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Luttwak: “Tranquilli, Chávez non fa paura a nessuno”

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  • Tags: Edward-Luttwak, esercitazioni-navali, geopolitica, Hugo-Chavez, nucleare, Russia, Venezuela
  • 2 commenti

Venezuela

Dopo la mezza sconfitta delle amministrative, arriva oggi a Caracas Dmitri Medvedev, il presidente russo che, oltre a firmare un accordo di cooperazione bilaterale per la costruzione di reattori atomici, ha il compito di portare un po’ di ossigeno al presidente “bolivariano” Hugo Rafael Chávez Frías e fargli sentire che, almeno sul piano internazionale, non è così isolato. La visita di Medvedev era stata annunciata in pompa magna dallo stesso leader del Venezuela in concomitanza con le dichiarazioni esplosive sui progetti atomici di Caracas.
“Energia atomica. Tecnologia russa per il Venezuela. Costruiremo reattori atomici!”, aveva detto la scorsa settimana Chávez, facendo preoccupare non poco i vicini e, soprattutto, Washington, considerata da Hugo la causa di tutti i mali del mondo. Inoltre, proprio oggi iniziano le esercitazioni navali congiunte della marina venezuelana con una flotta russa guidata dall’incrociatore “Pietro il Grande”, armato di missili a testata nucleare.

Delle aspirazioni atomiche dei rivoluzionari bolivariani e dell’alleanza russo-venezuelana Panorama.it ha parlato con Edward Luttwak, economista di formazione, scrittore affermato e tra i massimi esperti di geopolitica. Con un curriculum da fare invidia a chiunque si interessi di strategia militare, Luttwak, rumeno di nascita, cresciuto tra l’Italia e la Gran Bretagna, statunitense d’adozione, parla una serie infinita di lingue e, tra i tanti incarichi, è stato consulente del National Security Council statunitense, del Dipartimento di Stato Usa e del ministero del Tesoro giapponese.
Professor Luttwak, che ne pensa delle aspirazioni “nucleari” del presidente del Venezuela Hugo Chávez?
E’ normale che abbiano fatto scalpore. Detto questo la centrale nucleare non si farà perché per costruirla sono necessari molti anni e, assai prima, Chávez sarà già un brutto ricordo. Data l’inflazione venezuelana e la condizione disastrosa della popolazione che si è impoverita mentre il prezzo del petrolio era ai massimi storici, le cose a Caracas sono destinate a cambiare prima di ogni possibile minaccia atomica.

Quindi a suo avviso non c’è il rischio che il Venezuela diventi una potenza atomica?
Molto prima che si proceda a questa centrale nucleare, molto prima che si compiano i primi passi, l’accordo russo venezuelano sarà già dimenticato.
Il presidente Medvedev arriva oggi in Venezuela proprio il giorno in cui iniziano le esercitazioni navali tra Mosca e Caracas nel Mar dei Caraibi, un evento senza precedenti. Inoltre la Russia è il maggior venditore di armi a Chávez che, comunque, l’annuncio “nucleare” l’ha fatto. Che idea si è fatto?
Che quando il Venezuela compra armi russe si tratta di un teatrino populista senza alcuna rilevanza strategica.

In che senso?
Perché quelle vendute da Mosca sono armi non funzionali, che forse potranno essere utilizzate per spaventare un po’ di borghesi venezuelani. Soprattutto quando finiscono nelle mani di una milizia male addestrata come quella chavista che al massimo sparacchierà in giro nelle strade del paese causando qualche danno. Ma, le ripeto, non è una cosa seria. Queste come l’annuncio “atomico” sono bambinate che non racchiudono in sé nessuna minaccia strategica per Washington.
Qual è l’obiettivo di Chávez allora?
Adottare la strategia tipica dei dittatori populisti, cioè quella della diversione esterna per togliere il focus dai gravi problemi interni che, nel suo paese, purtroppo, non è stato capace di risolvere. Chávez del resto rappresenta un fenomeno già visto.
Ossia?
Quello del populismo sudamericano che inizia sempre quando c’è qualcosa in cassa da dividere e da portare via. In questo caso si è trattato dei guadagni del petrolio che purtroppo non sono stati spesi né per mantenere la capacità industriale della Pdvsa (l’industria petrolifera statale, ndr) né per investire nel futuro del paese con l’educazione. Invece di puntare su questi fattori sono state distribuite somme “a piacere”.
A chi?
A quelli che mettono la camicia rossa e inneggiano al dittatore populista, ai militari, ai soci d’affari, ai famigliari di Chávez, agli amici della sua famiglia, agli agitatori del partito, ai politicanti e persino a qualche straniero che è venuto a “mangiare” al tavolo della “rivoluzione bolivariana”. È una brutta storia perché in Venezuela ogni 20, 30 anni c’è un boom petrolifero. Il primo è stato usato per costruire tutti gli edifici e le strutture che si vedono oggi a Caracas mentre questo è andato in fumo. È stata una grande occasione sprecata.
Dal punto di vista internazionale qual è oggi il ruolo del Venezuela?
Visto da Washington Chávez non è mai stato preso sul serio. Perciò non c’è mai stata una reazione statunitense a tutte le dichiarazioni pazzoidi sulla fantomatica invasione americana e gli ipotetici tentativi di assassinio contro il leader “bolivariano” denunciati dallo stesso Chávez. Caracas è stata sempre lasciata in pace perché le dichiarazioni del suo presidente non contano e sono considerate delle pagliacciate totali.
Perché Mosca si presta dunque alle “pagliacciate” di Caracas?
Perché anche il regime di Putin ha bisogno di nemici per giustificare la sua deriva autoritaria. E allora si unisce a Chávez. Entrambi necessitano di distrazioni esterne per fini interni. Ma non c’è niente di serio nei rapporti con il presidente “bolivariano”, né nelle esercitazioni navali congiunte tra Venezuela e Russia.
Cambierà qualcosa con la nuova Casa Bianca?
La Marina russa e quella venezuelana non rappresentano affatto una minaccia strategica per gli Stati Uniti. Sa, per la Marina Usa affondare entrambe sarebbe questione di 5 minuti. Anzi basterebbe la Guardia Costiera, senza neanche bisogno di far intervenire la Marina.

  • paolo.manzo
  • Martedì 25 Novembre 2008
Le inondazioni mettono in ginocchio il Brasile »
« Obama inarrestabile. Anche in libreria

Commenti

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Il 27 Novembre 2008 alle 16:27 renzove ha scritto:

Vorrei commentare solo le prime tre parole dell’articolo: “Dopo la mezza sconfitta …”.
Credo che siano sufficienti per definirne la chiave di lettura.
In Venezuela vi sono 22 Stati. Prima delle elezioni, l’opposizione ne controllava 7, adesso, dopo le elezioni, ne controlla 5.
Per vincere, evidentemente, il partito di Chavez avrebbe dovuto vincerne almeno … 17 x 2 = 44!
Ma Chavez ha perso negli stati più importanti. Vero, ma in quegli Stati non aveva mei vinto, o quasi, per la semplice ragione che sono quelli più ricchi!

Il 28 Novembre 2008 alle 3:50 paolo.manzo ha scritto:

1) In Venezuela gli Stati sono 23 e non 22 (nello stato di Amazonas non si è votato ma Stato era e Stato rimane)
2) Alle amministrative del 2004 l’opposizione ne vinse due e non sette di stati. Per la precisione Zulia, lo stato più popoloso, e Nueva Esparta. 2 non 7
3) 17×2 a casa mia (ed educato alle elementari dal maestro unico, a proposito ciao maestra Silvia), fa 34 e non 44
4) Non si scrive Chavez ma Chávez
5) Chávez ha perso il secondo stato più popoloso, quello di Miranda, dove nel 2004 aveva vinto. A Miranda il governatore Diosdado Cabello del PSUV è stato trombato da Henrique Capriles Radonski
6) Chávez ha perso il terzo stato più popoloso, quello di Carabobo (per ora non ha inviato i tank come promesso) dove nel 2004 aveva vinto. A Carabobo il suo candidato, il conduttore de La Horilla Mario Silva (le cui gesta può apprezzare qui http://www.youtube.com/watch?v.....B381fUnrZA) è stato trombato da tal Henrique Salas Feo
7) Chávez ha perso Caracas. Dove prima c’era Juan Alejandro Barreto Cipriani, grande sponsor nel 1998 della candidatura alla presidenza dello stesso Chávez, mentre ora c’è Antonio Ledezma che ha trombato Aristobulo Istiriz, il candidato di Chávez.
8) Chávez ha perso Tachira, dove nel 2004 aveva vinto.
Piuttosto sarebbe intelligente soffermarsi sul fatto che il partito di Chávez, il PSUV, pur essendo il partito numero uno in Venezuela ha ottenuto meno voti (5 milioni e 75mila) dei suoi iscritti (5.722.108).

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