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L’India ha chiesto al Pakistan, come segno di buona volontà nella lotta al terrorismo, di arrestare ed estradare 20 super-ricercati per la strage di Mumbai. La lista, consegnata al rappresentante diplomatico pakistano a New Delhi insieme alla nota di protesta, comprende - secondo quanto dichiarato dal ministro degli Esteri, Pranab Mukherjee - i nomi di “persone residenti in Pakistan e che sono latitanti per la giustizia indiana”. Tra loro Maulana Abdul Wahid Kashmiri, il capo del gruppo islamista Lashkar-e-Taiba sospettato di aver addestrato il commando terrorista di Mumbai, Dawood Ibrahim, il capo della mafia della città indiana, e Maulana Masood Azhar, il responsabile degli attentati di Mumbai del 1993 in cui morirono 260 persone. Sembra, comunque, che per ora prevalga la volontà di abbassare la tensione dopo l’accertamento della provenienza pakistana dei terroristi. Il ministro degli Esteri indiano ha escluso azioni militari ma ha ribadito che il processo di pace bilaterale è a rischio se non ci saranno risposte convincenti da parte di Islamabad. Il suo collega pakistano, Shah Mahmood Qureshi, ha offerto da parte sua un’indagine congiunta sugli attentati e la creazione di un meccanismo comune per la lotta al terrorismo. Tutto il mondo- è la tesi della autorità pachistane - è sotto la minaccia del terrorismo. Islamabad non fa eccezione. Anzi. E’ una delle principali vittime dei fanatici.
A rinfocolare le polemiche sugli attacchi terroristici alla vigilia della visita in India del segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice, è però arrivata la notizia che un mese prima delle stragi di Mumbai l’intelligence statunitense aveva avvertito New Delhi di un possibile attacco “dal mare contro alberghi e centri economici della città”. Secondo quanto riferito all’Abcnews da fonti di intelligence Usa, il dettagliato avvertimento a New Delhi arrivò a metà ottobre, addirittura con l’indicazione di alcuni potenziali obiettivi dei terroristi tra cui l’hotel Taj Mahal. Secondo la Cnn, fonti indiane hanno confermato di aver ricevuto l’allarme da Washington, avvalorato anche dall’intercettazione di una telefonata, il 18 novembre, in cui il leader del gruppo terroristico pachistano Lashkar-e-Taiba rivelava il progetto di un attacco via mare.
- Martedì 2 Dicembre 2008

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