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È caduto nel vuoto l’appello dell’Onu per un cessate-il-fuoco “immediato e duraturo” nella Striscia di Gaza. Poco dopo la fine della tregua “umanitaria” di tre ore, alle 15, il gabinetto di sicurezza del governo israeliano ha votato a favore del proseguimento dell’offensiva. Per il ministro degli Esteri israeliano, Ehud Olmert, la richiesta del Consiglio di Sicurezza è “irrealizzabile”, “non può funzionare”, e l’offensiva “andrà avanti. Il ministro degli Esteri, Tzipi Livni, ha avvertito che lo Stato ebraico “agirà soltanto sulla base delle proprie valutazioni” ed eserciterà “il diritto all’auto-difesa”. Dal canto suo Hamas ha fatto sapere, tramite una fonte del gruppo dirigente a Beirut, Raafat Morra, di non poter accettare la risoluzione perché non è nell’interesse del popolo palestinese.
Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha espresso “apprezzamento” per la risoluzione che, ha osservato, invia “un messaggio chiaro per un cessate il fuoco permanente” e un “invito pressante, che riproponiamo al governo israeliano, di consentire il flusso degli aiuti umanitari alla popolazione civile palestinese”. Il capo della diplomazia italiana ha ricordato che “Roma sta preparando un’iniziativa umanitaria e che prima di parlare di risoluzioni di medio periodo serve che vi sia un cessate il fuoco effettivo e garantito” e che gli aiuti umanitari raggiungano i civili colpiti dall’offensiva israeliana.
Il Guardian: Obama pronto al dialogo con Hamas. Secondo il quotidiano britannico, Barack Obama sarebbe pronto a smarcarsi dalla precedente amministrazione e a dialogare con il movimento islamico Hamas per cercare una soluzione al conflitto in corso a Gaza. Il giornale britannico, che cita fonti vicine alla nuova amministrazione, afferma che i contatti dovrebbero avvenire attraverso i servizi di intelligence Usa. Ma l’amministrazione uscente ha avvertito che la situazione non migliorerà fino a quando Hamas continuerà a lanciare razzi contro Israele e si e’ detta “molto preoccupata” per la situazione umanitaria.
L’Onu accusa Israele. Intanto l’ufficio dell’Onu per il Coordinamento degli affari umanitari ha messo lo Stato ebraico sotto accusa denunciando, sulla base del racconto di testimoni oculari, un episodio risalente al 4 gennaio: a Zeitoun, un quartiere di Gaza città, soldati israeliani avrebbero costretto circa 110 palestinesi, “la metà dei quali erano bambini”, a radunarsi in una casa monofamiliare, ordinando loro di rimanere all’interno; ma 24 ore dopo l’abitazione e’ stata bombardata. I morti sarebbero stati come minimo trenta.
Da Baghdad a Caracas, da Sarajevo a Kuala Lumpur, migliaia di persone sono scese in piazza per il secondo venerdì della rabbia. Particolarmente violenti gli scontri a Ramallah e a Nairobi, dove si contano diversi feriti.
- Venerdì 9 Gennaio 2009

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