- Tags: Abu Mazen, Gaza, Hamas, Israele, Tzipi-Livni
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È durata solo tre ore, come previsto, l’apertura di un corridoio umanitario per far passare gli aiuti alla popolazione di Gaza. Allo scadere della tregua, verso le quindici ora italiana, sono ripresi tanto i combattimenti in alcune aree popolate della Striscia quanto i lanci di missili Qassam verso le città di confine, Asqelon e Sderot. L’aviazione israeliana ha ricevuto ordine, dopo la tregua, di intensificare i bombardamenti contro gli obiettivi sensibili dove potrebbero trovarsi le fabbriche di armi dei miliziani. Su Rafah, nella zona dei tunnel del contrabbando, sono stati lanciati migliaia di volantini per informare la popolazione di un imminente bombardamento. Nonostante i chiaroscuri sul terreno, però, la decisione israeliana di aprire un corridoio umanitario e cessare i bombardamenti per tre ore al giorno è un segnale che induce gli analisti a un cauto ottimismo. Gerusalemme - fanno sapere le fonti citate dall’Ansa - condivide l’impostazione generale del piano Mubarak -Sarkozy per una tregua. Punta però, prima di approvarla, a modificare alcuni dettagli per nulla trascurabili per rendere effettivamente sicure le sue frontiere. Hamas, che pure non è ufficialmente considerata una parte negoziatrice dal piano, non ha a sua volta chiuso le porte all’iniziativa diplomatica. Duramente colpita dall’Operazione israeliana, la sua dirigenza politica invia, da Damasco, segnali di vaga disponibilità purché Israele cessi le operazioni militari, siano riaperti i valichi di frontiera e finisca il blocco economico contro Gaza.
Piano Sarkò all’Onu. L’accordo franco egiziano consentirebbe a entrambe le parti di portare a casa qualche risultato senza perdere la faccia. Gerusalemme otterebbe un impegno di Egitto, Stati Uniti, Autorità Palestinese ad assicurare l’impermeabilità delle frontiere, in particolare dei quindici chilometri di tunnel del corridoio Philadelphia tra Gaza e Egitto attraverso cui passano le armi di contrabbando ai miliziani di Hamas. Ai palestinesi sarebbero invece assicurati, oltre all’interruzioni delle operazioni militari, alcuni punti di passaggio sulla linea di frontiera, come previsto dagli accordi del 2005, per porre fine al blocco che sta strangolando l’economia di Gaza. Anche al Palazzo di Vetro proseguono gli sforzi diplomatici. Il ministro francese Bernard Kouchner, presidente di turno del Consiglio di Sicurezza, il segretario di Stato Usa Condoleezza Rice e il segretario britannico al Foreign Office David Milliband stanno tentando di giungere ad un accordo sulla crisi a Gaza con i loro colleghi dei paesi arabi presenti a New York. Secondo fonti diplomatiche, l’obiettivo della presidenza francese è di giungere ad una intesa, se possibile entro oggi, su un testo non vincolante, una cosidetta ‘dichiarazione presidenziale’ che deve pero’ essere approvata all’unanimità.
Il testo, di cui i ministri stanno mettendo a punto i dettagli, avrebbe tre obiettivi, secondo le fonti: primo, appoggiare l’iniziativa franco-egiziana per un cessate il fuoco tra Israele e Hamas; secondo, offrire una prospettiva per il futuro; terzo, permettere ai ministri arabi di tornare a casa con qualcosa di concreto in mano.
- Mercoledì 7 Gennaio 2009
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Il 8 Gennaio 2009 alle 11:00 Selva di Katiuscia dal Libano: ora attacca anche Hezbollah » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] All’indomani della decisione di Gerusalemme di aprire per tre ore al giorno un corridoio umanitario verso Gaza, segno di una teorica disponibilità ad accettare il piano franco-egiziano, i guerriglieri libanesi hanno aprto un nuovo fronte a nord, lanciando questa mattina almeno cinque razzi Katiuscia (di gettata assai più lunga dei Qassam palestinesi) sull’alta Galilea occidentale, nei pressi di Nahariya, in prossimità del confine col Libano. Ci sarebbero alcuni feriti. A questi lanci ha fatto seguito la risposta di Israele, che ha a sua volta sparato con lanci di artiglieria in direzione del territorio libanese. Secondo fonti dell’esercito israeliano, i razzi non sarebbero stati sparati direttamente da Hezbollah ma da un’organizzazione palestinese affine presente nel Libano del sud, roccaforte delle milizie sciite. La guerra del 2006. Già nei giorni scorsi il ministro della Difesa Ehud Barak aveva parlato del rischio dell’apertura di un secondo fronte al nord. Mettendo in stato d’allerta tutti i riservisti. L’area al confine tra Libano e Israele fu teatro della guerra-lampo dell’agosto 2006 conclusasi con la sostanziale vittoria delle milizie sciite libanesi di Hezbollah e l’arrivo della missione internazionale al confine. L’ultimo bombardamento con razzi dal Libano su Israele risaliva invece al giugno dell’anno scorso, ed era stato effettuato da estremisti palestinesi. L’odierno scambio di colpi è stato confermato anche da fonti delle forze di sicurezza di Beirut, ma Hamas ha fatto sapere di non essere coinvolta nell’attacco sferrato stamane dal Libano del sud. Gaza: le news in tempo reale (fonte Google News)Israelis Honor Fallen Soldiers, While Seeing the Gaza Campaign as … - New York TimesGaza conflict has potential to draw in Hezbollah - Los Angeles TimesAmbulance trip from Gaza a harrowing ordeal - USA TodayOil dips as traders weigh weak demand, Gaza clash - The Associated PressJewish girl beaten in Paris over Gaza - Jewish Telegraphic Agency [...]
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