Affamati, demotivati e in rotta. I soldati congolesi, che da ormai da più di un mese si scontrano con i ribelli tutsi del Consiglio Nazionale per la Difesa del Popolo (Cndp), guidati da Laurent Nkunda, sono in ritirata in tutta la regione orientale del Kivu, sopraffatti da un nemico ridotto di numero ma molto meglio organizzato. A contrastare l’avanzata dei ribelli, che oggi hanno comunicato un ritiro unilaterale di 40 chilometri sui due fronti aperti della regione, sono rimasti solo i caschi blu della Monuc (la missione Onu in Congo) e le milizie Mai, alleate del governo.
Non si allenta la presa di Nkunda sul Kivu, dove i combattimenti hanno costretto alla fuga almeno 250.000 persone, causando un numero imprecisato di vittime civili. A dare il colpo di grazia alla già scarsa resistenza dell’esercito è arrivata la notizia, diffusa ieri, della rimozione del Capo di Stato Maggiore Dieudonné Kayembe, al cui posto è stato chiamato il generale Didier Etumba Longomba. La decisione, presa dallo stesso presidente Joseph Kabila, ha provocato la rivolta di alcuni battaglioni, rifiutatisi di combattere dopo avere appreso la notizia. Tanto che, oggi, parte delle milizie Mai - Mai si sono scontrate con i soldati ammutinati per tentare di farli tornare al fronte e difendere le posizioni minacciate dai ribelli. Ma se l’esercito piange, la Monuc non ride. Alcuni comandanti della missione Onu, accusata di non fare abbastanza per proteggere i civili dall’avanzata dei ribelli, si sono lamentati delle regole di ingaggio, che impedirebbero ai caschi blu di attaccare gli uomini di Nkunda. L’Onu, che sta considerando la possibilità di inviare nel Kivu 3.000 nuovi soldati (la Monuc conta attualmente 17.000 uomini), non ha però intenzione di concedere alla missione un mandato più robusto, per il timore che la Monuc possa venire risucchiata nelle lotte intestine del Paese.
Il Cndp, padrone della situazione a livello militare, non pare però interessato a stravincere. Ieri, i ribelli hanno conquistato la località di Rwindi, nonostante il cessate - il - fuoco unilaterale proclamato dagli stessi ribelli la scorsa settimana, ma oggi hanno annunciato un ritiro unilaterale per favorire l’entrata nella regione di aiuti umanitari destinati alla popolazione civile. Alle accuse di violazione della tregua lanciate dalla Monuc, i ribelli hanno risposto con un comunicato stampa inviato a Panorama.it, in cui il Cndp accusa l’esercito di aver attaccato le postazioni ribelli presso Rwindi, bollando l’azione come una “provocazione”. “Il Cndp non ha risposto al fuoco” prosegue il comunicato “perché è intenzionato a rispettare la tregua e a dare per l’ennesima volta una possibilità alla pace”.
In effetti, al termine di un incontro avvenuto la scorsa domenica con Olusegun Obasanjo, inviato Onu, Nkunda aveva ribadito la volontà di intavolare trattative con il governo per risolvere pacificamente il conflitto. Spesso, però, alle parole Nkunda non ha fatto seguire i fatti. Il governo rifiuta di sedersi nuovamente al tavolo delle trattative, ritenendo ancora validi gli accordi siglati lo scorso gennaio con tutte le formazioni armate presenti nel Kivu, le quali avrebbero dovuto abbracciare il programma di disarmo per essere poi reintegrate nell’esercito. Nkunda ritiene quell’accordo superato, e ha minacciato di conquistare l’intero Paese se le sue richieste non verranno accolte. Ma se arrivare alla capitale Kinshasa, distante migliaia di chilometri, pare impossibile, prendere il controllo del Kivu sembra un progetto molto più a portata di mano. E contro il quale il governo centrale non sembra avere armi.
- Mercoledì 19 Novembre 2008

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