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Nessuna festa per l’ultimo dell’anno in piazza Taxim, il punto di ritrovo più famoso di Istanbul. Nella megalopoli sul Bosforo, la musica e i colori hanno lasciato spazio agli slogan anti-Israele e alle bandiere bruciate. L’unico vero alleato che il Paese della stella di Davide ha nella regione è rimasto due volte sgomento davanti al raid aereo su Gaza che ha causato la morte di centinaia di persone, non tutte appartenenti ad Hamas.
Sabato scorso, a distanza di poche ore dal primo attacco, in migliaia si sono riversati in piazza per protestare. Il giorno dopo, l’ondata di rabbia si è diffusa un po’ in tutto il Paese. Ancora lunedì molti manifestanti si sono radunati davanti all’ambasciata israeliana ad Ankara. Non va tra l’altro dimenticato che la Turchia si era spesa moltissimo, durante tutto l’anno, nel condurre i colloqui di pace indiretti tra Siria e Israele per la restituzione delle alture del Golan.
“Le celebrazioni per l’inizio dell’anno in piazza Taxim sono state cancellate a causa degli ultimi sviluppi nella nostra regione”, è stato il laconico commento diffuso dalla municipalità nella mattinata di lunedì. Un segno tangibile di quanto l’azione israeliana abbia fortemente contrariato la gente comune così come la classe politica turca. Il primo ministro Tayyip Erdogan e il presidente della Repubblica Abdullah Gul avevano subito espresso una dura condanna dell’accaduto, invitando al tempo stesso Hamas a desistere dal lanciare razzi su Israele. Senza usare mezzi termini Erdogan aveva definito l’attacco israeliano “un crimine contro l’umanità”.
Seguendo la posizione della Siria, il ministro degli esteri turco Ali Babacan ha fatto sapere da Ankara che, date le circostanze, le trattative di pace per la restituzione delle alture del Golan sono interrotte. E questo a poca distanza dalla recente visita del premier israeliano Ehud Olmert in Turchia. “La scelta di Israele di condurre un’azione di guerra contro i palestinesi mentre sta portando avanti i negoziati con la Siria ci ha fortemente deluso”, ha dichiarato Babacan. In Siria si trova la leadership in esilio di Hamas, l’organizzazione, considerata terroristica anche da Europa e Stati Uniti, che controlla la striscia di Gaza dal giugno dello scorso anno, a seguito del risultato elettorale.
Secondo quanto ha rivelato il quotidiano turco Hurriyet nella giornata di lunedì, all’inizio del mese di dicembre, Israele e il presidente palestinese Abu Mazen avevano chiesto ad Ankara di intervenire per spingere Hamas ad estendere la tregua. L’invito era stato però respinto, considerate, stando alle stesse fonti, le scarse possibilità di riuscita. In particolare, Abu Mazen aveva inviato nella capitale turca il leader del gruppo parlamentare di Fatah. Quest’ultimo si era incontrato con Ahmed Davutoglu, il primo consigliere di Erdogan in tema di politica estera.
- Martedì 30 Dicembre 2008

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