L’aeroporto internazionale di Bangkok, dove ogni anno arrivano 13 milioni di turisti, è stato chiuso ieri a tempo indeterminato dopo essere stato invaso da almeno ottomila manifestanti antigovernativi. Sospesi tutti i voli dallo scalo di Suvarnabhumi. Le autorità hanno cominciato a evacuare gli oltre tremila passeggeri accampati nel terminal per la notte. Tra i 3.000 evacuati anche 50 italiani, accompagnati in albergo. Il leader dei rivoltosi, Chaiwat Sinswuwong, chiede le dimissioni del governo per poter autorizzare la ripresa dei voli.
L’occupazione del terminal aeroportuale - iniziata ieri ed estesa oggi anche alla torre di controllo - è stata l’epilogo di una giornata di tensione nella capitale thailandese, dove ci sono stati scontri e dove dimostranti pro e contro il governo si sono scontrati con un bilancio di 11 feriti. Manifestanti dell’Alleanza popolare per la democrazia (Pad), che da sei mesi ingaggia un braccio di ferro col governo, in mattinata hanno circondato il vecchio aeroporto di Don Muang, a nord di Bangkok, cercando di bloccare l’attività del governo del premier Somchai Wongsawat, che ha provvisoriamente trasferito in un ex terminal dello scalo il suo ufficio per sfuggire alla pressione della piazza.
Nello scalo internazionale di Suvarnabhumi circa 10.000 manifestanti del Pad con indosso le magliette gialle - la divisa della protesta - con bandiere thailandesi e ritratti di re Bhumibol, hanno prima bloccato la superstrada d’accesso allo scalo, poi, dopo aspri scontri con la polizia, sono riusciti a sfondare il cordone della polizia, invadendo - fra i turisti terrorizzati - il nuovo terminal da 4 miliardi di dollari. L’autorità che gestisce gli aeroporti della Thailandia (Aot) “ha deciso di chiudere Suvarnabhumi dopo che alcuni manifestanti hanno preso d’assalto il terminal”, ha dichiarato un portavoce.
A Bangkok almeno undici persone sono finite in ospedale in scontri fra manifestanti di opposte fazioni, mentre la tv Tpbs ha mostrato immagini di due uomini fra i dimostranti del Pad che sparano con le pistole contro gli avversari filogovernativi. Il Pad aveva indetto per oggi anche uno sciopero delle ferrovie, ma tra il personale l’astensione dal lavoro e’ stata limitata e non ha causato particolari disagi. Da sei mesi l’opposizione guidata dal Pad tiene la piazza nel tentativo di dare una spallata al premier Somchai Wongsawat, ritenuto solo un fantoccio del cognato, l’ex uomo d’affari e premier Thaksin Shinawatra, accusato di grave corruzione e deposto in un colpo di stato incruento nel settembre 2006. Proprio Thaksin, che vive in esilio a Londra, oggi ha dichiarato di avere intenzione di tornare in Thailandia e alla politica.
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- Martedì 25 Novembre 2008
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Il 15 Dicembre 2008 alle 13:14 Svolta in Thailandia: il nuovo premier è Abhisit Vejjajiva » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Dopo mesi di proteste, il cui apice è stato raggiunto con l’occupazione degli aeroporti di Bangkok, l’Alleanza Popolare per la Democrazia (PAD) ce l’ha fatta. Con una votazione a scrutinio segreto, il Parlamento ha scelto Abhisit Vejjajiva come nuovo Primo Ministro della Thailandia. Giovanissimo (44 anni), sposato e con due figli, Abhisit ha sconfitto il suo rivale, il filogovernativo Pracha Promnok, ex commissario di polizia, con 235 preferenze contro 198. [...]
Il 17 Marzo 2010 alle 9:28 Thailandia: un braccio di ferro che rischia di sfociare nel sangue - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] Gli analisti che sostengono che i contatti sempre più numerosi tra Thaksin e alcuni politici parte dell’attuale coalizione di governo -gli stessi che nel dicembre 2008 lo abbandonarono consentendo il ribaltone parlamentare che portò al potere Abhisit- renderebbero realistico immaginare che l’attuale stallo thailandese verrà risolto nei palazzi, e non in piazza, devono però sperare che contro le ”camicie rosse” non scendano in campo anche quelle “gialle” dei monarchici che si riconoscono nell’Alleanza popolare per la democrazia, già protagoniste nel recente passato di manifestazioni che hanno paralizzato il paese. [...]
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