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Alla fine, è arrivato anche il tribolato accordo sulla lotta alle emissioni inquinanti. Il vertice dei 27 paesi dell’Unione che si conclude oggi a Bruxelles è stato definito “cruciale” dal presidente della Commissione Barroso. I documenti prodotti dopo cene, bilaterali, negoziati e confronti tra i capi di governo coprono una serie di questioni chiave come le misure contro la crisi economica, il rilancio del Trattato di Lisbona e la lotta ai cambiamenti climatici. Il presidente di turno dell’Ue Nicolas Sarkozy voleva chiudere il proprio semestre da protagonista al vertice dell’Unione (in questa veste ha promosso e partecipato ai negoziati durante la crisi russo-georgiana e al G20 sull’economia a Washington).
Nel compromesso Ue sul pacchetto clima, l’Italia è riuscita a ottenere tutto. Lo stesso Berlusconi ha spiegato che “le misure vanno in essere dopo il 2013, ma dopo il 2010 ci sarà una rivisitazione di queste misure sulla base dei risultati della conferenza di Copenhagen”. In questo modo l’Europa si è posta “all’avanguardia sull’ambiente ma senza essere quella che paga per tutti”. Per il premier italiano si è, quindi, trattato di un risultato pieno soddisfacente: “Abbiamo tenuto una posizione tattica, senza paura di dire che avremmo usato il diritto di veto, con delle posizioni di buonsenso”.
Al di là dei toni soddisfatti, ecco come sono stati affrontati i nodi più spinosi:
Trattato di Lisbona: Il documento, fortemente voluto da Sarkozy per rilanciare il progetto di Costituzione Europea, sembrava definitivamente sepolto dopo la vittoria del “No” nel referendum irlandese di giugno. Per rilanciarlo, i leader dei Ventisette hanno approvato la “roadmap” sul Trattato, che prevede alcune concessioni a Dublino in cambio dell’impegno dell’Irlanda a tenere un nuovo referendum per la ratifica. L’intesa accoglie le richieste avanzate dal premier irlandese Brian Cowen per convocare il nuovo referendum fine ottobre 2009, in modo da permettere l’entrata in vigore della riforma delle istituzioni comunitarie entro l’inizio del 2010. La Ue però ha concesso all’Irlanda il non-taglio dei membri della Commissione, che restano 27, uno per paese, invece che 18. E il testo sarà annacquato: non ci saranno interferenze su questioni sensibili per Dublino come la neutralità, il diritto di famiglia (con le limitazioni all’aborto) e il sistema di imposte dirette.
Clima: L’accordo sulle misure contro il cambiamento climatico è stato il più faticoso: Italia e Polonia hanno minacciato il veto più volte, la Germania ha fatto pesare le richieste del suo settore manufatturiero. Ma alla fine un documento è stato approvato:il pacchetto prevede che entro il 2020 l’Ue riduca del 20% delle emissioni di gas serra, aumenti del 20% dell’efficienza energetica e porti al 20% il ricorso alle fonti alternative nel mix energetico. Nessun cedimento dunque sugli obiettivi finali decisi nel 2007. Ma le concessioni sulle modalità di raggiungimento di quegli obiettivi sono molte: “l’Italia” ha detto il ministro Frattini, “ha ottenuto una clausola di revisione generale al marzo 2010 per l’intero pacchetto clima-energia dell’Ue estesa alla valutazione sull’impatto di competitività”. Previste anche “quote di emissioni gratuite al 100%” per le imprese manifatturiere italiane più esposte alla concorrenza internazionale. Si passerà, per le industrie giudicate non a rischio di delocalizzazione, dal 20% nel 2013 al 70% nel 2020, ma nel 2025 si arriverà al 100% dei diritti di emissione a pagamento. La Polonia e gli ex paesi del blocco comunista hanno ottenuto sostanziosi aiuti economici e agevolazioni per riconvertire il loro sistema energetico al momento prevalentemente a carbone. L’accordo lascia scontenti molti tra gli ambientalisti, ma è stato definito “Storico” e “d’avanguardia” da Sarkozy. “Non c’è nessun altro continente al mondo che si sia dotato di regole cosi’ vincolanti come quelle da noi adottate oggi all’unanimità” ha detto il presidente francese. “Adesso tocca agli altri fare la propria parte” ha aggiunto. Un richiamo a Usa e Cina, in vista della prossima conferenza sul clima di Copenaghen. “L’Europa non pagherà il conto da sola” ha dichiarato Berlusconi.
Crisi: Via libera al piano anti-recessione messo a punto dalla Commissione lo scorso 26 novembre. Il progetto, secondo la decisione presa ieri, dovrà poter contare su un ammontare complessivo di risorse, tra quelle impegnate dai singoli Paesi e quelle provenienti dal bilancio comunitario, pari a circa l’1,5% del Pil Ue. Duecento miliardi di euro (il 15% dalla Commissione). Il piano prevede, tra l’altro, interventi sociali per far fronte alla perdita di posti di lavoro e misure a sostegno delle piccole e medie imprese. Per far fronte alla flessione della domanda si apre a incentivi a settori come l’auto e le costruzioni. In questo caso, è stata Angela Merkel a sgombrare le possibili tensioni, annunciando la collaborazione al fondo comune della principale economia europea, la tedesca, dopo che nei giorni scorsi i dirigenti tedeschi avevano pesantemente criticato il piano.
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- Venerdì 12 Dicembre 2008
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Il 14 Dicembre 2008 alle 12:15 L’esperto di ambiente: l’importanza dell’accordo Ue. Nonostante le industrie » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Dopo il sì dei 27 Stati membri dell’Unione Europea al pacchetto clima-energia, si apprende il fallimento della Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico che si è chiusa a Poznan (Polonia). Per capire l’impatto delle scelte adottate dai capi di Stato e di governo Ue sul destino della lotta mondiale ai cambiamenti climatici e le sfide che attendono il mondo nel 2009, Panorama.it si è rivolto a uno dei maggiori esperti europei di ambiente, Christian Egenhofer, responsabile del programma ‘Clima e ambiente’ presso il Centre for European Policy Studies. [...]
Il 24 Dicembre 2008 alle 18:48 L’alfabeto per leggere il 2009. Chi sale e chi scende nel nuovo anno » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] I come inquinamento Il fiume del tempo scorre verso il 30 novembre 2009 tingendosi di verde. Sarà un anno molto importante per l’ambiente, con la speranza che a Copenaghen, entro due settimane da quella data, inizio della conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, si firmi un accordo per sostituire il protocollo di Kyoto dopo il 1º gennaio 2013. Non sappiamo se vi sarà ancora un rinvio. Di certo tutte le nazioni saranno chiamate a prendere una decisione che possa ridurre le emissioni di anidride carbonica. Dal punto di vista politico la situazione è complicata. Ci si aspetta che già nella conferenza di Washington sugli impatti climatici, il 12 febbraio 2009, la nuova amministrazione Usa adotti un meccanismo di commercio delle quote di CO2 simile a quello europeo e un sistema di tassazione per i beni provenienti dai paesi inquinanti. Resta da superare l’opposizione di industrie ad alta emissione di CO2. Dalla Cina, dopo il rifiuto di aderire a Kyoto che condizionò gli Stati Uniti, ci si attende una regolamentazione per le industrie inquinanti. Il problema è che il governo non vuole concedere vantaggi agli Stati Uniti. L’Europa sta guidando la battaglia con l’ambizioso piano 20-20-20, che prevede per una percentuale del 20 per cento la riduzione nelle emissioni, il miglioramento dell’efficienza energetica e la quota di rinnovabili. Tutto entro il 2020. Ma dal recente vertice di Bruxelles del Consiglio europeo è arrivata qualche correzione, sia per il timore di ripercussioni sull’economia di alcuni paesi, sia forse per un’incapacità a comprendere le potenziali prospettive di sviluppo e occupazione nel settore delle rinnovabili. Il 2009, non a caso proclamato dal Wwf Anno del clima, rappresenta l’occasione per una scelta lungimirante: quella di un’economia sostenibile per un pianeta migliore. (Luca Sciortino) [...]
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