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Diritti umani nel mondo: buoni e cattivi secondo Human Rights Watch

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  • Tags: Abu-Ghraib, Dichiarazione-universale-dei-diritti-delluomo, diritti-umani, Human-Rights, Human-Rights-Watch
  • 3 commenti

Al centro Reed Brody, direttore europeo di Human Rights Watch

Come si vive a Guantanamo: Guarda la Gallery

Lo stato di salute dei diritti umani nel Mondo ha sempre avuto una peculiarità: fa molta fatica a migliorare, mentre invece, con straordinaria facilità, riesce a peggiorare, fino a sprofondare spesso nella condizione di un malato grave, a volte incurabile. A tutte le latitudini. A 60 anni esatti dalla nascita della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo; a sei decenni da quel 10 dicembre del 1948, quando i rappresentanti dei 51 paesi - che allora componevano le Nazioni Unite - firmarono solennemente il documento nato dopo due anni di lavoro della commissione presieduta da Eleanor Roosevelt (la vedova del presidente Usa Frankiln Delano), si deve fare ancora molta strada per vedere rispettati a livello globale quei 30, fondamentali articoli che compongono la Carta.

Ne è convinto un veterano della loro difesa: Reed Brody, direttore dell’ufficio europeo di Human Rights Watch, l’organizzazione indipendente statunitense, con base a New York. Nata nel 1978, sulla scorta degli accordi di Helsinki, con l’obiettivo di monitorare la situazione dei diritti umani in Unione Sovietica, HRW dieci anni dopo cambiò missione e decise di puntare i suoi cannocchiali di “sentinelle del diritto” sul resto del mondo. Da allora, è diventata una delle più autorevoli voci nel campo, alla pari di Amnesty International. Reed Brody è un avvocato di mezza età che ha dedicato la sua vita a questa causa. Autore di diversi libri, tra cui uno sul caso di Augusto Pinochet, il dirigente di Human Rights Watch risponde alle domande di Panorama.it. E ci tiene subito a esprimere un concetto: difficile fare una classifica dei buoni e dei cattivi. I diritti umani sono calpestati in troppi luoghi, poco rispettati in altrettanti. “Il 2007 è stato un anno molto difficile. Penso a quello che è successo nel Congo Orientale, al peggioramento della situazione in Paesi, come la Corea del Nord, dove - storicamente - un regime dittatoriale lede perennemente i diritti umani. Penso - prosegue Brody - alla Birmania, a molti altri paesi dove le persone vengono imprigionate e torturate a causa della loro idee politiche. Credo anche, però, che in alcune zone del globo, la democrazia abbia guadagnato terreno, e con esso anche una maggiore consapevolezza della necessità di difendere alcuni valori, pilastro su cui si basa quella Dichiarazione, firmata 60 anni fa”. Passi lenti, conquiste difficili, obiettivi raggiunti, con sforzi, magari durati decenni, che rischiano di sparire in pochi mesi.

Se gli si chiede quale è stato il paese al quale si potrebbe assegnare uno speciale premio per il più importante progresso in questo settore nel 2007, il direttore dell’ufficio europeo di Human Rights Watch risponde con una frase molto significativa: “E’ molto difficile che i diritti umani riescano a progredire a forte velocità in una data situazione locale; è facile,invece, che la loro condizione peggiori in pochissimo tempo. Comunque - dice Brody - voglio segnalarvi il caso del Kenia. Dopo le elezioni, dopo le tensioni tra le parti, a Nairobi la situazione è migliorata ma in modo ancora timido”. La Palma per i il primo posto tra i cattivi è contesa da molti. L’avvocato di HRW torna a citare la Corea del Nord, una sorta di prigione a cielo aperto, chiuso a tutti i controlli internazionali. Parla poi dell’Eritrea, dove l’attuale regime ha incarcerato decine e decine di giovani, o li ha fatti arruolare forzatamente nell’esercito. E, poi, elenca i casi dello Zimbawe e, ripete, del Congo Orientale. Ma non ci sono soltanto i paesi asiatici o africani, le dittature a violare quei trenta articoli della Dichiarazione. Molti paesi del Primo Mondo sono nella speciale classifica. E, a questo proposito, Reed Brody confessa di avere molta speranze dall’elezione di Barack Obama. Purtroppo, spiega, gli otto anni di War on Terror hanno provocato una ferita profondo al rapporto tra l’Occidente e i Diritti Umani.

I metodi usati dall’amministrazione Bush hanno lasciato il segno. Il cui simbolo più forte, dopo Abu Ghraib, è sicuramente Camp Delta della base statunitense di Guantanamo. “Credo che non ci sia alcun dubbio che Barack chiuderà il campo. Il problema sarà il trattamento di coloro che vi sono detenuti e che sono effettivamente coinvolti con la rete di Al Qaeda, quindi persone potenzialmente molto pericolose. Penso - afferma Brody - che il loro destino debba consistere nell’essere processati davanti a delle corti federali, o corti marziali, non dai tribunali speciali istituiti da Bush”. L’importante è che torni al certezza del diritto, che non esistano più prigionieri che vengano tenuti incarcerati a tempo indefinito, senza regole, insiste il dirigente di Human Rights Watch. Perché quella Dichiarazione non può essere trascurata, o addirittura, sepolta. Come troppo spesso accade. E non soltanto per i diritti civili o politici ma anche per tutti gli altri che sono contemplati in quel documento: il diritto al lavoro, alla proprietà, all’istruzione, addirittura al gioco. Il paradosso di una umanità che fa passa in avanti da gigante con le scoperte scientifiche e - a volte - fortissimi accelerazioni nel passato per quanto riguarda i diritti umani deve essere sanato. Perchè solo allora, quella Carta avrà trovato il suo compimento. Reed Brody ha spiegato con una frase molto efficace questo aspetto assurdo della modernità. “Se uccidi una persona, vai in galera. Se ne fai fuori 40, ti mandano in manicomio. Se ne assassini 40.000 ti danno un lasciapassare per un comodo esilio, accompagnato da un congruo conto in baca. Quello che vogliamo cambiare è proprio questo”. A 60 anni esatti da quella mattina parigina, molto lavoro deve esser ancora fatto.

Centro di detenzione di Guantanamo
La base americana di Guantanamo (Cuba) ospita un campo di prigionia per detenuti accusati di reali legati al terrorismo: Barack Obama ha manifestato l’intenzione di chiudere il campo in tempi brevi. (AP Photo/Brennan Linsley)

Il VIDEO servizio:


  • michele.zurleni
  • Mercoledì 10 Dicembre 2008
Due al prezzo di uno: prezzi stracciati per gli obesi canadesi »
« Arrestato il governatore dell’Illinois: “Voleva vendere il seggio di Obama”

Commenti

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Il 10 Dicembre 2008 alle 13:50 roverna ha scritto:

A 60 anni dalla DICHIARAZIONE Universale … dei suoi 30 articoli nessuno è stato veramente attuato ed in nessun paese al mondo.
Essi sono dei principi “astratti”, come lo sono quelli delle Costituzioni di tutti i paesi democratici.
Se per esempio esaminiamo l’art. 3 della Dichiarzione Universale dei diritti dell ‘Uomo e lo confrontiamo con l’art, 3 della nostra carta
Costituzionale, notiamo che sono pressoché identici.
Di fatto però, nemmeno in Italia i principi sanciti dal predetto articolo vengono rispettati, anzi, proprio recentemente il Parlamento ha emanato una legge, “il lofo Alfano” su proposta dell’attuale governo, la quale viola pesantemente, a mio avviso, l’art. 3 che sancisce appunto la parità fra tutti i cittadini, nessuno escluso.
Si potrebbero fare ulteriori numerosi esempi sul non rispetto della nostra Costituzione, ma pe il momento mi femo qui ed attendo pareri dei forumisti in merito..

Il 10 Dicembre 2008 alle 14:02 Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti ha scritto:

[...] La maggior parte dei paesi di questa nostra piccola Terra, secondo l’annuale Rapporto di Amnesty International sulla condizione dei diritti umani, non rispetta gli articoli della Dichiarazione e non è difficile comprenderlo se solo sappiamo “guardare” la miseria ed “ascoltare” le urla di coloro che soffrono la fame: i senza cibo del Pianeta, stando ai dati Fao, sono 963 milioni, 40 in più dell’anno scorso e 115 milioni in più rispetto al biennio 2003-2005 (l’articolo del Corriere e quello di Panorama). [...]

Il 14 Dicembre 2008 alle 16:13 sebybar ha scritto:

Quando si dice che i diritti vengono calpestati… questo e un caso!
Martedì 16 dicembre 2008 mi devo sposare, al mio comune di residenza, il funzionario delegato dice che ne il sindaco ne il vice sindaco possono sposarmi perchè non sono un autorità ma un semplice cittadino che oltretutto si sposa con una straniera .
Date la vostra opinione, mi auguro che prendete in considerazione questa discriminazione.
Grazie per la vostra attenzione.

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