In Messico, tutti parlano di guerra “de los cuernos de chivos”. La guerra delle corna di vacca, un nome che potrebbe far pensare ai toreri e alle corride. Ma la guerra delle corna di vacca prende in realtà il nome dall’arma preferita dai narcotrafficanti messicani, il Kalashnikov, che col suo caricatore ricurvo da 70 colpi ricorda le corna dei bovini. Ma che è decisamente meno mansueto, visto che nell’ultimo anno i morti sono il doppio di quello precedente: da gennaio i corpi sulle strade, fra narcotrafficanti, civili, agenti e soldati, sono stati 5376 secondo il ministro della giustizia Eduardo Medina-Mora. “E temo che non siamo ancora al massimo”, ha ammesso sconsolato.
Oggi, l’epicentro del conflitto, sono soprattutto tre stati: Chihuahua e Baja California, dove i vari cartelli della droga si sono scontrati nelle strade di Juárez e Tijuana, e a Sinaloa, sede di uno dei gruppi di narcotrafficanti più potenti. Su tutte la città di Ciudad Juarez, la più popolosa dello stato di Chihuaha, a pochi chilometri dalla frontiera con gli Usa, è lo snodo principale della droga che dal Sud America arriva negli Stati Uniti. Di fronte a Ciudad Juarez, in Texas, c’è El Paso: in pratica, una sola grande area metropolitana divisa in due dal confine. Con la differenza che da una parte, regna l’ordine, mentre nella metà messicana sparatorie, morti e ritrovamenti raccapriccianti sono all’ordine del giorno.
“Queste organizzazioni criminali sembrano non avere limiti - spiega Medina-Mora, che precedentemente era a capo del dipartimento di sicurezza pubblica e capo dei servizi di intelligence - Certamente hanno un grande potere di intimidazione: ma nonostante questo incremento così preoccupante negli omicidi legati alla droga il livello di violenza in Messico rimane più basso di molti altri stati, come Colombia e Brasile”. Eppure, i numeri sono impressionanti. Per fare un paragone, i morti di quest’anno sono più dei caduti americani nella guerra in Iraq. E la rabbia e l’esasperazione dei cittadini sono così forti che, più di cinquant’anni dopo dalla sua abolizione, si è acceso a Città del Messico un dibattito sulla reintroduzione della pena di morte. E anche se, secondo i costituzionalisti messicani, sarà difficile arrivare al ritorno della pena capitale, il capo del governo dello stato di Coahuila, Humberto Moreira, ha detto che consentirà la pena di morte anche per i rapitori che uccidono o mutilano le loro vittime. “Anche se non ritorneremo alla pena capitale - ha spiegato Gerardo Priego, un parlamentare del Pan, il partito di governo - è indicativo come questo dibattito si sia acceso subito nell’opinione pubblica, dimostrando che ormai la sicurezza nazionale e nelle nostre strade è il tema numero uno in tutto il Paese”, anche se Miguel Carbonell, un costituzionalista, ha detto che la possibilità di reintrodurla è “nulla”. “Anche se siamo tutti preoccupati per quello che sta accadendo - ha detto - lo Stato non deve cadere nello stesso errore dei criminali”.
- Mercoledì 10 Dicembre 2008
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Il 19 Novembre 2009 alle 17:03 Cattelan? No, Tijuana - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] autostrada che dal Messico porta agli Stati Uniti. Livido, nudo e senza organi genitali. Un tipico regolamento di conti tra bande di Narcos. Così le autorità locali hanno ritrovato qualche settimana fa il corpo martoriato di Rogelio [...]
Il 5 Dicembre 2009 alle 1:25 Cose dell’altro mondo in questo mondo | Adriana Bolchini ha scritto:
[...] autostrada che dal Messico porta agli Stati Uniti. Livido, nudo e senza organi genitali. Un tipico regolamento di conti tra bande di Narcos. Così le autorità locali hanno ritrovato qualche settimana fa il corpo martoriato di Rogelio [...]
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