- Tags: Al Qaeda, attacco, hotel, India, indu, mumbai, occidente, strage, terrosristi
- 2 commenti
Indipendentisti, integralisti islamici, maoisti. Dal Kashmir all’Andhra Pradesh e dal Gujarat all’Assam, non c’è quasi area della federazione indiana in cui i responsabili della sicurezza non debbano fare i conti con formazioni armate. Che hanno basi fra le montagne o in piena giungla e spesso operano in zone di confine, dove possono facilmente sfuggire alla cattura riparando nei paesi vicini: Pakistan, Nepal, Bhutan, Bangladesh. A rischio è senz’altro il Kashmir. La regione dell’Hymalaya a maggioranza musulmana e per il cui controllo l’India ha combattuto due guerre contro il Pakistan, è da sempre il crogiolo delle tensioni fra le comunità indù e islamica, esplose più volte in atti di terrore in diverse parti del paese che hanno causato centinaia di vittime. Da 20 anni è teatro di un conflitto civile costato la vita a decine di migliaia di persone. Vi operano diversi gruppi indipendentisti d’ispirazione integralista islamica.
Questi gruppi, che secondo New Delhi, contano sull’appoggio di settori dei servizi segreti pachistani, di recente si sono avvicinati alla bandiera del Lashkar-e-Taiba, entrato a sua volta in un sodalizio con il Movimento degli studenti islamici indiani (SIMI) per creare l’organizzazione-ombrello nazionale degli Indian Mujahedin (IM). All’IM, sostengono gli esperti dell’intelligence, fa riferimento anche il gruppo Mujaheddin del Deccan che ha rivendicato gli ultimi attacchi di Mumbai.
In Kashmir l’esercito indiano mantiene i contingenti più agguerriti, dislocati lungo la cosiddetta Linea di Controllo, che costituisce la parte più settentrionale della frontiera con il Pakistan, mai definita con chiarezza. Attualmente è in vigore un cessate il fuoco che viene però violato ogni giorno con piccole scaramucce. New Delhi spende oltre un milione di dollari al giorno per mantenere i reparti attestati sul ghiacciaio Siachen, il campo di battaglia più alto del mondo.
A rischio è anche il Gujarat: lo stato che guarda sul Mar d’Arabia, con una cospicua componente musulmana, è fra quelli in cui le tensioni etnico-religiose sono più forti. Teatro di violenti scontri di strada fra le comunità musulmana e indù nel 2002, è la base di gruppi vicini all’IM. A questo farebbe riferimento il gruppo Harkat-ul-Jihad-al-Islami, che ha firmato la serie di 21 attentati in cui il 26 luglio scorso 57 persone hanno perso la vita ad Ahmedabad.
Anche lo stato di Bihar, il più popoloso e povero di tutta l’India, è percorso da tensioni sociali che hanno fatto da humus a gruppi maoisti armati, noti con il nome di naxaliti e coordinati in un fronte dal Partito Comunista dell’India-Marxista Leninista. I guerriglieri, che controllano parte delle aree montuose settentrionali, dove hanno persino fabbriche di armi e riscuotono tasse, arrivano ad agire anche in Uttar Pradesh, lo stato dove si trova New Delhi. Per anni hanno agito con l’appoggio dei maoisti che controllavano il sud del confinante Nepal e sono ora al potere a Katmandu.
Con una guerriglia di lunga durata ma a bassa intensità, fatta perlopiù di attacchi a stazioni di polizia e villaggi, i naxaliti mantengono aperto verso la frontiera con il Nepal il cosiddetto “corridoio rosso”, che si estende a sud attraverso foreste pluviali degli stati Jharkhand e Orissa, per dividersi in un ramo di sudest, verso il Bengala Occidentale, e uno di suodvest, verso Chattisgarh e l’Andhra Pradesh. In molte delle aree attraversate dal corridoio rosso la situazione sicurezza è complicata dalla presenza di gruppi tribali con mire autonomiste che vengono facilmente reclutati dai maoisti. Nelle incursioni contro mezzi e reparti delle forze federali, i maoisti usano armi automatiche ed esplosivi, mentre i tribali ricorrono spesso ancora ad asce e archi e frecce.
Nel mirino dei servizi c’è anche il Bengala Occidentale. Negli ultimi anni Calcutta e la regione circostante, stando all’intelligence indiana, sono diventate punto di passaggio di terroristi che da Pakistan e Afghanistan cercano di raggiungere il Bangladesh, dove avrebbero ricostituito cellule militanti.
In fine, una possibile polveriera è anche lo stato di Assam, con la confinante area del Nagaland. Questo stato sui contrafforti dell’Hymalaya Orientale è infatti abitato in gran parte da popolazioni tribali che da sempre rivendicano l’indipendenza.
I fronte della guerriglia è guidato dall’ULFA (United Liberation Front of Assam), che controlla alcune delle aree più impervie e per sfuggire ai federali sconfina spesso in Bhutan.
LEGGI ANCHE: L’ex capo dell’intelligence pakistana accusa gli indù - Le mosse di Obama dopo la strage a Mumbai - Liberati cinque italiani nella notte - Chi c’è davvero dietro l’attacco di Mumbay - Mumbai, gli avvenimenti ora per ora - - Terrorismo, tutti gli attacchi simultanei contro diversi obiettivi - Citizen Journalism, gli attentati raccontati sulla rete
- Venerdì 28 Novembre 2008
IL MONDO CHE SARÀ
LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
IL MONDO IN CLASSIFICA
STORIE DAL MONDO
OGGI AVVENNE
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
STATI UNITI, FRANCIA, EGITTO, RUSSIA
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
GUARDA IL VIDEO
VAI ALLO SPECIALE
I FATTI PIÙ IMPORTANTI DEL 2011
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 29 Novembre 2008 alle 20:10 Attacco a Mumbai: così i Talebani hanno voluto dare una “lezione” all’India » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Mumbai, espugnato il Taj Mahal - Dopo Mumbai, le altre polveriere dell’India - L’ex capo dell’intelligence pakistana accusa gli indù - Le mosse di Obama dopo la strage a Mumbai - Liberati cinque italiani nella notte - Chi c’è davvero dietro l’attacco di Mumbai - Terrorismo, tutti gli attacchi simultanei contro diversi obiettivi -Citizen Journalism, gli attentati raccontati sulla rete mumbai: le news in tempo reale (fonte Google News)Twitter In Controversial Spotlight Amid Mumbai Attacks - InformationWeekMumbai Terrorist Siege Over, India Says - New York TimesIndian Authorities Hunt for Terror Group Responsible for Massacre … - FOXNewsMumbai Attacks, the Aftermath - New York TimesWesterners, Asians from all walks of life among Mumbai victims - CNN International [...]
Il 24 Dicembre 2008 alle 18:48 L’alfabeto per leggere il 2009. Chi sale e chi scende nel nuovo anno » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Q come al Qaeda Le sconfitte subite da Al Qaeda in Iraq e in Afghanistan hanno ridotto la capacità operativa dell’organizzazione di Osama Bin Laden, ma non hanno indebolito in modo significativo la sua rete di propaganda e le sue fonti di finanziamento. Gli attentati di Mumbai dimostrano che il terrorismo islamico può ancora colpire e che i gruppi armati che si ispirano all’ideologia di Al Qaeda restano all’offensiva. Non solo in Medio Oriente. La “tecnica dell’outsourcing”, già sperimentata nel Maghreb, rischia ora di diffondersi anche nell’Africa saheliana, in Somalia e in Asia (India, Indonesia, Filippine). È una sfida da affrontare nel 2009 con nuove strategie, politiche e militari, che tenderanno ad ampliare il fronte della lotta al terrorismo dal teatro iracheno-afghano a quello indo-pachistano, dove Islamabad è lo snodo cruciale. È un paese, dotato di armi nucleari, sull’orlo del collasso, con un governo fragile e corrotto, un esercito dalle tentazioni golpiste, vaste aree del territorio fuori controllo e un apparato di sicurezza legato agli ambienti eversivi. Su pressione di Washington, che dal 2002 ha versato 5,4 miliardi di dollari a Islamabad, il presidente Ali Zardari ha ordinato un’ondata di arresti nelle scuole coraniche e nelle basi di Lashkar-e-Taiba, la milizia kashmira responsabile della strage di Mumbai. Ma i margini di manovra di Zardari sono stretti. Un intervento su larga scala contro i gruppi armati e i movimenti che li fiancheggiano rischia di provocare una guerra civile. O un ennesimo colpo di stato militare. (Giovanni Porzio) [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.