
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha deciso di intensificare la lotta contro i pirati che imperversano al largo delle coste della Somalia anche con operazioni a terra o nello spazio aereo. Sarà sufficiente che lo chieda esplicitamente il governo provvisorio di Mogadiscio. La risoluzione, caldeggiata da Washington, è stata approvata all’unanimità dopo che le forze navali internazionali non sono riuscite negli ultimi due mesi a bloccare le incursioni dei pirati che nel 2008 hanno attaccato oltre 100 navi catturandone una cinquantina. Le ultime due prede, un cargo turco e uno indonesiano, sono state catturate ieri al largo delle coste somale.
Troppo ampi gli spazi marittimi da controllare e troppo numerosi i mercantili in transito in quelle acque perché la ventina di navi da guerra americane, europee, russe, malesi, indiane e iraniane presenti nell’area possano garantire la sicurezza contro i barchini e le navi madri dei pirati.
Se si escludono le navi britanniche e indiane, finora tutte le unità navali si sono limitate a scoraggiare le incursioni dei pirati con manovre e sorvoli di elicotteri ma senza aprire il fuoco.
Il testo della risoluzione, che ribadisce la necessità di risolvere la più ampia crisi che sconvolge la Somalia ormai da 20 anni, conferma la necessità di interventi al largo delle coste e apre anche la porta per operazioni sulla costa contro le “tortughe”, le basi dei pirati situate per lo più tra Harardere ed Eyl. Un’opzione che consentirebbe anche di tentare la liberazione delle 15 navi ancora in mano ai pirati insieme a oltre 300 membri degli equipaggi.
Si tratta della quarta risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu sulla pirateria somala dallo scorso mese di giugno ma quelle precedenti consentivano di dare la caccia ai pirati nelle acque territoriali somale, ma non sulla terraferma. L’autorizzazione prevista da parte del governo di transizione somalo non dovrebbe rappresentare un limite ai raids contro le basi costiere dei pirati dal momento che già in novembre il primo ministro, Nur Hassan Hussein, aveva dichiarato che “le operazioni navali non sono sufficienti e devono essere attaccate anche le basi sulla terraferma”.
In realtà né il governo somalo né quello dell’autoproclamata repubblica del Puntland hanno un effettivo controllo del territorio, per questo incursioni mirate di forze speciali con aerei, elicotteri e appoggio navale sono oggi l’unico strumento efficace per affondare le imbarcazioni annientando la capacità operative delle bande criminali. Raids del genere richiedono però un’attenta preparazione d’intelligence, come ha sottolineato Robert Gates, segretario alla Difesa riconfermato da Barack Obama, e implicano il rischio di dover combattere vere e proprie battaglie contro i pirati. Benché anche Italia, Gran Bretagna, Francia e Belgio abbiano sostenuto la risoluzione proposta dagli USA non è infatti ancora chiaro quanti e quali stati siano pronti ad affiancare gli americani inviando i propri soldati a combattere sulle coste somale.
- Mercoledì 17 Dicembre 2008

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