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Barack Obama in preghiera al muro del pianto a Gerusalemme
Una striscia di metallo attraversa Potsdamer Platz a Berlino: è l’ultimo segno al centro della città del muro eretto nella capitale tedesca dopo la seconda guerra mondiale. E abbattuto nel novembre 1989. Poi gru, ponteggi, camion hanno dominato per anni lo spazio vuoto lasciato nell’area presidiata dai “vopos” (le guardie di confine dell’ex Germania est). Adesso i cantieri sono quasi completamente chiusi, ma la riunificazione è ancora in corso. Con rinnovati rancori ta “wessi” e “ossi”, abitanti dell’ovest e dell’est. Eppure nel mondo restano ancora muri che rivelano, spesso, questioni ancora aperte: se alcuni sono antichissimi, altri sono stati edificati (o rinforzati) dopo la fine della Guerra Fredda. Tutti separano popolazioni.
Estremo Oriente. Le comunicazioni tre le due Coree sono diventate ancora più difficili: il presidente Kim Jong Il, presidente nordcoreano, ha limitato il periodi di passaggio giornalieri al confine con la Corea del Sud, sollevando le proteste del ministro per l’Unificazione di Seoul, Kim Ha Joong. La barriera che separa i due Stati è una dei più antichi baluardi della Guerra Fredda: segue un confine geografico astratto, il 38 parallelo, tracciato all’inizio degli anni Cinquanta. In quest’area sono schierati 1,7 milioni di soldati. Se la Corea del Nord aprisse adesso le frontiere, gli analisti temono un esodo di massa per sfuggire al regime di Kim Jong Il.
Nord America. La frontiera tra Messico e Stati Uniti è una zona calda: un muro di reti, posti di controllo e deserti sterminati, una terra di nessuno che ingoia le speranze di chi non riesce a superarla. Rappresenta la porta d’ingresso nel Paese che offre opportunità e successo agli immigrati. E gli ispanici in pochi decenni sono diventati la terza comunità degli Usa. Negli ultimi mesi, però, sono aumentati i viaggi di ritorno verso il Messico, complice la crisi economica che sta facendo scricchiolare i mercati internazionali. Tornano soprattutto gli immigrati che non possono contare sull’assistenza sociale negli Usa. E, allo stesso tempo, il flusso delle rimesse è diminuito.
Europa. Secondo le stime almeno 500mila persone entrano in Europa attraversando illegalmente le frontiere o a bordo di imbarcazioni. In Grecia gli ingressi clandestini sono triplicati in pochi anni. Tanto che è stato da poco aperto un centro per accogliere gli immigrati a Bamako, in Mali, con l’idea di raccogliere persone dirette verso i Paesi dell’Unione. Ma la povertà di alcune megalopoli africane (come Lagos, in Nigeria) e dell’intera fascia subsahariana (dal Mali al Sudan) alimenta il flusso verso il nord: una spinta che cresce nei casi ( e non sono rari) di carestie, guerre civili, calamità naturali. Di recente l’Unione europea ha dato nuovi impulsi al progetto di una forza di polizia comune per le frontiere.
Medio Oriente.È destinato a proteggere le truppe americane in Iraq il muro edificato lo scorso maggio a Bagdad: è stato eretto dai soldati nel quartiere di Sadr City, un’area controllata dallo sceicco Moqtada Al-Sadr, ostile alla presenza degli Stati Uniti, e impedisce ai mortai di avvicinarsi abbastanza da mettere in pericolo la “Green zone” di Bagdad. E continuano gli scontri lungo i confini degli insediamenti dei coloni ebrei e ai limiti dei territori palestinesi.
Nuove barriere, dunque, sono state sollevate dal 1989: eppure, come insegna l’esperienza di Berlino, modificarne il tracciato (o, in alcuni casi, abbatterle) è soltanto il primo passo di un processo lungo e impegnativo per la convivenza.
- Lunedì 5 Gennaio 2009

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