- Tags: Abu Mazen, Gaza, Hamas, Israele, Tzipi-Livni
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Due circostanze solo apparentemente diverse stanno alimentando sempre di più le voci di un’imminente offensiva terrestre israeliana contro Hamas a Gaza. Da un lato l’esodo - incoraggiato da Israele - di centinaia di cittadini stranieri che stanno lasciando la Striscia passando attraverso il transito di Erez, riaperto stamane dopo la sua chiusura all’inizio dell’operazione ‘Piombo fuso’. La seconda circostanza, che fa ritenere sempre più probabile l’invasione, è legata al fatto che l’ingresso nella Striscia ai giornalisti della stampa estera è da oggi di fatto bloccata. Israele, insomma, ha deciso che non è ancora l’ora di fermarsi, nonostante gli appelli della Lega Europa e dell’Europa. Bisogna sferrare l’attacco decisivo contro Hamas, distruggere la sua potenzialità militari, bombardare tutte le fabbriche di armi, prendere possesso dei tunnel del contrabbando attraverso cui si riforniscono di armi i miliziani fondamentalisti. La battaglia, in sostanza, è appena cominciata e, a farne le spese, sono come sempre spesso i civili.
Sarebbero almeno 100, su circa 420, le vittime civili tra i palestinesi in questi sette giorni di bombardamenti. Il numero è stato fornito dalle Nazioni Unite ed ha una sua attendibilità: Gaza, la capitale delle milizie di Hamas, è una delle zone più sovrappopolate del mondo arabo (un milione e quattrocentomila abitanti) e i guerriglieri fondamentalisti non vivono certamente isolati, l’uno vicino all’altro. Vivono fianco fianco, negli stessi stabili, con famiglie qualsiasi che di prendere le armi non ci pensano proprio. Ma che spesso rimangono uccise o ferite come i “combattenti”. Da qui l’ossimoro delle “bombe intelligenti”, l’impossibilità di distinguere tra terroristi e cittadini comuni nonostante gli sforzi dell’aviazione israeliana per evitare morti innocenti.
A Gaza, nel giorno della collera proclamata da Hamas, i miliziani continuano intanto a organizzarsi e a bombardare le città israeliane di confine nel Neghev con lancio di rudimentali Kassam che fanno parte di una snervante “guerra psicologica” contro i “sionisti”. In dieci anni sono una decina le vittime israeliane del lancio dei Kassam, non un numero esorbitante, ma per Israele, che il 10 febbraio si recherà alle urne, la questione è quella di garantire la sicurezza ai suoi cittadini, e farla finita con i fondamentalisti di Hamas. Su quest’ultimo punto l’accordo con l’Autorità palestinese di Abu Mazen è pressoché totale ma, ovviamente, non sbandierato. Le condanne dei raid da parte di Abu Mazen, il presidente dell’Anp, appaiono “liturgiche” , scontate, ma il sospetto di molti è che in realtà un’operazione di “pulizia” di Gaza da parte di Israele faccia comodo anche ai vertici dell’Anp.
Più pericolosa dei missili Kassam, sul piano tattico e militare, appare invece per Israele la possibilità di una terza Intifada dei kamikaze. La chiusura di tutti gli accessi che dalla Cisgiordania portano in Israele, proclamata stamane, ha proprio questo significato. Lo Stato ebraico deve rimanere sigillato. Una decisione che renderà ancora più drammatica la vita della popolazione civile dei territori e dei lavoratori palestinesi che ogni giorno si recano in Israele per lavorare. Resta da vedere quale ruolo intende ricoprire l’Europa, le cui proposte di tregua appaiono, al ministro degli Esteri Tzipi Livni ed a quello della Difesa Ehud Barak, tutto sommato come trascurabili. La Casa ha già fatto sapere che Israele ha tutto il diritto di difendersi. Fino a dove potrà spingersi poi in questa lotta per la sopravvivenza, e per l’annientamento del nemico, è questione politica e diplomatica non imminente secondo Gerusalemme. Prima bisogna concludere il lavoro contro Hamas. A valutare i flebili ammonimenti della Lega Araba (sempre più divisa) e le scontate condanne dell’Operazione Piombo Fuso da parte dell’Autorità palestinese, è lecito attendersi ancora settimane di guerra. Magari di terra. E, probabilmente, anche di guerriglia kamikaze nelle città israeliane. Il prezzo di sangue da pagare per un’operazione il cui esito finale è tutto fuorché scontato.
- Venerdì 2 Gennaio 2009

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Il 3 Gennaio 2009 alle 11:55 A Gaza ancora attacchi, ucciso un altro capo di Hamas » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] È entrata nel suo ottavo giorno l’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza. Anche questa notte, i militari di Tsahal hanno bombardato alcune postazioni di Hamas in territorio palestinese. Un alto dirigente del gruppo, Abu Zakaria al Jamal, è rimasto ucciso, mentre sembra imminente l’inizio di un’operazione terrestre. Secondo alcuni organi d’informazione internazionali, si tratterebbe di una questione di ore, dopo che ieri sono partiti da Gaza quasi tutti i cittadini stranieri. [...]
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