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Silvio Berlusconi, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy
Nicolas Sarkozy non rinuncerà al suo “grand final”. Da quando è presidente di turno dell’Unione Europea non si è certo risparmiato: ai già numerosi vertici che prevede il ruolo, ha aggiunto, con il suo attivismo, i viaggi in Russia e Georgia all’epoca della guerra in Ossezia del Sud, il “G4″ europeo nelle prime fasi della crisi economica e il “G20″ dello scorso novembre. Adesso che il suo turno è agli sgoccioli (cederà il posto al presidente della Repubblica Ceca Vaclav Klaus, dopo aver chiesto di poter prolungare il proprio periodo di rappresentanza dei 27), il presidente francese è uno dei personaggi chiave dei vertici in corso a Bruxelles, su Trattato di Lisbona, crisi e clima. Per Sarkozy il pacchetto clima e energia può essere un volano per rilanciare l’economia. Ma la sua visione si scontra con le resistenze esplicite di Italia e Polonia. Silvio Berlusconi lo ha ripetuto più volte: “Con l’economia in questo stato non possiamo metterci a parlare di emissioni”, arrivando a minacciare il diritto di veto se non si otterranno le modifiche richieste agli accordi sulle riduzioni dei gas serra: il governo italiano chiede parametri più ampi che consentono di escludere, del tutto o in parte, certe industrie dal pagamento dei titoli.
Sarkozy ha risposto con una proposta modificata per venire incontro alle esigenze italiane, mentre si è riunito in un incontro bilaterale con Donald Tusk, il presidente polacco, preoccupato dagli effetti delle quote sulle centrali elettriche della Polonia, principalmente a carbone. Nell’ultimo testo di compromesso presentato dalla presidenza francese viene proposto uno sconto per i settori industriali esposti alla concorrenza internazionale o penalizzati da un forte consumo energetico, come chiesto dall’Italia. La bozza francese prevede di non arrivare al 100% dei diritti di emissione a pagamento nel 2020, ma di fermarsi al 70%. I comparti produttivi considerati “a rischio”, entrerebbero in modo graduale nel sistema delle aste dei diritti a inquinare con una quota a pagamento limitata, che salirebbe progressivamente fino al 70% nel 2020, quando il sistema della Borsa di emissioni di anidride carbonica dovrebbe essere a regime. Nella bozza è respinta invece la richiesta italiana per il settore termoelettrico, nel quale i diritti di emissione saranno subito a pagamento dal 2013.
Il governo ha risposto proponendo un altro emendamento alla proposta francese: si chiede una maggiore tutela per l’industria manifatturiera, arrivando a comprendere anche i settori esclusi come tondini per cemento armato, ceramiche, vetro e carta, un utilizzo maggiore dei meccanismi di flessibilità consentiti dai crediti derivanti dai progetti di sviluppo pulito realizzati in altri Paesi, un miglioramento della distribuzione dei fondi per i progetti di stoccaggio del carbone, una clausola di revisione generale del pacchetto, alla luce dei risultati della conferenza mondiale sul clima di Copenaghen, a fine dicembre. Inoltre, secondo l’Italia, bisogna guardare anche a come decidono di comportarsi i grandi attori mondiali come Usa e Cina, che attualmente non hanno ratificato il protocollo di Kyoto. La stessa posizione sostenuta dal ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo a Poznan, dove è in corso il summit dell’Onu sul clima.
I negoziati a Bruxelles proseguiranno nella notte e domani. Le posizioni sono destinate ad ammoribidirsi. In serata il premier Berlusconi ha commentato: “Penso che raggiungeremo un compromesso, stiamo ottenendo tutto ciò che abbiamo chiesto”, ma poi ha aggiunto ”Non posso opporre nessun veto sulla questione del clima perché non posso fare la figura del cattivo nei confronti di una sinistra che utilizzerebbe questa mia posizione per fare lotta politica”. Dal canto suo, Sarkozy ha ammonito: “L’accordo è l’unica strada possibile”. E il presidente francese non vuole certo chiudere il suo trionfale semestre con un “nulla di fatto”.
- Giovedì 11 Dicembre 2008

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Il 12 Dicembre 2008 alle 16:40 Clima, Trattato, Crisi. I risultati del vertice Ue » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Alla fine, è arrivato anche il tribolato accordo sulla lotta alle emissioni inquinanti. Il vertice dei 27 paesi dell’Unione che si conclude oggi a Bruxelles è stato definito “cruciale” dal presidente della Commissione Barroso. I documenti prodotti dopo cene, bilaterali, negoziati e confronti tra i capi di governo coprono una serie di questioni chiave come le misure contro la crisi economica, il rilancio del Trattato di Lisbona e la lotta ai cambiamenti climatici. Il presidente di turno dell’Ue Nicolas Sarkozy voleva chiudere il proprio semestre da protagonista al vertice dell’Unione (in questa veste ha promosso e partecipato ai negoziati durante la crisi russo-georgiana e al G20 sull’economia a Washington). Al di là delle dichiarazioni trionfalistiche, vediamo come sono stati affrontati i nodi più spinosi: [...]
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