Due numeri contro: 67.413 a 67.371. Quarantadue schede, una manciata di voti. Un sorpasso all’ultima curva, uno sprint all’ultimo metro. Un soffio dalla vittoria, la distanza che porta alla sconfitta. Ségolène Royal non ci sta. Non accetta di vedere sfumare il suo sogno di diventare il numero uno del Partito Socialista Francese, l’incarico che potrebbe lanciarla come candidato alle presidenziali del 2012, la rivincita su Nicolas Sarkozy. Ségolène non accetta che la sua rivale, Martine Aubry, la “Signora della 35 ore” sia la prima donna a diventare segretario del partito che fu di Francois Mitterand. Dopo il ballottaggio di venerdì, dopo una notte di confusione e incertezza, alle 5.30, i vertici del Psf hanno dato l’annuncio: l’ex sindaco di Lille ha sconfitto la Royal, aggiudicandosi il 50.04% dei 134.784 (su 233.00 aventi diritto) iscritti al partito che si sono recati alle urne. Per Ségolène, “solo” il 49.98%. La proclamazione del risultato ha avuto l’effetto di una bomba deflagrante in una formazione politica già fortemente scossa dalle divisioni.
L’ex candidata all’Eliseo si è rifiutata di accettare il verdetto. Ha subito parlato di brogli, della necessità di rifare la votazione. Jean Pierre Mignard, legale della Royal, ha avanzato ricorso ufficiale. Troppe contestazioni ai seggi, troppe anomalie - ha denunciato davanti alle telecamere delle televisioni francesi e internazionali che hanno seguito la notte della Passione socialista. Francois Hollande - segretario uscente e ex compagno di vita di Segolene, padre dei suoi quattro figli, ora acerrimo nemico (anche) politico della Royal - ha concesso solo di riunire il Consiglio Nazionale del partito mercoledì prossimo. In quella occasione, si deciderà se accettare le richieste di Ségolène. Difficile che sia così, però, visto che in quell’assemblea, lei non ha la maggioranza. Da oggi ad allora è possibile che tra la Martine Aubry e Ségolène Royal vada avanti la trattativa. Ma su che cosa? In realtà l’ex ministro del lavoro chiederà alla Royal una resa senza condizioni.
“Deve accettare la sconfitta, per il bene del partito”, ha detto subito dopo la proclamazione dei risultati. Ma l’orgogliosa Ségolène lo farà? Lei punta molto sull’onda lunga del consenso dei suoi elettoridentro il Psfe della simpatia che è in grado di suscitare all’esterno di esso. Partita come sfavorita nel ballottaggio, nonostante avesse vinto agevolmente il primo turno con un 42,51 dei voti contro il 34,70% dell’Aubry, Ségolène ha affrontato il secondo turno con tutto il partito contro. L’altro candidato in lista, Benoit Hamon, 41 anni, 22% alla prima votazione, aveva invitato i suoi estimatori a votare per Martine. Sulla carta, i numeri parlavano chiaro.
Per la Royal un’impresa quasi disperata. E, invece, venerdì notte, dopo l’inizio dello spoglio, con i primi risultati in mano, l’ex candidata all’Eliseo era giunta addirittura a cantare vittoria, prima che - dopo una notte ricca di colpi di scena - il suo entusiasmo venisse gelato dall’annuncio della direzione del partito. Proprio quel consenso tra i militanti (che travalica le correnti e i gruppi di potere) è la carta su cui lei punta. Un partito così dilaniato dalle lotte interne, con un’immagine esterna ormai appannata, non può rischiare di implodere nello scontro tra le Prime Due Donne.
La Royal lo sa bene. Lo sanno i suoi luogotenenti, come il deputato Manuel Valls, il quale ha detto: “Se non ci sarà un nuovo voto, la frattura dentro il partito sarà dolorosa e difficile da sanare”. Lo sanno anche gli avversari di Ségolène, i vecchi notabili come Lionel Jospin, o Jack Lang, che vedono come fumo negli occhi la possibilità che questa 55enne conquisti Rue Solferino. Lei che vuole traghettare il Psf da sinistra verso un’alleanza con il Centro di Francois Bayrou, lei che ha una concezione della politica ben lontana dalla tradizione espressa dal gruppo dirigente socialista post-mitterandiano. Lei che vuole, a tutti i costi, dimostrare di essere la donna giusta. Per la Francia.
- Sabato 22 Novembre 2008

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