- Tags: Gaza, Israele, Qassam
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Carri armati in città anche nel sud della Striscia. L’offensiva israeliana, giunta ormai al dodicesimo giorno, non conosce tregua. Così come i lanci di razzi sulle città a nord del confine, che oggi sono arrivati a ferire una neonata israeliana nella città di Gedera, ad appena trenta chilometri da Tel Aviv, secondo quanto riferito dal Jerusalem Post. Anche le città di Ashdod, Yavne e Beer Sheva sono sottoposte alla pioggia di Qassam. A Gaza intanto i combattimenti sono ormai nelle città: a Khan Junis, nel sud della Striscia, e a Deir el Balah, nel centro, le truppe ebraiche combattono nelle strade contro i miliziani di Hamas. A Jabaliya, nel nord, un tank israeliano ha centrato una scuola dell’Onu usata come rifugio dalla popolazione: almeno quaranta i morti. Per l’esercito israeliano sono più di 130 i combattenti islamici uccisi dall’inizio di “Piombo fuso”. Solo quattro i soldati con la stella di Davide caduti, tutti per fuoco amico. Ma la vera mattanza si ha fra i civili: secondo fonti palestinesi il bilancio delle vittime di “Piombo fuso” è arrivato a 560 vittime, oltre 100 delle quali bambini. Più di tremila i feriti, in condizioni disastrose per l’assenza di elettricità e medicinali negli ospedali. Tanto che Pierre Kraehenbuehl della Croce Rossa Internazionale ha dichiarato “La crisi umanitaria è totale”, nonostante Israele permetta l’ingesso di aiuti per la popolazione da nord.
Contrariamente alle operazioni militari, avanza poco l’offensiva diplomatica. Israele respinge tutti gli appelli per un cessate il fuoco e gli Usa, per bocca del presidente Bush, vincolano lo stop dell’offensiva alla fine dei lanci di razzi da parte di Hamas. Il leader Anp Abu Mazen ha dichiarato di non voler approfittare delle difficoltà di Hamas. Tony Blair, rappresentante del “quartetto” per il dialogo in Medio Oriente, sotto accusa per essersi recato solo sabato a Gerusalemme, ha chiesto la chiusura del tunnel tra l’Egitto e Gaza come condizione indispensabile per l’avvio di una negoziazione. Il più attivo sul terreno diplomatico appare il presidente franese Nicolas Sarkozy, che oggi è andato in Siria a parlare con il premier Bashar Assad. “Chiediamo una tregua immediata” ha detto, “la violenza non è la solzione. La Francia lavora per la pace insieme a Turchia e Siria, ma il lancio di missili di Hamas deve cessare”, mentre il premier siriano è tornato a chiedere un “Summit dei capi di Stato arabi”.Nel pomeriggio Sarkozy si è spostato in Libano dove ha incontrato il presidente Suleyman. Successivamente, è tornato in Egitto per incontrare Hosni Mubarak. Un tour de force per il presidente che ha suscitato le domande dei parlamentari francesi. Il premier François Fillon, rispondendo a loro, ha detto: “Il presidente è ancora in Medio Oriente perché ritiene ci sia uno spiraglio per un cessate il fuoco”. E si è fatto sentire per la prima volta anche il futuro presidente americano Barack Obama: le agenzie riportano una sua dichiarazione in cui si dice “molto preoccupato per l’alto numero di vittime civili”.Fino ad ora Obama era rimasto sempre in silenzio sulla questione per non sovrapporsi all’uscente George Bush.
- Martedì 6 Gennaio 2009

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Il 6 Gennaio 2009 alle 13:48 Guerra a Gaza: la debolezza dei regimi arabi moderati » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Gaza, l’esercito nel sud della Striscia. Blair: “chiudere il tunnel dall’Egitto” [...]
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