati, popolato da circa un milione di Saharawi. Marocco e Mauritania si contendono il controllo della regione, ricca di petrolio e fosfati, e le cui coste sono tra le più pescose di tutta l&#8217;Africa occidentale. I Saharawi resistono, fino a che il Marocco occupante non eleva un muro che spezza in due il territorio e la popolazione. In 200mila fuggono a Tindouf, nel vicino Sahara algerino, dove vivono in un colossale campo profughi. Gli altri restano nella terra occupata, senza poter espatriare. Nel deserto di Tindouf, i Saharawi ricominciano a vivere. Costruendo ospedali, scuole, e realizzando l&#8217;impossibile: far fiorire il deserto. Grazie soprattutto alla tenacia della donne. &#8220;Solo la donna può far fiorire l&#8217;Hammada (<em>deserto roccioso,</em> ndr)&#8221; recita un antico proverbio Saharawi.<br />
Ed è proprio questo il senso de <a href="http://upcoming.yahoo.com/event/1321399/">Il rosa del deserto</a>, reportage e mostra fotografica dei giornalisti e fotografi (e curatori) Enrico Fovanna e Michele Novaga allestita dal 10 al 22 novembre 2008 alla Casa Della Pace di Milano. &#8220;L&#8217;idea è di rappresentare il cuore di una società in esilio, retta soprattutto dalle donne, dato che gli uomini sono stati a combattere al fronte per anni&#8221; spiega  Michele Novaga. Le donne Saharawi sono le protagoniste del percorso fotografico proposto, la loro forza motrice e creativa, capace di ricostruire la vita quotidiana in condizioni di estrema difficoltà.<br />
&#8220;La situazione umanitaria del campo è molto difficile - aggiunge Fovanna - gli aiuti sono in calo e la dipendenza dall&#8217;Onu è sempre più forte. La necessità fondamentale resta l&#8217;acqua&#8221;.<br />
Le numerose foto esposte alla casa della Pace raccontano il dolore ma anche la speranza di una comunità, la vita quotidiana, gli stenti, le piccole e grandi gioie di un popolo che fatica a farsi riconoscere. E a guadagnarsi la dignità di nazione. &#8220;Questo è l&#8217;unico esempio di mancato processo di decolonizzazione dell&#8217;Africa - conclude Novaga - dettato soprattutto da &#8216;impasse&#8217; diplomatici e dal fallimento dell&#8217;Onu&#8221;.<br />
&#8220;La questione irrisolta del popolo Saharawi non emerge per due ragioni&#8221;, aggiunge Francesco Bastagli, Ambasciatore ex inviato delle Nazioni Unite nel Sahara Occidentale: le Nazioni che dettano le priorità dell&#8217;agenda internazionale, tra cui Stati Uniti e Francia, non sono interessati al problema. In più, sono tanti e tali le emergenze che il problema del Sahara Occidentale passa in seconda linea e raramente guadagna la prima pagina dei giornali&#8221;. Bastagli invoca un maggior impegno dei paesi che fanno parte del Consiglio di Sicurezza dell&#8217;Onu, ma anche degli Stati del Continente Nero. &#8220;Ricordiamo che la maggior parte dei Paesi Africani riconosce il Fronte Polisario (<em>movimento politico e militare che  rappresenta il popolo Saharawi e lotta per l&#8217;autodeterminazione,</em> ndr)&#8221; aggiunge l&#8217;ex Ambasciatore Onu. &#8220;E ricordiamo che esistono grandi responsabilità europee allineate sulle posizioni marocchine che escludono l&#8217;indipendenza&#8221;. La mostra accende così i riflettori su un&#8217;annosa questione, che dura da tanto, troppo tempo: nei campi profughi si è alla terza generazione, con giovani profondamente insofferenti ed esposti potenzialmente a derive violente. L&#8217;idea dei curatori è di rendere la mostra itinerante. Le prossime tappe: Roma e Reggio Emilia.<br />
<!--m--> <img src="http://media.panorama.it/media/foto/2008/11/14/491da38f4c961_zoom.jpg" alt="Mostra Saharawi" border="0" width="500" /></p>
<p class="gallery_titolo">Mostra Saharawi</p>
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