- Tags: Afghanistan, talebani, taliban
- Un commento
Sono molte le ragioni per le quali il 2009 risulterà con ogni probabilità l’anno decisivo nel conflitto afghano iniziato alla fine del 2001 con l’attacco anglo-americano che fece cadere il regime talebano. Sul piano politico il nuovo presidente statunitense Barack Obama, dopo aver criticato la gestione della campagna militare dell’amministrazione Bush,
dovrà dimostrare di saper fare di meglio. Paradossalmente il programma varato dal Pentagono per inviare 20/30.000 rinforzi entro il 2009 è stato messo a punto durante gli ultimi mesi di presidenza Bush ed è reso possibile solo dalla sostanziale stabilizzazione dell’Iraq, un risultato ottenuto negli ultimi mesi che consentirà di ritirare truppe da Baghdad per
rinforzare Kabul. Oggi in Afghanistan sono schierati 52.000 militari della Nato e 18.000 dell’operazione Enduring Freedom. In totale 70.000 soldati che saliranno ad almeno 100.000 nel 2009, lo stesso numero di soldati schierato in Afghanistan dai sovietici negli anni ‘80. Per garantirsi lo stesso successo Obama conta sul generale David Petraeus, l’ex comandante delle forze Usa in Iraq ora responsabile del Central Command che da Tampa (Florida) gestisce le
operazioni in tutta l’area compresa tra il Medio Oriente e l’Asia Centrale, Afghanistan incluso. Se Obama ha bisogno di un successo lo stesso può dirsi del presidente afgano Hamid Karzai che nel 2009 cercherà di farsi rieleggere alla guida del paese nonostante le numerose e documentate accuse di corruzione a tutti i livelli che coinvolgono il suo governo e persino la sua famiglia. Una vittoria militare sul campo, considerata irraggiungibile da alcuni comandanti britannici, perseguita con l’applicazione della “dottrina Petraeus” che prevede il “surge”, cioè l’aumento delle truppe da combattimento da schierare nelle strade e nei villaggi afgani. Soldati alleati che affiancheranno quelli afgani per strappare il consenso popolare e il controllo del territorio ai talebani, “comprando” il supporto dei capi tribù e costituendo milizie tribali sulla falsariga dei Comitati del risveglio sunniti che in Iraq contribuirono sconfiggere insorti e milizie di Al Qaeda. Del resto la
vittoria militare o quanto meno la possibilità di esercitare il controllo su gran parte del territorio costituiscono l’indispensabile premessa per la ricostruzione economica e di infrastrutture sentita come una necessità
stringente da gran parte della popolazione, specie fuori dalle aree urbane.
Le difficoltà ad applicare questa strategia sono solo due ma non certo insignificanti. Gli alleati europei sembrano disponibili a inviare un po’ di rinforzi in Afghanistan ma non ad assegnarli a compiti di combattimento con l’obiettivo di ridurre il rischio di perdite. Perdite destinate a salire nella prima fase del “surge” e dell’acquisizione del controllo del territorio, come si è già visto in Iraq nel 2007. Anche per questo il 2009 sarà forse l’anno decisivo. In assenza di una vittoria molti governi europei potrebbero decidere di riturare i loro contingenti sotto la pressione dell’opinione pubblica.
- Mercoledì 24 Dicembre 2008

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Il 17 Marzo 2009 alle 13:43 Afghanistan: la guerra dell’oppio contro narcos e talebani » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] È una guerra nella guerra quella in atto tra la polizia antidroga, sostenuta da alcuni contingenti militari alleati, e le milizie di narcotrafficanti legate ai talebani ai quali forniscono non meno di 100 milioni di dollari all’anno in cambio di protezione armata. Se, come ritengono molti analisti, il 2009 sarà l’anno decisivo per la guerra in Afghanistan una battaglia importante per attribuire la vittoria o la sconfitta sarà quella combattuta nei campi di oppio. [...]
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