Avi Pazner parla perfettamente l’italiano. Per anni è stato l’ambasciatore di Israele nel nostro paese. Ora è portavoce dell’ufficio del Primo Ministro Ehud Olmert. Risponde alla domande sull’operazione contro Gaza. E fa capire una cosa precisa: Israele vuole farla finita con la minaccia di Hamas. “Il nostro obiettivo è quello di consentire una vita normale ai nostri connazionali che vivono nel sud del paese. Sono stati per otto anni sotto il tiro dei missili Kassam lanciati da Hamas. Questa situazione era diventata insostenibile. Ora abbiamo deciso di dire basta. Vogliamo tornare a vivere con tranquillità.”
Si parla di una imminente offensiva terrestre. Avete in mente una nuova invasione?
Non posso dare particolari sulle nostre operazioni militari. Posso solo dire che non sarà breve e facile. Questa offensiva continuerà perché Hamas è molto forte, motivata. Sarà una lotta molto, molto difficile. Ripeto, non voglio dare informazioni precise ora. Ma penso che alla fine di questa operazione, la tranquillità tornerà nel sud del nostro paese.
Ma voi volete eliminare Hamas per riportare a Gaza l’Autorità Nazionale Palestinese di Mahmmoud Abbas?
Noi non vogliamo eliminare il partito fondamentalista. Penso che ciò sia impossibile da parte nostra. Vogliamo soltanto dimostrare loro che non vale la pena attaccarci. Che il prezzo rischia di essere troppo alto per loro. Vogliamo far capire a Hamas che il confronto militare, gli attacchi terroristici non pagano. La loro politica antiisraeliana deve mutare. Vogliamo che loro capiscano una sola cosa: noi vogliamo vivere in pace nel nostro paese. Solo così vi lasceremo in pace. Se no, siamo costretti a darvi una lezione che non dimenticherete.
Il servizio della Bbc
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha chiesto la fine delle violenze. Il presidente di turno dell’Unione Europea, il presidente francese Nicolas Sarkozy ha detto che la vostra risposta è stata sproporzionata alla minaccia palestinese. Cosa risponde a queste affermazioni ?
Non c’è stata alcuna risposta sproporzionata. Noi facciamo quello che ogni paese libero e democratico farebbe. Siamo di fronte a una formazione che lanciare missili su Israele, che vuole fare di tutto per uccidere un ebreo. Non c’è alcuna sproporzione. Non ci sono due eserciti uno contro l’altro. In questo caso, la nostra lotta è per evitare altri spargimenti di sangue nel futuro. Noi vogliamo vivere in pace. E questo sarà possibile solo dopo che Hamas avrà capito la lezione.
- Lunedì 29 Dicembre 2008

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Commenti
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Il 29 Dicembre 2008 alle 12:31 Carlito ha scritto:
Israele vuol vivere in pace e che fa ? Blocca il rifornimento di cibo e merci dirette a Gaza lasciando i palestinesi a patire fame ed altre ” cosucce ” del genere . Poi’ se gli affamati lanciano dei razzi per protesta il buon governo israeliano li sfama a suon di bombe e missili . Del resto i morti non hanno bisogno di mangiare !
Il 29 Dicembre 2008 alle 12:46 melloni ha scritto:
Che il Signore Iddio possa punire Israele per ciò che ha fatto, per ciò che fa e per ciò che farà, avendo violato pure la sacralità del sabato con il sangue e con la menzogna.
Il 29 Dicembre 2008 alle 12:54 quippequia ha scritto:
Per Melloni. “Non nominare il nome di Dio invano”.
Il 29 Dicembre 2008 alle 13:09 melloni ha scritto:
«Quando diranno ‘pace e sicurezza’ allora di colpo cadrà su loro la rovina, come le doglie alla donna incinta, e non avranno scampo» ( San Paolo - I Tessalonicesi, 5:1-3).
Il 29 Dicembre 2008 alle 13:42 quippequia ha scritto:
Per Melloni. Non confonda i piani. San Paolo parla del tempo della parusia, del “giorno del Signore”, della fine dei tempi. Non pieghi quell’insegnamento al suo odio per Israele.
Il 29 Dicembre 2008 alle 13:53 melloni ha scritto:
“Allora egli disse: “Va’ e di’ a questo popolo: Ascoltate pure, ma senza comprendere, guardate pure, ma senza discernere!
Rendi insensibile il cuore di questo popolo, indurisci i suoi orecchi e chiudi i suoi occhi, affinché non veda con i suoi occhi, né oda con i suoi orecchi né intenda con il suo cuore, e così si converta e sia guarito”.
Io dissi: “Fino a quando, Signore?”. Egli rispose: “Finché le città siano devastate e senza abitanti, le case siano senza alcun uomo e il paese sia devastato e desolato e finché l’Eterno abbia allontanato la gente e vi sia un grande abbandono in mezzo al paese.”
Isaia 6, 9-12
Il 29 Dicembre 2008 alle 14:07 melloni ha scritto:
Israele è dio per se stesso.
Israele, che «filtra il moscerino e ingoia il cammello», che di sabato non accende una sigaretta ma accende i reattori degli F-16 e innesca i missili sotto le ali.
C’è bisogno d’altro per capire, se si è cristiani, «chi» è Israele?
«Figlio della perdizione, colui che si innalza su tutto ciò che è chiamato Dio o che è oggetto di culto, fino a sedersi egli stesso nel tempio di Dio, dichiarando se stesso Dio»
(2 Tessalonicesi 2,1-4)
Il 29 Dicembre 2008 alle 15:24 melloni ha scritto:
Lettere al Corriere
Sergio Romano
La lettera del giorno |Giovedi’ 27 Marzo 2008
NEGOZIARE CON HAMAS: TIMORI, SOSPETTI E PRETESE
Parlando del problema palestinese e della necessità di un coinvolgimento di Hamas nelle trattative per una pace duratura con Israele, lei alla obiezione che Hamas non riconosce a Israele il diritto di esistere ha risposto dicendo che essendo appunto ciò materia del contendere non poteva essere preteso prima.
Apparentemente logico ma complicato sul piano formale. Perché ciò possa avvenire, Israele dovrebbe rimettere in gioco il suo diritto a esistere, diritto riconosciuto dall’Onu e da tutti gli Stati democratici del mondo. Israele non può farlo e quindi la palla ripassa ad Hamas in un circolo vizioso dal quale temo lo stesso Hamas non voglia uscire.
Luigi Nale, luigi.nale@tiscali.it
Caro Nale,
la sua lettera mi ha ricordato uno scambio di battute con John McCain al Forum Ambrosetti di Cernobbio l’anno scorso, quando il senatore repubblicano non era ancora candidato del suo partito alle elezioni presidenziali americane. McCain aveva attaccato duramente la politica nucleare iraniana e sostenuto che occorreva rispondere alle minacce di Ahmadinejad con sanzioni più severe.
Se gli iraniani vogliono dare una prova di buona volontà, aggiunse, devono anzitutto rinunciare all’arricchimento dell’uranio. Intervenni allora nella discussione per osservare che l’arricchimento dell’uranio non era stato proibito dal Trattato di non proliferazione e che era la principale materia del contenzioso fra Stati Uniti e Iran. Mi sembrava difficile, quindi, immaginare che gli iraniani sarebbero stati disposti a cedere, ancora prima di cominciare il negoziato, sul suo punto più importante. Con quali armi e argomenti avrebbero potuto ottenere dagli Stati Uniti la revoca dell’embargo, la cancellazione del loro Paese dalla lista degli «Stati canaglia », le forniture di cui avevano maggiormente bisogno (attrezzature per l’industria petrolifera, aeroplani civili, parti di ricambio per gli impianti comprati in America all’epoca dello Scià) e gli impegni per la sicurezza collettiva della regione a cui probabilmente aspirano? McCain mi rispose che le mie osservazioni erano «senza senso» (nonsense) e io decisi che era giusto lasciare all’ospite straniero l’ultima parola.
Ma la sua risposta mi confermò che le grandi potenze amano i negoziati squilibrati, quelli in cui l’altro viene «disarmato» ed è messo in condizioni d’inferiorità ancora prima dell’inizio delle trattative. Anche la Gran Bretagna, tanto per fare un esempio recente, avrebbe voluto che l’Ira (l’esercito repubblicano irlandese) smantellasse pubblicamente i suoi arsenali prima della tappa conclusiva degli accordi del Venerdì Santo. Ma quale può essere il peso negoziale di una organizzazione armata se rinuncia subito alle sue armi?
Credo che le stesse considerazioni valgano per Hamas.
L’organizzazione ha proposto una tregua e ha dato più volte la sensazione di accettare pragmaticamente l’esistenza dello Stato d’Israele nei suoi confini del 1967. Ma non intende rinunciare alle sue posizioni più radicali e smobilitare psicologicamente in una situazione nella quale nulla le garantisce che Israele sia veramente disposto a fare concessioni sui punti ancora irrisolti: confini dello Stato palestinese, statuto di Gerusalemme Est, problema dei palestinesi cacciati dalle loro terre. Vi sono punti, come quello dei profughi, su cui Israele ha il diritto di difendere fermamente le proprie posizioni. Ma ve ne sono altri su cui ha interesse a negoziare. Senza chiedere ai suoi interlocutori di arrivare nudi al tavolo delle trattative.
Il 29 Dicembre 2008 alle 18:00 quippequia ha scritto:
“Non si rallegrino su di me
i miei nemici menzogneri
e non strizzino l’occhio
quanti mi odiano senza ragione.
Sì, essi non parlano di pace
e contro i pacifici della terra
piani di perfidia essi stanno tramando;
spalancano contro di me la loro bocca e dicono:
‘Ah,ah! ha visto il nostro occhio’.
Tu hai visto, o Signore,
non restartene muto
…
Giudicami secondo la mia giustizia
o Signore mio Dio.
Non si rallegrino su di me.
Non dicano nei loro cuori:
‘E’ questa la nostra brama!’.
Non dicano. ‘L’abbiamo sopraffatto!’.
Siano confusi tutti insieme
e coperti di vergogna
quanti si allietano del mio male;
di rossore si vestano e d’ignominia
quanti su di me s’insuperbiscono”. (Sl35).
“Il Signore darà forza al suo popolo
il Signore con la pace benedirà il suo popolo”
Il 29 Dicembre 2008 alle 18:18 melloni ha scritto:
“Hanno fatto un deserto e l’hanno chiamato pace” ( Tacito )
Il 29 Dicembre 2008 alle 19:01 Crisi, riforme ed Europa: il messaggio di fine anno di Napolitano » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Condizione essenziale, però, è che “venga ripreso in un clima di costruttivo confronto e nella ricerca della più ampia condivisione, come sempre si conviene” ha ammonito parlando alle alte cariche “quando si tratti di modificare la Costituzione, che non può considerarsi un tutto intoccabile”. Avanti dunque con federalismo e, più in là, col presidenzialismo, ma nel rispetto di soluzioni equilibriate e bipartisan. Centrale dovrebbe essere il tema dell’etica in politica e dei rapporti di questa con la giustizia, considerate le recenti “bufere” che hanno scosso gli amministratori di mezza Italia. “Si pongono con urgenza problemi di equilibrio istituzionale, nei rapporti tra politica e magistratura”, ha affermato Napolitano, mentre le misure da adottare dovranno rispettare “il più corretto assolvimento dei compiti assegnati al Csm” oltre a considerare la necessità di “serenità, riservatezza ed equilibrio, nel rigoroso rispetto delle regole, senza missioni improprie e smanie di protagonismo personale”. Ancor più concreto apparirà probabilmente agli occhi degli italiani il tema della crisi economica e finanziaria, viste le ripercussioni sui processi di produzione e sul lavoro, nonché nei portafogli della gente: sempre più numeroso il novero delle famiglie italiane che fa davvero fatica ad arrivare a fine mese. Napolitano, finora, non l’ha mai negato: “La crisi desta nuove, profonde e legittime preoccupazioni tra i cittadini”, emergono perciò “esigenze ineludibili di dare risposte in grado di favorire la crescita e di migliorare la trasparenza dei mercati. Si tratta, infatti, di una crisi globale di eccezionale portata e gravità, che obbliga anche il nostro Paese a fare i conti con se stesso. Guai a “sottovalutarne l’impatto”. Ma tutto ciò, per il Presidente, “non giustifica reazioni di paura, di scoramento o di rassegnazione”. Specie al Mezzogiorno, altra questione che sta molto a cuore all’inquilino del Quirinale. Infine non dovrebbe mancare un accenno alla “stagnazione” in cui ancora versa il processo unitario della Ue, alle prese con la ratifica del Trattato di Lisbona, che fa le veci di quel testo costituzionale bocciato nelle urne referendarie dell’Europa a 27. Lo sguardo alle vicende internazionali sarà completato con l’appello alla pace e al dialogo in Medio Oriente, dopo l’escalation militare di queste ore, come con l’augurio di una rafforzata partnership con la nuova amministrazione Obama in procinto di insediarsi alla Casa Bianca. [...]
Il 29 Dicembre 2008 alle 20:04 quippequia ha scritto:
Non cercare di diventare giudice
se ti manca la forza di estirpare l’ingiustizia”
(Sir 7,6)
Il 29 Dicembre 2008 alle 20:07 Voci dall’inferno nella Gaza sotto le bombe » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Al suo terzo giorno, l’operazione “Piombo Fuso”, l’offensiva contro Gaza, ha già prodotto una lungo rosario di lutti e distruzione. E promette di crearne ancora molti. Gli F-16 israeliani hanno bombardato per tutta la notte e la mattina. Oltre alle caserme e alle postazioni militari, gli aerei hanno battuto la zona sul confine con l’Egitto, dove si trovano i tunnel scavati sottoterra da Hamas per fare entrare di nascosto nella Striscia i missili usati per colpire Israele. Tra i palestinesi, sono più di 300 i morti, tra cui una cinquantina di civili, dicono fonti ufficiali delle Nazioni Unite. I miliziani di Hamas hanno risposto lanciando razzi Qassam sulle città israeliane più vicine; a Ashqelon una persona è stata uccisa. I racconti che provengono dalla Striscia descrivono una situazione drammatica. [...]
Il 29 Dicembre 2008 alle 20:33 shift ha scritto:
Gli israeliani hanno pienamente ragione.
Hanno ceduto Gaza perche’ i palestinesi potessero vivere in pace e prosperare.
L’hanno fatto contro gli interessi dei loro stessi cittadini che hanno dovuto lasciare quei territori e tutte le fatiche e soldi spesi per lavorarli.
Quei territori non appartenenvano ai palestinesi ma agli egiziani che li persero a cuasa della guerra che persero.
Adesso per tutto ringraziamento uccidono gli israeliani divertendosi a gettare missili contro le loro case.
Immagginate di avere un campo nomadi vicino casa vostra e che costoro vi sparino continuamente addosso e vi lancino razzi o tentino attentati contro voi e i vostri cari e per di piu’ siete costretti a rifornirli di cibo, di medicinali, a curarli e a dargli energia elettrica e quanto altro.
Il minimo che darei a gente simile sarebbero calci nel di dietro, altro che dolcetti e pinzillacchere!
Fanno benissimo gli israeliani, anzi dovrebbero fare ben di piu’ e non stare a sentire le chiacchiere degli ipocriti che si svegliano solo quando sono in pericolo i palestinesi e non dicono nulla quando gli israeliani vengono uccisi.
Basta con le ipocrisie!
I palestinesi dichiarano di voler distruggere Israele e tentano continuamente di attuarlo, e allora Israele ha il pieno diritto di distruggere chi li vuole morti.
Il 30 Dicembre 2008 alle 11:39 vivasilvio ha scritto:
La risposta non è sproporzionata, è criminale, è terrorista, è peggio di una rappresaglia nazista, è disumana. Ucciderne 350 per vendicarne uno o due e mandarli in bestia tutti (per razzi sparati da non si sa chi, finché non ci saranno organi internazionali a indagare, non si saprà, possono anche essere state provocazioni israeliane per un casus belli, infatti questo massacro era pianificato da tempo).
Il 30 Dicembre 2008 alle 22:47 angiolo5924 ha scritto:
Evviva!
Finalmente l’hai detto.
Sono gli israeliani che si tirano i razzi per poter ammazzare i palestinesi.
Abbasso la 180!
Torna da dove sei venuto.
Il 2 Gennaio 2009 alle 21:56 Gaza, settimo giorno di raid: ora se ne vanno anche gli stranieri » Panorama.it - Mondo ha scritto:
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Il 3 Gennaio 2009 alle 21:35 A Gaza ancora attacchi, ucciso un altro capo di Hamas » Panorama.it - Mondo ha scritto:
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Il 4 Gennaio 2009 alle 11:58 I tank israeliani entrano a Gaza » Panorama.it - Mondo ha scritto:
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