Colonne di fumo a Gaza city, colpita dai missili israeliani
Finora i raid israeliani nella Striscia di Gaza hanno ucciso quasi 350 vittime. La diplomazia è al lavoro per riportare la tregua nella polveriera mediorientale: i ministri degli Esteri dei Ventisette si vedranno domani a Parigi per un vertice straordinario sulla crisi di Gaza e il presidente francese, Nicolas Sarkozy, ha programmato un incontro con Tzipi Livni a inizio gennaio. Il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, ha avuto contatti con il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon (che ha chiesto “un immediato cessate-il-fuoco”) e con diversi capi di Stato e di governo, tra cui il premier israeliano, Ehud Olmert, quello libanese Fuad Siniora, l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea Javier Solana e i ministri degli Esteri di Francia, Gran Bretagna, Egitto, Arabia Saudita, Turchia e Israele.
La tregua, però, sembra tuttavia sempre più difficile a causa dell’incessante lancio di razzi da parte di Hamas in territorio israeliano. Oggi una vittima ad Aschelon, nel Sud di Israele. E secondo il canale israeliano Channel 10 un razzo sparato dalla Striscia di Gaza ha ucciso un israeliano vicino al confine. Sono almeno cinque i feriti, di cui due gravi, per l’esplosione di un katyusha lanciato da Gaza che ha colpito per la prima volta la città israeliana di Ashdod a 35 chilometri a nord di Gaza: ne ha dato notizia il sito web di Haaretz citando fonti dell’esercito israeliano. L’ordigno ha investito un gruppo di persone che aspettava a una fermata di autobus. Simultaneamente, in quella che sembra un’azione coordinata, una salva di colpi di mortaio ha colpito la sede del consiglio regionale di Sha’ar Hanegev nella parte occidentale del deserto del Negev ferendo altre cinque persone, di cui due seriamente.
Intanto l’Autorità nazionale palestinese (Anp) ha congelato i negoziati di pace con lo Stato ebraico: “Non c’è alcuna possibilità che vi siano negoziati mentre ci attaccano”, ha affermato Abu Ala, capo negoziatore palestinese. E si fanno sempre più insistenti le pressioni internazionali affinché Israele sospenda i bombardamenti: dalla Casa Bianca alle Nazioni Unite, fino all’Unione europea, unanime è la richiesta di un cessate-il-fuoco che, per gli Stati Uniti, deve essere “duraturo”.
- Lunedì 29 Dicembre 2008

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