Sono almeno 42 i palestinesi morti oggi nel corso dell’avanzata dell’esercito israeliano (Tsahal) nella Striscia di Gaza, cominciata ieri sera dopo otto giorni dall’avvio dell’operazione “Piombo fuso” tesa a porre fine ai lanci di razzi di Hamas contro lo Stato ebraico. Ma il bilancio totale delle vittime dal 27 dicembre, secondo fonti mediche a Gaza, è di 512 morti - fra cui 87 bambini - e circa 2.500 feriti. Delle 42 vittime odierne, sempre secondo le stesse fonti, più della metà sono civili rimasti coinvolti nelle sparatorie tra soldati e miliziani oppure morti sotto i bombardamenti dell’aviazione o dell’artiglieria dello Stato ebraico sempre in azione per coprire l’avanzata delle truppe all’interno della Striscia. Da parte israeliana, invece, un portavoce di Tsahal ha confermato la morte di un soldato, raggiunto da un colpo di mortaio nei pressi di Beit Lahiya, ed il ferimento di altri 31 (di cui uno in gravi condizioni) ed ha affermato di aver colpito (e forse ucciso) decine di miliziani.
Hamas, dal canto suo, ha ammesso sinora di aver perso due miliziani ma sostiene di aver ucciso almeno cinque soldati israeliani, affermazione che non ha trovato riscontro a Gerusalemme. Fonti indipendenti palestinesi a Gaza hanno invece dato per certo la morte di almeno quattro uomini di Hamas. Il portavoce della difesa israeliana ha detto inoltre di non essere al corrente neanche di un asserito rapimento di due soldati che, sempre secondo alcune fonti di Hamas, sarebbe avvenuto oggi a Gaza. In serata furiosi combattimenti erano segnalati ancora nel quartiere orientale di Zeitun, a Gaza City, e nelle zone di Jabaliya, Beit Hanun e Beit Lahiya, a Nord della Striscia: le stesse dalle quali negli ultimi anni i miliziani di Hamas hanno lanciato migliaia di razzi contro il Neghev e Ashdod.
Da ieri sera le forze israeliane sono penetrate nella Striscia lungo quattro direttive. Nel Nord, le truppe sono avanzate lungo due assi: alla periferia di Beit Hanun hanno occupato, a poche centinaia di metri dal confine, un’arteria che conduce a Gaza. A Nord di Beit Lahya, invece, si sono attestate nei pressi della Scuola americana. Altre truppe, entrate dai valichi di Nahal Oz e di Karni, hanno proseguito fino all’area dell’ex colonia ebraica di Netzarim, creando così un cuneo nella parte centrale della Striscia. Altre forze israeliane, si sarebbero posizionate nel Sud della Striscia, presso l’ex aeroporto di Dahaniye.
Intanto, nonostante sia in corso la massiccia operazione terrestre di Tsahal, i miliziani di Ezzedin Al Qassam (il braccio armato di Hamas) sono riusciti anche oggi a sparare contro Israele una trentina di razzi e diversi colpi di mortaio che hanno fatto alcuni feriti lievi ma nessuna vittima. Negli ultimi giorni i razzi palestinesi caduti sul territorio dello Stato ebraico hanno provocato la morte di quattro israeliani. L’operazione “Piombo fuso”, ha detto dal canto suo il ministro della difesa Ehud Barak, potrebbe essere estesa a seconda delle necessità operative. Infatti migliaia di riservisti, come ha riferito la stampa locale, sono stati richiamati nelle ultime ore mentre in Israele esiste anche il timore che gli Hezbollah libanesi possano cercare di aprire un secondo fronte per alleggerire la pressione israeliana su Hamas.
Il premier Ehud Olmert ha assicurato comunque che lo Stato ebraico non è interessato ad aprire un secondo fronte ma “resta pronto a ogni evenienza”. Sull’operazione militare a Gaza è intervenuto anche il presidente israeliano Shimon Peres il quale, in un’intervista al programma This Week della tv statunitense Abc, ha respinto la possibilità di un cessate il fuoco ma ha ribadito che Israele non intende occupare Gaza. “Non abbiamo intenzione di occupare Gaza nè di annientare Hamas, ma di annientare il terrore. Hamas ha bisogno di una lezione seria e noi gliela stiamo dando”, ha detto il capo di Stato israeliano il quale ha anche liquidato l’eventualità che il cessate il fuoco possa fermare i combattimenti. “Non possiamo accettare l’idea che Hamas continui a sparare mentre noi dichiariamo il cessate il fuoco. Non ha alcun senso”, ha concluso Peres.
Sul fronte diplomatico nella scorsa notte c’è stato il nulla di fatto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu sopo che gli Stati Uniti hanno bloccato un documento che chiedeva il cessate il fuoco immediato. La riunione, convocata d’urgenza alle 19 ora locale (l’1 in Italia) dopo l’avvio dell’operazione terrestre contro Hamas, si è conclusa così senza un accordo. La Libia, unico paese arabo rappresentato in Consiglio di sicurezza, aveva presentato una bozza di risoluzione in cui esprimeva seria preoccupazione per l’escalation delle violenze a Gaza e chiedeva a tutte le parti in causa di osservare un immediato cessate il fuoco. Ma gli Stati Uniti hanno deciso di bocciare il documento, che non indicava in Hamas un gruppo terroristico reo, secondo gli Usa, di avere sottratto il potere a Gaza alla legittima autorità nazionale palestinese guidata dal presidente Abu Mazen. Il vice ambasciatore americano all’Onu, Alejandro Wolff, ha spiegato che gli Stati Uniti non vedono l’intenzione di Hamas di rispettare il cessate il fuoco, ponendo fine al lancio di razzi contro Israele. Quindi, dato che i documenti del Consiglio vanno approvati all’unanimità, il testo libico è caduto. Anche una seconda dichiarazione più blanda, che chiedeva una tregua, è stata bocciata dagli Usa.
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- Domenica 4 Gennaio 2009

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Commenti
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Il 4 Gennaio 2009 alle 14:46 Carlito ha scritto:
Ho letto che in ben 8 anni ( 2000-2008 ) i razzi palestinesi hanno ucciso 19 israeliani . Mi pare che Israele abusi della rappresaglia
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