Ha promesso un esecutivo bipartisan aperto anche ai repubblicani. Ha offerto la poltrona più alta del Dipartimento di Stato alla sua ex nemica Hillary Clinton (che secondo The Guardian starebbe per accettare). Ha riempito il suo transition team di clintoniani doc come John Podesta inviando l’ex segretario di Stato Madeleine Albright al G20. Ha intenzione di confermare alla guida della Federal Reserve il repubblicano Bernanke, uomo chiave della crisi dei mutui. E, last but not least, ha spinto i senatori democratici a confermare il “traditore” Joe Lieberman, l’ex vice di Al Gore nel 2000 passato nella squadra di McCain durante l’ultima campagna elettorale, quale presidente democratico della Commissione della Sicurezza Nazionale del Senato.
Chiaro che le prime mosse di Obama stiano deludendo i liberal e i suoi sostenitori della prima ora, quelli che gli chiedevano un cambiamento radicale rispetto agli anni di Clinton. Ed è altrettanto chiaro che, tra coloro che plaudono alla decisione di Obama di assegnare alla Clinton la segreteria di Stato, ci sono repubblicani doc come Henry Kissinger o Bill Kristol, direttore del neocon “Weekly Standard”. Quello cui stiamo assistendo insomma, a dar retta alle indiscrezioni che circolano sulla stampa americana, è un progressivo riposizionarsi al centro dello schieramento politico da parte di Obama, ancor prima dell’insediamento. A Chicago c’è chi assicura persino che Arnold Schwarzenneger, il governatore repubblicano della California, potrebbe finire al dicastero chiave dell’Ambiente. Tra gli obamiani più irritati c’è Robert Kuttner, codirettore del liberal American Prospect: “Deve drasticamente ridurre il numero dei clintoniani nell’amministrazione per poter perseguire politiche di sinistra”. Difficile che lo voglia fare. “Guardare a sinistra e governare al centro” era del resto il motto della presidenza Clinton. O, più probabilmente, Barack ha in mente un’altra strategia. La stessa che indicò qualche mese fa a un giornalista che gli chiese a quale libro avrebbe ispirato la sua presidenza. Citò una biografia di Abraham Lincoln, dal titolo Team of Rivals: “Parla della capacità di Lincoln di portare nel suo governo gli oppositori e chi si era candidato contro di lui. Si sentiva abbastanza sicuro da volere queste voci dissenzienti vicino. È quello che intendo fare da presidente”. Potrebbe essere una strategia a doppio taglio, secondo alcuni commentatori. Perché i suoi (ex) nemici potrebbero farlo prigioniero. Impedendogli quel “change”, quel cambiamento, che è stato il leit motiv di tutta la sua campagna elettorale.
- Mercoledì 19 Novembre 2008

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