Gaza sotto le bombe: “Rischiamo la catastrofe umanitaria”

Alcuni palestinesi con un ferito

Le immagini televisive sono impietose, ma mostrano solo una parte del dramma della guerra. Le telecamere inquadrano  alte colonne di fumo fuori da Gaza City, poi si staccano per  riprendere  in diretta l’attacco di una squadriglia di elicotteri apache:  nel cielo azzurro, si vedono i  missili partire dal fianco degli apparecchi per cadere sugli obiettivi palestinesi nel mirino; un’altra sequenza di un altro network televisivo internazionale si sofferma sullo   scambio di colpi tra un tank israeliano e una postazione di mortai di Hamas (guarda il VIDEO).  Nella cupa luce del tramonto, i lampi dei cannoni sfrecciano veloci da una parte all’altra del teleschermo. Dietro quelle inquadrature, le voci e i racconti di chi, questo conflitto, deve subirlo. Come gli operatori dell’Agenzia per gli aiuti alla Palestina delle Nazioni Unite, la missione dell’Onu che ha, come mandato ’storico’ di gestire le innumerevoli crisi umanitarie in cui rimangono coinvolti i  palestinesi.

 

Sami Mshasha, il portavoce, risponde da Gerusalemme. Nella Striscia, intrappolati dai combattimenti tra le migliaia di soldati che l’hanno invasa e i miliziani di Hamas, ci sono almeno diecimila impiegati dell’Unrwa, e Mshasha riporta i loro racconti, dopo averne sentiti alcuni  nelle ultime ore per telefono. Storie e resoconti che hanno un solo protagonista: la popolazione civile. “I combattimenti di  terra hanno costretto tutto il nostro personale a sospendere le attività a Gaza. I nostri posti di pronto soccorso non funzionano più, le forniture agli ospedali sono interrotte. Decine di persone, che avevamo   ricoverato dopo che erano state ferite negli attacchi aerei degli ultimi sette giorni, ora rischiano di non ricevere l’assistenza necessaria. Possono morire. C’è poi, l’emergenza alimentare: migliaia e migliaia di persone dipendono dal nostro cibo e noi abbiamo dovuto sospendere la distribuzione che avevamo iniziato ieri, prima del lancio dell’offensiva terrestre. Una situazione disperata – continua il portavoce dell’Unrwa – aggravata dal fatto che gli aiuti umanitari non riuscivano a entrare nella Striscia ancora prima dell’inizio delle ostilità perché gli israeliani avevano chiuso i valichi per motivi di sicurezza”.

Cibo  e medicine (non delle agenzie umanitarie)  entravano  anche attraverso i tunnel scavati al confine con l’Egitto, usati per il contrabbando del cibo, delle medicine, ma anche utilizzati per fare arrivare a Gaza i missili che poi i soldati di Hamas sparano sulle città meridionali di Israele. Ora, la maggior parte di quei cunicoli è  stata distrutta dagli aerei israeliani e non possono essere più utilizzati. “Ma c’è un’altra emergenza – racconta Sami Mshasha – Manca acqua. Gli acquedotti non funzionano. Il sistema di distribuzione  dell’acqua, palazzo per palazzo, è saltato. Le pompe utilizzate per l’erogazione dell’acqua vanno a benzina e lì a Gaza è finito anche il carburante”. Tra poco finirà anche negli ospedali, dove  la situazione già drammatica, diventerà un vero e proprio inferno per i feriti. Se riusciranno ad arrivarci. Il portavoce dell’Agenzia Onu per la Palestina spiega che le loro ambulanze non possono raggiungere i luoghi dove si combatte. I feriti vengono abbandonati per strada, insieme ai morti. Non solo miliziani, ma anche civili, finiti sulla  linea del fuoco. Che neppure  i funzionari della Croce Rossa Internazionale riescono a raggiungere. Sugli scontri, Sami Mshasha, non può dare informazioni. Non è compito di un funzionario delle Nazioni Unite entrare nei particolari di un conflitto bellico. Non può parlare delle cannonate, dello scambio di colpi di mortaio, o delle raffiche di mitragliatrice che si registrano da ore a Gaza City; non può spiegare in quali punti della Striscia si combatte.

Può raccontare un altro elemento del dramma: gli sfollati. Sono sempre di più, centinaia, ma, spiega, non possono raggiungere i rifugi che sono stati costruiti dall’Unrwa. “Le persone affidate a noi  sono state ospitate nelle nostre scuole di Rafah o Khan Younis, ma molti non hanno il coraggio di lasciare le loro case per raggiungere i nostri rifugi e mettersi così al sicuro”. Una popolazione terrorizzata, con la maggior parte dei bambini – racconta ancora Mshasha – traumatizzati dalle bombe”. Un dramma che rischia di diventare sempre più grave con il passare delle ore e dei giorni.

 

ply

     

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Il 5 Gennaio 2009 alle 17:50 Crisi a Gaza: e se ora attaccasse anche Hezbollah? » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Rischio di catastrofe umanitaria - Voci da Gaza sotto le bombe - Ecco perché l’Operazione Piombo fuso durerà a lungo [...]

Il 7 Gennaio 2009 alle 15:27 Tre ore di cessate il fuoco a Gaza. Aperto un corridoio umanitario » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Perora Israele lancia segnali di disponibilità. ‘’Gerusalemme - ha reso noto un comunicato del gabinetto di guerra - ringrazia il presidente egiziano e il presidente francese per gli sforzi che stanno esercitando al fine di promuovere una soluzione che ponga fine alle attività terroristiche da Gaza e alla fine del contrabbando di armi da guerra dall’Egitto nella striscia di Gaza’’. E anche Hamas ha inviato l’altro ieri alcuni suoi emissari al Cairo per discutere del contenuto del piano Mubarak. Le polemiche però non finiscono con un parziale successo politico e diplomatico da parte di Hosni Mubarak e Nicolas Sarkozy. Anche perché le proposte franco-egiziane sono ancora allo studio delle rispettive parti. Il numero delle vittime palestinesi - più di seicento di cui 195 delle quali, secondo il ministro della Sanità palestinese, bambini - è eccezionalmente alto comparato a soli 11 giorni di guerra. Ma Israele è finito sotto accusa anche per aver bombardato una scuola gestita dall’Onu a Jabaliya, nel nord della Striscia di Gaza, uccidendo IERI quaranta persone. Erano quasi tutte civili.  “Gerusalemme non sapeva che c’erano civili lì nella scuola”  perché”Hamas ha sparato mortai da lì e per noi era un obiettivo militare”, ha detto Avi Pazner, portavoce del governo israeliano. Una tesi che non convince Christopher Gunness, portavoce del’Unrwa, l’agenzia Onu che si occupa dei rifugiati palestinesi:  “Al 99,9% non c’erano miliziani né loro attività nell’edificio e nel complesso che lo circonda. Se le regole della guerra sono state violate, i responsabili devono essere portati davanti alla giustizia”. Anche la presidenza ceca dell’Unione Europea si è dichiarata “profondamente disturbata”  “dalla perdita di vite civili in una scuola a Jabaliya risultata da un’azione militare israeliana”. Sulla questione delle vittime civili è tornato oggi anche Franco Frattini, ministro degli Esteri italiano: “Dal 30 dicembre è aumentato a un livello drammatico il numero delle vittime a Gaza. Certamente parte di queste vittime non sono combattenti delle milizie di Hamas, ma vittime innocenti palestinesi’’. Durante l’audizione presso la commissione Esteri delle due Camere, il numero uno della Farnesina non si è accontentato di avallare il piano franco-egiziano “per un immediato cessate il fuoco’’ che sia ‘’da subito temporaneo’’ ma che ‘’entro breve si trasformi in un cessate il fuoco permanente”. Ma ha anche lanciato una proposta: la trasformazione della missione europea del 2005 per il controllo del valico di Rafah in ‘’missione internazionale’’ con la partecipazione di forze arabe tra le quali anche dell’Autorita Nazionale palestinese, egiziane e turche. Ha però avvertito: perché una presenza  europea possa funzionare, occorre  “che Abu Mazen e l’Anp riprendano il controllo delle frontiere”.   Un’obiettivo che, nell’immediato, appare molto difficile da raggiungere, nella Gaza di Hamas. La guerra,  la più sanguinosa dal 1967,  è  diventata guerra di terra, con i soldati israeliani che combattono casa per casa in varie località della Strscia per “finire il lavoro” iniziato dall’aviazione e stringere in una morsa Gaza City. hamas: le news in tempo reale (fonte Google News)Army pushing into Gaza cities as Hamas rocket nears Tel Aviv - Baltimore SunFor Israel, 2006 Lessons but Old Pitfalls - New York TimesIn Fatah-Governed West Bank, Solidarity With Hamas - New York TimesClout, politics behind Turkish diplomacy over Gaza - ReutersWH adviser: Iran poses top challenge for Obama - The Associated Press [...]

Il 7 Gennaio 2009 alle 20:49 Crisi a Gaza: spiragli di pace. Ma la guerra prosegue » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] È durata solo tre ore, come previsto, l’apertura di un corridoio umanitario per far passare gli aiuti alla popolazione di Gaza. Allo scadere della tregua, verso le quindici ora italiana, sono ripresi tanto i combattimenti in alcune aree popolate della Striscia quanto i lanci di missili Qassam verso le città di confine, Asqelon e Sderot. L’aviazione israeliana ha ricevuto  ordine, dopo la tregua, di intensificare i bombardamenti contro gli obiettivi sensibili dove potrebbero trovarsi le fabbriche di armi dei miliziani. Su Rafah, nella zona dei tunnel del contrabbando, sono stati lanciati migliaia di volantini per informare la popolazione di un’imminente bombardamento. Nonostante i chiaroscuri sul terreno,  però,  la decisione israeliana di aprire  un corridoio umanitario e cessare i bombardamenti per tre ore al giorno è un segnale che induce gli analisti a un cauto ottimismo. Gerusalemme - fanno sapere le fonti citate dall’Ansa - condivide l’impostazione generale del piano Mubarak -Sarkozy per una tregua. Punta però, prima di approvarla, a modificare alcuni dettagli per nulla trascurabili per rendere effettivamente sicure le sue frontiere. Hamas, che pure non è ufficialmente considerata una parte negoziatrice dal piano, non ha a sua volta chiuso le porte all’iniziativa diplomatica. Duramente colpita dall’Operazione israeliana, la sua dirigenza politica invia, da Damasco, segnali di vaga disponibilità purché Israele cessi le operazioni militari, siano riaperti i valichi di frontiera e finisca il blocco economico contro Gaza. Piano Sarkò all’Onu. L’accordo franco egiziano consentirebbe a entrambe le parti di portare a casa qualche risultato senza perdere la faccia. Gerusalemme otterebbe un impegno di Egitto, Stati Uniti, Autorità Palestinese ad assicurare l’impermeabilità delle frontiere, in particolare dei quindici chilometri di tunnel del corridoio Philadelphia tra Gaza e Egitto attraverso cui passano le armi di contrabbando ai miliziani di Hamas. Ai palestinesi sarebbero invece assicurati, oltre all’interruzioni delle operazioni militari, alcuni punti di passaggio sulla linea di frontiera, come previsto dagli accordi del 2005, per porre fine al blocco che sta strangolando l’economia di Gaza. Anche al Palazzo di Vetro proseguono gli sforzi diplomatici. Il ministro francese Bernard Kouchner, presidente di turno del Consiglio di Sicurezza, il segretario di Stato Usa Condoleezza Rice e il segretario britannico al Foreign Office David Milliband  stanno tentando di giungere ad un accordo sulla crisi a Gaza con i loro colleghi dei paesi arabi presenti a New York. Secondo fonti diplomatiche, l’obiettivo della presidenza francese è di giungere ad una intesa, se possibile entro oggi, su un testo non vincolante, una cosidetta ‘dichiarazione presidenziale’ che deve pero’ essere approvata all’unanimità. Il testo, di cui i ministri stanno mettendo a punto i dettagli, avrebbe tre obiettivi, secondo le fonti: primo, appoggiare l’iniziativa franco-egiziana per un cessate il fuoco tra Israele e Hamas; secondo, offrire una prospettiva per il futuro; terzo, permettere ai ministri arabi di tornare a casa con qualcosa di concreto in mano. hamas: le news in tempo reale (fonte Google News)TIMELINE: Israeli-Hamas violence since truce ended - ReutersDeepening Israeli assault on Hamas divides Arab world - Christian Science MonitorDiplomats push Syria to pressure ally Hamas - The Associated PressDiplomat: Hamas Willing To Seek "Solution" - CBS NewsIsrael Puts Media Clamp on Gaza - New York Times [...]

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