Monta la pressione sulle autorità indiane dopo i sanguinosi attentati a Mumbai. Dopo le dimissioni del ministro dell’Interno indiano, Shivraj Patil, per “la responsabilità morale” dell’accaduto e quella del vice premier dello Stato del Mahararashtra, nelle ultime ore hanno offerto le dimissioni anche il potente consigliere per la sicurezza, M.K. Narayanan, e il premier del Maharashtra, Vilasrao Deshmukh. Un vero e proprio terremoto scatenato dalle polemiche seguite agli attentati di Mumbai e voluto anche dal capo del Congresso, Sonia Gandhi. Mentre proseguono le indagini, emerge infatti con chiarezza che le agenzie di intelligence avevano allertato lo Stato indiano di cui è capitale Mumbai. Ma il governo aveva ignorato gli allerta. L’ultima ’soffiata’ era arrivata appena ventiquattr’re prima del sanguinoso show-down. Ma già a marzo gli 007 avevano avvertito del rischio che gli alberghi fossero potenziali obiettivi, mentre ad agosto l’intelligence aveva fatto sapere che Lashkar-e-Toiba stava addestrando 500-600 terroristi e che il tentativo era di infiltrarli fingendoli pescatori.
All’indomani degli attentati New Delhi è intanto tornata a puntare l’indice contro il Pakistan. Lo ha fatto in un’intervista alla Bbc, il vice-ministro dell’Interno, Shakeel Ahmad, che ha rivelato che “i terroristi morti negli scontri a Mumbai erano originari del Pakistan”.
Il presidente pakistano Asif Ali Zardari ha esortato l’India a non punire il suo Paese per il sanguinoso assalto in cui sono morte quasi 200 persone. Secondo il vedovo di Benazir Bhutto, i miliziani hanno il potere di far precipitare l’intera regione nella guerra. “Anche se i miliziani fossero collegati a Lashkar-e-Taiba, con chi credete che noi stiamo combattendo? Viviamo in tempi difficili, in cui elementi che non rappresentano uno Stato già in precedenza ci hanno portato alla guerra, come nel caso degli attacchi dell’11 settembre”. Nel frattempo, a conferma dell’appoggio di George w. Bush all’India, la Casa Bianca ha annunciato la visita mercoledì a Mumbai del segretario di Stato Condoleezza Rice. La quale oggi è tornata a chiedere a Islamabad “totale e completa collaborazione e trasparenza”. A rischio c’è il fragile processo di pace tra India e Pakistan.
È intanto salito a 38 il bilancio delle vittime degli scontri che si susseguono da ieri a Karachi, la città più popolosa del Pakistan, che vedono contrapposti esponenti di due partiti politici. Il governo locale ha imposto il divieto di scendere in piazza a manifestare. Oltre 100 i feriti, mentre decine di persone per strada continuano a bruciare veicoli e a distruggere vetrine, negozi e uffici governativi. La polizia ha avuto l’ordine di sparare a vista. Almeno 40 persone sono state arrestate. Le violenze sono scoppiate ieri tra militanti della coalizione musulmana al potere, il Movimento Muttahida Qaumi (MQM) e quelli del partito nazionalista pashtun Awami. Il governo pachistano ha inviato in zona 800 paramilitari per tentare di riportare la calma.
A funestare il dopo-Mumbai in Pakistan giunge intanto la notizia di un altro attentato kamikaze, nei pressi di Mingora, nella valle dello Swat, nella parte nord occidentale del paese, una delle aree a più alta infiltrazione fondamentalista. Tutte le vittime sono civili, tranne un agente di polizia. L’area è scossa da mesi da attentati da parte di kamikaze legati ai taleban locali vicini ad Al Qaeda. Da luglio 2007, circa 1500 persone sono morte per attentati nel paese.
- Lunedì 1 Dicembre 2008

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