- Tags: Gaza, Hamas, Israele, Medio Oriente, Palestina
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La decisione (quasi ufficiale) era scontata: l’Autorità Nazionale Palestinese ha sospeso i colloqui di pace con Israele dopo il lancio dell’operazione “Piombo Fuso” contro Gaza. Con le bombe che cadono sugli alti edifici della Striscia, colpendo anche i civili palestinesi, il presidente dell’Anp Abu Mazen ha dovuto mettere da parte le sanguinose divisioni con Hamas e schierarsi con il suo popolo.
Ma è evidente che la frattura con il partito islamico rimane. E’ ancora profonda la ferita apertasi un anno fa con lo scontro armato tra i fondamentalisti e i miliziani di Al Fatah, che portò all’estromissione della formazione “laica” dal potere a Gaza City. Ora, la nuova crisi israelo-palestinese porta a galla tutte le debolezze politiche di Abu Mazen. L’erede di Yasser Arafat, ormai alla scadenza del suo mandato presidenziale (il 9 gennaio, anche se, visto la situazione non sono state ancora convocate ufficialmente nuove elezioni), è imponente; tagliato fuori da tutto ciò che accade dalla Striscia. Le due parti in guerra non lo ascoltano, anche se il governo Olmert lo continua a considerare l’unico interlocutore nel campo palestinese. I leader internazionali lo chiamano nel suo ufficio di Ramallah, ma lui può solo limitarsi a prudenti prese di posizione. Tutta questa debolezza, però, potrebbe trasformarsi in forza. Se Hamas dovesse essere sconfitto, se la sua influenza e il suo consenso diminuissero, Mahud Abbas ( il vero nome del presidente dell’Anp) potrebbe così tentare la carta, prima di una facile rielezione nei primi mesi del prossimo anno e poi della riconquista del controllo di tutto il territorio palestinese. Una chiave di lettura questa, coniata da diversi analisti. Nei giorni scorsi, Haaretz ha pubblicato una ricostruzione delle ore che hanno preceduto il lancio dell’offensiva. Secondo il quotidiano israeliano, il ministro degli esteri Tzipi Livni avrebbe chiamato prima Abu Mazen e poi il presidente egiziano Hosni Mubarak per avvertirli dell’inizio delle operazioni militari, ottenendo il loro segnale verde. Una versione smentita da Hafez Barghouti, direttore del quotidiano Al Ayat Al Jadeeda, giornale quasi organo ufficiale dell’Anp.
“Conoscono bene Mahud Abbas – dice il giornalista dal suo ufficio della West Bank – e le posso assicurare che, seppur sia un leader meno forte, meno popolare, meno carismatico di Arafat, è sicuramente un uomo politico onesto e anche nei momenti di maggiore confronto con Hamas lui ha sempre anteposto il bene del popolo palestinese a quello della sua fazione politica”. Per Barghouti, questa è l’unica carta che può giocare Abu Mazen per rimanere in sella. Non lo dice apertamente, il cronista palestinese, ma lo si capisce dal suo commento all’osservazione secondo cui una decisiva sconfitta di Hamas potrebbe diventare una forte affermazione di Al Fatah. “No …guardi….. una continua scissione nel nostro campo, una divisione tra Gaza e Cisgiordania, avvantaggia soltanto le fazioni israeliane meno favorevoli alla pace e alla nascita di un nostro Stato. Se si fosse cercato un vero accordo di pace in passato, non saremmo a questo punto” Ovvero, solo se Abu Mazen si dimostrerà il presidente di tutti i palestinesi, uscirà vincitore da una delle più gravi sfide affrontate finora. Attraverso le maglie di queste affermazioni molto diplomatiche si intravvede quello che è il vero obiettivo del Numero Uno dell’Anp: una nuova intesa con il partito fondamentalista, questa volta da una posizione di forza , una sorta di resa alla sua autorità da parte della leadership di Hamas.” Lui ha fatto di tutto per convincere Hamas a non interrompere la tregua. Era stata sua l’idea di un cessate il fuoco, ne aveva parlato con il Cairo e gli egiziani erano riusciti a far concludere un’intesa indiretta tra fondamentalisti e governo Olmert. Ma poi, è finita come sapete. Non solo – prosegue il direttore dell’Al Ayat Al Jadeeda – Lui ha tentato di riesumare i colloqui tra Hamas e Al Fatah. Aveva invitato a Ramallah i dirigenti islamici, gli aveva detto ‘dobbiamo essere come una sola mano, tutti uniti’, ma loro hanno rifiutato di incontrarlo. “Se gli avvenimenti li costringeranno, se verrano isolati dai contatti con gli sponsor iraniani e siriani, se verranno stremati dall’assalto israeliano, è però possibile che gli antagonisti del Numero Uno dell’Autorità Nazionale Palestinese si rechino a Canossa .Decidano di scendere a patti. Ipotesi in questo momento molto remota, ma non impossibile da realizzarsi. Almeno nei piani di Abu Mazen. Sarà giusta la sua scommessa?
- Martedì 30 Dicembre 2008

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Commenti
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Il 31 Dicembre 2008 alle 2:17 vincenzoaliascontadino ha scritto:
D’ALEMA QUANTO T’HAMAS
D’Alema ha sprecato 2 miliardi di euro per aiutare i terroristi, ma insegnare la pace: Hamas doveva imitare l’Israele come ricostruire, seminare non distruggono, sprecano la vita per Katiuska, kalashnikov, qassam e grad, mentre il Popolo Palestinese allo stremo! Sono stati votati diceva Baffino, ma sicuro non ricattati col Kalashnikov? Sembra la barzelletta dell’ex PCI che Di Pietro che ha vinto al Mugello, vero, ma: col naso, occhi ed orecchia col cerume? Io sono dell’avviso che i terroristi, mafiosi e traditori si devono restare incatenati a lavori alla Papillon altre eleggerli in Parlamento che deve essere una cristalleria, pulita, Democratica e non Università del crimine visto che hanno fasto studiare solo la gittata di come colpire esseri umani, nessuno scrupolo di farsi saltare per uccidere, Arabi od Ebrei, visto che non hanno nemmeno saputo mirare come già successo o assalti kamikaze in scuola, ospedali e moschee e ove ci fosse gente disposta a lavorare per la ricostruzione, ma sempre stragi d’innocenti! Allora, smettiamola una volta per sempre: i terroristi non sono esseri umani, né tanto meno da eleggere in Parlamento di cui al sol pensiero e al rispetto di tante stragi di Nassiriya ci si deve solo vergognare e non chiamarsi Onorevole! vincenzoaliasilcontadino@gmail.com Matera
Il 31 Dicembre 2008 alle 17:16 Carlito ha scritto:
Ma chi è il terrorista ?
Chi lancia razzi per costringere Isralele ed il mondo a permettere l’ arrivo di cibo e rifornimenti a Gaza oppure chi affama un milione e mezzo di persone e compie rappresaglie o meglio massacri con una proporzione di di 100 a 1 ?
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