
Foto di Silvia Dogliani
Comportarsi secondo natura equivale a rispettare i principi dell’Islam. Ed è così che il 24 ottobre scorso il Consiglio Nazionale della Fatwa della Malaysia ha condannato le donne che si vestono e si comportano da ‘maschiacci’. Dopo questa notizia, numerosi sono stati i commenti e le reazioni nei blog. Charlie, su Jihadwatch, solleva una questione delicata, quella della famiglia e del disonore: “Quante giovani donne verranno ora uccise per il semplice fatto di non essere abbastanza femminili?”. Meno drammatico è Charles Martel, secondo il quale cristiani e musulmani sono d’accordo sul fatto che l’omosessualità sia sbagliata e possa essere punibile “Come hanno fatto in Texas un po’ di anni fa!” scrive. Favorevole al nuovo editto è invece Edmund Gossett, scatenando numerosi reazioni su Skynews.
Edmund scrive: “La Malesia sta facendo la cosa giusta. La migliore azione che il governo malese e le famiglie possano fare è bandire anche la musica, i film e la letteratura che promuovono deviazione, ciò che è accaduto in Gran Bretagna, Stati Uniti e in Giappone. Risponde dal Messico un blogger chiamato Tony Montana: “Pensi che Dio mi possa dire come devo o non devo vestirmi? Io rispetto tutte le religioni, ma non credi che la gente dell’Islam sia andata un po’ troppo in là?”. A completare ironicamente il dialogo è Victor, che invita le giovani malesi a ritirarsi in libertà a casa o a cambiare il proprio governo. La Malesia conta oltre 25 milioni di abitanti, metà dei quali di sesso femminile. Il 60% dell’intera popolazione è di religione musulmana ed è soggetta agli editti del Consiglio, anche quando gli stessi non sono inseriti nella legge della Sharia.
Un esempio è quello del 29 ottobre scorso: secondo delle notizie locali, Zakaria Stapa, docente dell’Università di Studi Islamici Kebangsaan, ha consigliato ai musulmani di non praticare lo yoga perché potrebbe deviare il loro credo. E così il Consiglio Nazionale della Fatwa provvederà presto a trasformare un suggerimento in legge. Nel luglio 2004 anche i giochi via SMS sono stati banditi e lo scorso anno i musulmani furono invitati a non vedere “Muallaf (The Convert)” perchè un’attrice musulmana si presentava nel film con la testa rasata.
Nell’agosto del 2008 la cantante canadese Avril Lavigne si è vista cancellare il suo concerto a Kuala Lampur dall’opposizione islamica, che la riteneva troppo provocante. Stessa sorte un anno prima era capitata a Gwen Stefani che fu costretta ad esibirsi coperta di veli dalla testa ai piedi.
Questa volta però non è lo sport, la tecnologia, il cinema o lo spettacolo ad essere finito sotto gli strali dei mullah, ma giovani ragazze che hanno deciso di tagliarsi i capelli corti e d’indossare dei pantaloni un po’ più maschili dello standard consentito. In sostanza chi, di sesso femminile, cammina, si veste o si comporta come un ragazzo può essere perseguibile. Come e quanto ancora non si sa. Si saprà con precisione quando l’editto verrà inserito nella giurisdizione nazionale o della Sharia.
Il provvedimento, secondo l’Agenzia di Stampa Nazionale Bernama, è stato proposto dopo alcuni casi di bullismo diffusi nel web (alcuni ritratti raccolti su youtube). Durante un incontro politico nel nord del paese, il mufti di Perak, Harussani Idris Zakaria, ha presentato un rapporto che indicava l’aumento di giovani donne ‘irrispettose’ in Malesia e il rischio che la loro condotta potesse poi rientrare nella sfera dell’omosessualità. Secondo Zakaria, legge o non legge, il comportamento eccessivamente maschile da parte di donne dovrebbe comunque essere proibito perché “immorale”. Per legge non è possibile praticare sesso contro l’ordine naturale, per cui l’omosessualità non è ufficialmente proibita ma concretamente sì, almeno quella maschile. Chi va contro natura rischia infatti fino a 20 anni, punito a colpi di verga o multato. Quest’editto vuole senza dubbio colpire l’omosessualità femminile, una mossa studiata per spingere il comportamento lesbico oltre la legalità.
- Martedì 25 Novembre 2008

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