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Il piano franco-egiziano per un cessate il fuoco ha ottenuto un primo, significativo, risultato: la sospensione dei bombardamenti israeliani e l’apertura di un corridoio umanitario tra Israele e la Striscia di Gaza per tre ore al giorno (dalle 13.00 alle 16.00 ora locale) “a partire da oggi” ha detto un portavoce dell’esercito. L’obiettivo di medio termine del piano diplomatico franco-egiziano (sostenuto da Usa, Ue, Onu) è in realtà più ambizioso: arrivare in tempi brevi a un cessate il fuoco permanente tra le parti in vista di un vertice bilaterale in Egitto che abbia come obiettivi la fine dell’embargo contro Gaza, la cessazione del lancio dei Kassam (il vero casus belli dell’Operazione Piombo Fuso) e l‘impegno del Cairo a rendere impermeabile il cosiddetto “Corridoio Filadelfia”, la frontiera tra Egitto e Gaza sotto la quale passano i tunnel usati dai miliziani palestinesi per rifornirsi di armi.
Perora Israele lancia segnali di disponibilità. Soprattutto sulla parte che riguarda la cessazione delle attività terroristiche e il contrabbando di armi da guerra dall’Egitto nella striscia di Gaza. Ma non c’è ancora la piena accettazione della tregua, come dichiarato in un primo momento da Sarkozy secondo il quale Anp e Israele avecano accettato il piano franco egiziano. I colloqui sono ancora in corso.
Le polemiche però non finiscono con questo parziale successo politico e diplomatico. Anche perché le proposte sono ancora allo studio delle rispettive parti. E il numero delle vittime palestinesi - più di seicento di cui 195 delle quali, secondo il ministro della Sanità palestinese, bambini - continua a crescere. Israele è finito ieri sotto accusa per aver bombardato una scuola gestita dall’Onu a Jabaliya, nel nord della Striscia di Gaza, uccidendo quaranta persone. Erano quasi tutte civili. “Gerusalemme non sapeva che c’erano civili lì nella scuola” perché”Hamas ha sparato mortai da lì e per noi era un obiettivo militare”, ha detto Avi Pazner, portavoce del governo israeliano. Una tesi che non convince Christopher Gunness, portavoce del’Unrwa, l’agenzia Onu che si occupa dei rifugiati palestinesi: “Al 99,9% non c’erano miliziani né loro attività nell’edificio e nel complesso che lo circonda. Se le regole della guerra sono state violate, i responsabili devono essere portati davanti alla giustizia”. Ma anche la presidenza ceca dell’Unione Europea si è dichiarata “profondamente disturbata” “dalla perdita di vite civili in una scuola a Jabaliya risultata da un’azione militare israeliana”.
Sulla questione delle vittime civili è tornato oggi anche Franco Frattini, ministro degli Esteri italiano: “Dal 30 dicembre è aumentato a un livello drammatico il numero delle vittime a Gaza. Certamente parte di queste vittime non sono combattenti delle milizie di Hamas, ma vittime innocenti palestinesi”. Durante l’audizione presso la commissione Esteri delle due Camere, il numero uno della Farnesina non si è accontentato di avallare il piano franco-egiziano “per un immediato cessate il fuoco” che sia ”da subito temporaneo” ma che ”entro breve si trasformi in un cessate il fuoco permanente”. Ma ha anche lanciato una proposta: la trasformazione della missione europea del 2005 per il controllo del valico di Rafah in ”missione internazionale” con la partecipazione di forze arabe tra le quali anche dell’Autorita Nazionale palestinese, egiziane e turche. Ha però avvertito: perché una presenza europea possa funzionare, occorre “che Abu Mazen e l’Anp riprendano il controllo delle frontiere”. Un’obiettivo che, nell’immediato, appare molto difficile da raggiungere, nella Gaza di Hamas. La guerra, la più sanguinosa dal 1967, è diventata guerra di terra, con i soldati israeliani che combattono casa per casa in varie località della Strscia per “finire il lavoro” iniziato dall’aviazione e stringere in una morsa Gaza City.
- Mercoledì 7 Gennaio 2009
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