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Guerra di Gaza: arabi contro arabi

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  • Tags: Egitto, Gaza, Hamas, Hezbollah, Israele, Libano, Medio Oriente, Palestina
  • 7 commenti

Libano lancia razzi su Israele

Di Giovanni Porzio

La guerra non si combatte solo a Gaza. Mentre i carri armati israeliani cannoneggiano le infrastrutture civili e militari di Hamas e si attestano tra le macerie delle colonie ebraiche evacuate da Ariel Sharon nell’agosto 2005, un altro pericoloso conflitto infiamma il Medio Oriente: quello tra i Paesi arabi legati all’Occidente (Egitto, Giordania, Arabia Saudita) e gli stati radicali (Iran e Siria) che armano Hezbollah e i miliziani delle brigate Ezzedin al-Qassam. È una guerra sotterranea per la leadership politica del mondo islamico, spaccato tra sciiti e sunniti, estremisti e moderati, laici e integralisti. Incapaci di superare i contrasti che li dividono persino sulla logora e abusata bandiera della questione palestinese. L’ennesima, insanabile frattura si è consumata nella generale indifferenza la scorsa settimana al vertice della Lega araba al Cairo: una “riunione d’emergenza” conclusasi in un nulla di fatto, scandita da rituali attestazioni di solidarietà per le vittime dell’operazione Piombo fuso, appelli al cessate il fuoco e imbarazzate accuse tanto a Israele quanto a Hamas.

“Mentre le piazze, da Tripoli ad Amman, si riempivano di cortei di protesta” commenta Nabil Abdel Fattah, analista del Centro di studi strategici Al-Ahram “il panarabismo si è rivelato per quello che è diventato: uno slogan ormai privo di significato, un simulacro pieno di crepe”. Le ambizioni egemoniche di Teheran sono evidenti. L’Iran di Mahmoud Ahmadinejad ha consolidato la propria influenza politica e religiosa in Iraq, nel Libano meridionale e nella Striscia di Gaza, alle porte del Sinai.

L’alleanza militare tra gli integralisti sunniti di Hamas, gli ayatollah iraniani e gli sciiti di Hezbollah rappresenta un rischio intollerabile, non solo per lo stato ebraico. “È una minaccia per tutti i Paesi arabi” avverte il ministro degli Esteri israeliano Tzipi Livni. In primo luogo per l’Egitto e le monarchie del Golfo, accusati di complicità con Gerusalemme: il leader di Hezbollah, lo sceicco Hassan Nasrallah, artefice della “vittoria” dell’agosto 2006 contro Israele e del successivo riarmo delle sue milizie (nonostante la presenza dei caschi blu dell’Unifil l’arsenale di Hezbollah disporrebbe oggi di oltre 40 mila missili), ha invocato una rivolta contro il regime di Hosni Mubarak, che ha stigmatizzato la “selvaggia aggressione” israeliana ma ha sigillato il valico di Rafah, impedendo la fuga in Egitto ai palestinesi della Striscia. Il comportamento ambiguo del rais è comprensibile. In Egitto, malgrado una dura repressione poliziesca, l’Islam militante continua a reclutare adepti e i Fratelli musulmani, di cui Hamas è una costola ideologica, sono il principale partito di opposizione. Dall’operazione Piombo fuso Mubarak ha tutto da guadagnare. E negli ultimi mesi, benché impegnato nel vano sforzo di riconciliare Hamas con al-Fatah, ha lavorato in segreto con Israele, con gli Stati Uniti (generosi dispensatori di aiuti economici e militari al Cairo) e con il presidente dell’Anp, Abu Mazen-Mahmud Abbas, per isolare il movimento islamista. Allo stesso tempo ha chiuso gli occhi sui traffici clandestini alla frontiera di Rafah: dai tunnel ora in parte distrutti dall’aviazione israeliana i contrabbandieri trasportavano, con le armi e gli esplosivi, medicinali, carburante e generi alimentari indispensabili alla sopravvivenza della popolazione di Gaza, strangolata dall’embargo israeliano. E il rais temeva che senza la valvola di sfogo del mercato nero migliaia di palestinesi affamati si sarebbero riversati in Egitto, assieme ai miliziani di Hamas. Anche per questo, adesso, il confine resta chiuso, presidiato dall’esercito e dagli agenti del Mukhabarat.

Libano lancia razzi su Israele

Ma è un azzardo quello di Mubarak. La sua credibilità è ai minimi storici: alla vigilia dell’offensiva aveva ricevuto al Cairo Tzipi Livni, alimentando il sospetto che fosse stato preventivamente informato dell’attacco israeliano. E dall’esito del conflitto uscirà in ogni caso indebolito: se Hamas non fosse sconfitto, ma anche se Israele conseguisse un successo che l’opinione pubblica araba attribuirebbe, almeno in parte, all’ondivaga politica del rais. Altrettanto critica è la posizione di Mahmud Abbas, il cui mandato in scadenza a gennaio è stato prorogato di un anno. Le sue tardive parole di condanna per l’offensiva a Gaza non sono servite a placare l’ira degli arabi di Israele e dei palestinesi della Cisgiordania, che lo accusano di connivenza con il nemico e minacciano una nuova intifada nei territori occupati, dove la legittimità dell’Anp appare sempre meno scontata. Anche la Giordania e l’Arabia Saudita sono sulla difensiva: la polarizzazione dello scontro tra Paesi moderati e radicali rischia di destabilizzare i regimi arabi più vicini all’Occidente.

Televisioni e giornali iraniani e siriani si scagliano senza sosta contro i governi che il colonnello libico Muammar Gheddafi ha marchiato in tre parole: “deboli, vigliacchi, disfattisti”. E la propaganda incendia le strade: gruppi di manifestanti hanno assalito il consolato egiziano ad Aden, nello Yemen; a Teheran gli studenti hanno attaccato l’ambasciata britannica; violente dimostrazioni si sono svolte a Beirut, Amman, Damasco, Il Cairo, Ramallah, Giacarta e persino a Kabul. “Non c’è più margine per il dialogo” afferma sconsolato Muhammad al- Masri, ricercatore al Centro di studi strategici di Amman. “Chi tace è considerato colluso con Israele e gli Stati Uniti”. Tace, preoccupato, il sovrano saudita Abdullah, che nel 2002 a Beirut aveva sponsorizzato il piano di pace panarabo e che era in trattativa con la Siria per risolvere il lungo contenzioso tra i due Paesi, ora nuovamente congelato. Anche la posizione di Riad è ambigua. Alleato di ferro di Washington e primo fornitore arabo di greggio agli Stati Uniti, il regno wahhabita è il più esposto agli urti dello sciismo militante e degli ayatollah di Teheran. Ma attraverso le sue fondazioni religiose è al tempo stesso uno dei principali finanziatori di Hamas. Tace, dopo la formale richiesta di porre fine al massacro di Gaza, anche il presidente siriano Bashar al-Assad, che vede sfumare la speranza di un accordo con Israele sulla restituzione delle alture del Golan. I negoziati indiretti inaugurati in maggio con la mediazione turca sono stati sospesi. Le sue caute aperture all’Europa, tese a rianimare un’economia moribonda, soffocata da decenni di burocrazia socialista, si sono bruscamente arenate. E intanto sabato scorso è piombato a Damasco il capo del Consiglio supremo iraniano per la sicurezza nazionale, Said Jalili. Che ha incontrato due ospiti di Assad: i leader di Hamas e della Jihad islamica in esilio, Khaled Meshaal e Ramadan Abdullah Shallah. Il tentativo di riannodare i fili della diplomazia araba resta paradossalmente affidato a un membro della Nato: la Turchia. Paese chiave, per i suoi rapporti con Israele e con il mondo islamico.

Il premier Recep Erdogan ha sì definito un “crimine contro l’umanità” l’attacco a Gaza. Ma è un atto dovuto, un biglietto da visita per la sua prossima tournée al Cairo, Riad, Amman e Damasco che non può scalfire l’intesa strategica tra Ankara (prima capitale musulmana a riconoscere lo stato ebraico nel 1949) e Gerusalemme, legate dal 2000 da un trattato commerciale di libero scambio. E non solo. Le marine dei due Paesi conducono esercitazioni navali congiunte e le forze armate turche stanno negoziando l’acquisto dei satelliti spia israeliani Ofeq e dei missili Arrow. È inoltre in progetto la costruzione di un oleodotto dalla Turchia a Israele, attraverso la Siria. Erdogan punta a sostituire l’anziano e spompato rais del Cairo nel ruolo di mediatore tra i due schieramenti del mondo arabo. Ma le distanze sono ormai siderali. E finché sui teleschermi di Al-Jazeera continueranno a scorrere le immagini dei bambini di Gaza uccisi dalle granate israeliane, può solo sperare di raggiungere, nel migliore dei casi, un inutile compromesso di facciata.

Gli scontri

  • redazione
  • Sabato 10 Gennaio 2009
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Commenti

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Il 10 Gennaio 2009 alle 14:30 yukongold ha scritto:

Il punto piu delicato, è che lo stesso Mubarack, promotore assieme a Sarkosy per un piano di pacificazione, si rifiuta di avere ” a casa ” una forza multinazionale con i suoi confini con la striscia di Gaza, per un controllo “CERTO” che possa garantire la non “proliferazione” del traffico di armi attraverso i tunnel.
Da aggiungere anche, che sino ad oggi nessuna testata giornalistica in Italia ha valutato nonchè accennato, la presenza di ARMI NON CONVENZIONALI, quali quelle a base di Fosforo Bianco, delle Bombe GBU28-39 ( a base di Uranio inpoverito) che stanno usando le forze armate israeliane, le famose Clust-Bunker Bombs per distruggere i “Tunnel”.
Aggiungo un articolo apparso in data di ieri sul giornale israeliano “Haaretz”:

http://www.haaretz.com/hasen/s.....54158.html
03:24 09/01/2009
Il periodo della giustizia

Da Gideon Levy

“Questa guerra, forse più di quelle precedenti, sta esponendo le vere vene profonde della società israeliana.

Il razzismo e l’odio stanno elevando le loro teste, come è l’impulso per vendetta e la sete per l’anima. “L’inclinazione del comandante„ nelle forze di difesa d’Israele ora è “di uccidere altretanto il possibile,„ come i corrispondenti militari sulla televisione la descrivono. Ed anche se il riferimento è ai combattenti di Hamas, questa inclinazione ancora si sta raffreddando.

L’aggressione e la brutalità senza briglia sono giustificate come “esercitando l’attenzione„: l’equilibrio spaventoso dell’ anima - circa 100 morti palestinesi per ogni ucciso israeliano, non stanno sollevando alcune questioni, come se avessimo deciso che la loro anima vale cento volte più di meno della nostra, nel riconoscimento del nostro razzismo inerente.

Le persone di destra, i nazionalisti, i chauvinisti ed i militaristi sono l’unica legittima di “bon ton” in città.
Non li importuni circa umanità e la pietà.
Soltanto in periferia delle città può una voce della protesta essere ascoltata - illegittimo, bandito ed ignorato da copertura mediatica - piccolo ma coraggioso gruppo di ebrei e di arabi.

Accanto a tutto questo, un’altra voce, forse la più difettosa di tutte.
Ciò è la voce del giusto e dell’ipocrita.

Il mio collega, Ari Shavit, sembra essere il loro portavoce eloquente.

Questa settimana, Shavit ha scritto qui:
(“Israele deve raddoppiarsi, triplicare, quadruplica il relativo aiuto medico a Gaza,„ a Haaretz, al 7 gennaio):
“L’offensiva israeliana a Gaza è giustificata… soltanto una immediata iniziativa umanitaria generosa dimostrerà che persino durante la guerra brutale che è stata forzata su noi, ci ricordiamo che ci sono esseri umani dall’altro lato.„

A Shavit, che ha difeso la “giustezza” di questa guerra ed ha insistito che non debba essere persa, il prezzo è immateriale, come è il fatto che non ci sono vittorie in tali guerre ingiuste. Ed osa, nello stesso alito, predicare “l’umanesimo.„

Shavit desidera affinchè noi uccidiamo ed uccidiamo ed in seguito installare gli ospedali da campo e trasmettere la medicina per la cura per il ferito?

Sa che una guerra contro una popolazione impotente, forse la più impotente nel mondo, a che non ha nessun posto per fuoriuscire, può soltanto essere crudele e spregevole.
Ma questa gente vuole sempre uscire perchè sembra buona. Butteremo le bombe sugli edifici residenziali ed allora tratterremo il ferito a Ichilov; sgraneremo i posti scarni del rifugio nelle scuole delle Nazioni Unite ed allora riabiliteremo quelle persone che abbiamo reso invalidi a Beit Lewinstein.
Spareremo ed allora grideremo, noi uccideremo ed allora deploreremo, ridurremo le donne ed i bambini come le macchine automatiche di uccisione ed inoltre conserveremo la nostra dignità.

Il problema è - non funziona appena quel senso.
Ciò è ipocrisia e autogiustizia ingiuriosa.
Coloro che fanno le richieste sempre per una più violenza senza riguardo per le conseguenze, sono almeno più onesti a questo proposito.

Non potete averli entrambi i sensi.
L’unica “purezza„ in questa guerra è “la purificazione dai terroristi,„ che realmente significa la semina delle tragedie orrende. Quelche sta accadendo a Gaza non è un disastro naturale, un terremoto o inondazione, per cui sarebbe il nostro dovere e il dovere di estendere una mano amica fino quelle ha interessato, trasmettere le squadre di salvataggio, come così amiamo fare.

Di tutta la fortuna marcia, tutti i disastri ora che accadono a Gaza sono causati da noi.
Il sussidio non può essere offerto con le mani macchiate di sangue.
La pietà non può germogliare dalla brutalità.

Tuttavia ci sono alcuni che ancora li vogliano entrambi i sensi.
Per uccidere indiscriminatamente e distruggere ed anche venire fuori osservando bene, con una coscienza pulita.
Per andare avanti con i crimini di guerra senza qualsiasi senso della colpevolezza pesante che dovrebbe accompagnarla.
Prende un certo nervosismo.
Chiunque giustifichi questa guerra inoltre giustifica tutti i relativi crimini.
Chiunque che predichi per questa guerra e credi giusta una strage, sta infliggendo non ha nessun diritto di parlare della moralità e dell’umanità.

Non ci è qualcosa come simultaneamente uccisione e consolidazione.

Questo atteggiamento è una rappresentazione fedele del sentimento israeliano di base e doppio che è stato con noi per sempre:
Per commettere affatto torto, ma ritenere puro nei nostri propri occhi.
Per uccidere, demolire, far morire di fame, imprigionare ed umiglire - e che sia corretto, non significa giustizia.

I “warmongers” (i preti o monaci della guerra) giusti non potranno concedersi questi lussi.

Chiunque giustifichi questa guerra inoltre giustifica tutti i relativi crimini.
Chiunque che la vede mentre una guerra difensiva deve avere la responsabilità morale delle relative conseguenze.
Chiunque che ora incoraggi i politici e l’esercito a continuare inoltre dovrà avere il contrassegno di Caino che sarà marcato a caldo sulla sua fronte dopo la guerra. Tutti coloro che sostiengono la guerra inoltre sostengono l’orrore.”

Poi ci lamentiamo che, nascano delle “insofferenze” di tipo raziale o di tipo “fobico” tra le comunità sia Islamiche che Ebree, o peggio ancora, degli “attentati” contro le nostre città occidentali, la “malaugurata” scelta dello “Scontro delle civiltà”.
Son oltre 60 anni con queste storie, la verità è che il “potentissimo occidente” non ha MAI voluto porre un fine a tutto ciò.
Aspettiamo gli eventi.

Il 11 Gennaio 2009 alle 2:25 shift ha scritto:

Le cose sono semplicissime.

Gaza e’ stata regalata ai palestinesi dagli israeliani contro gli interessi dei loro stessi cittadini che ormai vi vievano da tempo, avendola conquistata all’Egitto dopo l’aggressione da questi subita a suo tempo.

Per tutto ringraziamento i palestinesi tirano razzi quotidiani per un numero complessivo di 8000 fino ai giorni nostri, pur non essendoci piu’ alcun motivo visto che il territorio gli e’ stato addirittura regalato.

Hanno fatto migliaia di morti e danni dei beni israeliani, era del tutto normale che Israele alla fine reagisse.

Come vi trovereste voi se dopo aver regalato un vostro terreno a dei vostri nemicic acerrimi se questi per ringraziamento vi bombardano e vi uccidono parenti e familiari e dovete pure fornirgli medicinali, alimenti, cure e energia, mentre con i soldi che ricevono dall;occidente costoro si comprano e fanno affluire armi dall’Egitto?

La guerra e’ inevitabile, non tanto per uccidere indiscriminatamente, cosa che rientrerebbe comunque nel diritto di difesa di Israele, ma solo per colpire la frazione terroristica di Hamas.

L’unico guaio e’ che costoro si fanno scudo impunemente dei loro stessi figli per impedire agli israeliani di colpirli e nel caso opposto strillare propagandisticamente all’assassinio di innocenti, mentre i veri carnefici sono loro stessi.

La vera misura della barbarie dei palestinesi e’ proprio questa, non si fanno alcun scrupolo della morte dei loro figli e innocenti vari, mentre gli israeliani si devono preoccupare d’avere pieta’ di questi innocenti.

L’unica soluzione e’ quello di procedere nella guerra anche se qualche altro innocente dovesse morire, per salvaguardare tutti gli altri innocenti nel prossimo futuro, che si delinerebbe se si lasciassero le cose a meta’.

Come si dice: il dottore pietoso e’ quello che incide a fondo e non si fa distrarre dalle urla di dolore del paziente, che altrimenti si aggraverebbe e morirebbe veramente del tutto.

Il 11 Gennaio 2009 alle 16:16 yukongold ha scritto:

“Alla fine, questa guerra è un crimine verso di noi stessi, un crimine verso lo Stato d’Israele”

Penso che, quando si faccia del giornalismo,si debbano sentire, nonchè esaminare criticamente ed obiettivamente le “varie campane” del mondo mediatico, nella ricerca effettiva della verità, onde evitare talvolta quella disgustosa parola
” Malainformazione “, causata proprio dalla “Disinformazione”.

http://www.kibush.co.il/about......asp?lang=1

L’ “Occupation Magazine” è stato stabilito nell’ottobre 2004 da un gruppo di attivisti israeliani di anti-occupazione che sono stati disturbati dalla discrepanza crescente che abbiamo osservato fra la realtà nei territori occupati ed il senso in cui (ed è) è stato segnalato nei principali mezzi dinformazione.

La politica continua di colonizzazione nei territori occupati è malamente rappresentata tramite i media di comunicazione israeliano e degli Stati Uniti come
” una lotta contro il terrore” e una ” lotta per l’esistenza/securezza d’Israele “.

Ciò è mentre in realtà, le politiche di colonizzazione promuovono il terrore e mette in pericolo il futuro di entrambe le nazioni in questo paese.

Lo scopo di questo Web site è di fornire le informazioni ed il commento sugli sviluppi continui nei territori occupati in ebraico ed in inglese.
I redattori rappresentano una gamma delle opinioni quanto alla soluzione ottimale per il conflitto israelo-palestinese.
Tuttavia, siamo uniti nella credenza che una soluzione possibile deve essere basata sulla conclusione incondizionata all’occupazione militare israeliana e per principi di uguaglianza, di giustizia e di rispetto reciproco.

Gli editori di questo sito sono in ordine alfabetico:

Ofra Ben-Artzi
Sam Blatt
Daniel Breslau
Victoria Buch
Ilana Druker
Ruth Fleishman
Roni Hammermann
Dorit Hershkovitz
Rachel Hertz
Edna Kadman
Jacob Katriel
Adam Keller
Ofer Neiman
David Nir
Eddie Saar
Rama Yacobi
Beate Zilversmidt
Spesso siamo chiesti dai lettori che cosa sia per noi il significato:

“Territori” occupati;.

Nel nostro punto di vista, i territori occupati includono tutta la terra oltre il bordo 1967, che è stato occupato da Israele durante la guerra di sei giorni - la Riva a Ovest, compreso Gerusalemme orientale, la striscia di Gaza e le Alture del Golan. Il Web site mette a fuoco principalmente sulla Riva a Ovest e sulla striscia di Gaza, perché attualmente la maggior parte della violenza avviene là.

È notato che nella striscia di Gaza non è cessato di essere terra occupata come conseguenza di Sharon, soltanto la forma dell’occupazione è variabile.
La striscia di Gaza si è trasformata in in una prigione ampia, cordonata al fuori dal resto del mondo dall’esercito israeliano.

L’esercito continua la politica della distruzione graduale ma implacabile della striscia di Gaza, che è cominciata nell’inizio del Intifada di Al-Aqsa.
E’ cominciata molto prima dei razzi di Qassam su Sderot.
Anziché sicurezza, ha portato la violenza.

Il materiale relativo supplementare che può essere trovato in questo Web site, contengomno le politiche razziste della condizione d’Israele verso i relativi cittadini arabi, quali la distruzione delle case e dei campi beduini nel Negev, delle politiche edilizie discriminatorie all’interno della Linea Verde e la persecuzione delle figure pubbliche.

Lo scopo di questo attivismo fornisce informazioni su come VOI potete unire la lotta contro l’occupazione”.

Il 13 Gennaio 2009 alle 11:55 La rabbia delle piazza arabe: guarda i video » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Arabi contro arabi [...]

Il 16 Gennaio 2009 alle 18:47 shift ha scritto:

La guerra d’Israele contro Gaza e i terroristi di Hamas, che da 8 anni gli hanno tirato 8 MILA RAZZI PIENI DI TRITOLO, e’ più che legittima, qualsiasi nazione ha il diritto e dovere di difendersi e salvaguardare la vita e i beni dei propri cittadini, oltre che la tranquillità della vita di una nazione.

Neanche a dire che quelli di Gaza abbiano subito dei torti dagli israeliani, all’opposto hanno ricevuto gratis una terra con tutti gli annessi immobili che non gli spettava di diritto, essendo stata conquistata da Israele all’Egitto che l’occupava al tempo che aggredì, per ben tre volte, Israele e la sua esistenza stessa come nazione, a cui aveva pieno diritto internazionale.

Terra che apparteneva da decenni ad Israele per diritto internazionale di guerra, lavorata e incrementata dall’attività’, fatica e denaro dai suoi cittadini e tolta ad essi con un atto assurdo di politica interna atto ad accontentare dei fanatici senza Patria e senza diritti, per dimostrare la buona volontà degli israeliani a tutto il mondo, che da lontano faceva la morale senza chiedersi nemmeno come stessero le cose.

I palestinesi dopo averla occupata e distrutto tutto quanto costruito dagli israeliani, hanno pensato di ringraziare eleggendo dei terroristi fanatici con l’unica intenzione di distruggere Israele, il loro benefattore!

Invece di creare e prosperare, come farebbe qualunque nazione e popolo che ha visto riconosciuti miracolosamente i suoi interessi, hanno pensato solo a creare un industria di guerra, attaccando quotidianamente Israele con il lancio dei razzi suddetti e pretendendo pure che gli israeliani li rifornissero di medicinali, alimenti ed energia!

Sembra una barzelletta ma e’ tutto vero!

Penso che chiunque abbia subito da parte di delinquenti uccisioni di familiari e sapendo che costoro non contenti vi attaccano ancora e pretendono pure che gli diate da mangiare e da vivere, oltre che da curarsi, non credo che farebbe come gli israeliani, che hanno dovuto pazientare e subire tutta questa situazione assurda e incredibile.

Altro che i santi cristiani!

Adesso, dopo aver perso la pazienza, gli israeliani hanno deciso di farla finita con chi li uccide e tenta di farlo quotidianamente, cosa che chiunque dovrebbe dire: era ora!

Accade, invece, che i criminali di Hamas si nascondono dietro i loro figli e donne, oltre ad utilizzare luoghi che con la guerra non dovrebbero avere niente a che fare, come scuole, ospedali, edifici internazionali e moschee, per cercare di uccidere ancora e convincere il mondo di essere ancora vittime, una vera follia!

Pensano di convincere ancora il mondo che sono sempre le vittime e gli israeliani i carnefici, mentre e’ di tutta evidenza il contrario, visto che non hanno pietà nemmeno dei loro stessi figli e donne, mentre l’avversario israeliano si fa scrupoli nonostante il rischio per le loro stesse vite.

Penso che quando tutto questo passerà sui libri di storia, i nostri successori si chiederanno se non erano tutti quanti dei pazzi a permettere simili barbarie contro ogni evidenza.

In quanto ai disaccordi tra nazioni musulmane, non si tratta di una questione di disaccordo sugli obiettivi, ma sulle modalità per raggiungere gli obiettivi e su chi deve dirigere la danza.

Non direi che la prima fazione, quella sciita sia meglio di quella sunnita salafita o viceversa.

Entrambi vogliono la stessa cosa, conquistare il mondo, Israele per prima, ma hanno piani strategici diversi e diverso desiderio di potere.

Se non fosse che si bloccherebbe il rifornimento energetico dell’occidente una lite fra costoro con una guerra non mi farebbe piangere.

Dire che l’Egitto, l’Arabia Saudita e la Giordania sono amici dell’occidente e’ falso.

In Egitto sono nati i Fratelli Musulmani che hanno un partito d’opposizione molto forte e che e’ stato estromesso dal governo solo con la forza e i brogli elettorali.

L’Egitto inoltre ha diretto per ben tre volte l’attacco di tutte le nazioni arabe contro Israele, ed e’ solo perché sconfitto clamorosamente e duramente che se ne sta buono, ma nell’ombra rifornisce di armi attraverso i tunnel di confine i terroristi di Hamas, altro che amico dell’occidente!

L’Arabia Saudita, poi, ha finanziato e finanzia tutte le aggressioni musulmane in corso in varie nazioni africane costrette a subire l’islamizzazione forzata, come il Sudan, la Nigeria, il Kenya, la Somalia, ecc.

Finanzia la diffusione delle moschee in Europa e in America nella segreta speranza di conquistarci invadendoci pacificamente, per il momento, ma facendo sentire in seguito le loro decisioni appena avranno la maggioranza in occidente e potranno conquistarci o iniziare a farci subire la sharia e la “vera” fede.

Dulcis in fundo, gli attentatori dell’11 Settembre 2001 erano in maggioranza sauditi, 11 su 19 e diretti da un Saudita:Bin Laden, sfuggitogli di mano perché troppo desideroso di anticipare i tempi della Jihad agli “infedeli”, che non possono porre piede sulla terra saudita senza il loro permesso e neanche sognarsi di pregare il loro Dio “d’infedeli”, pena la morte e addirittura camminare e viaggiare su apposite corsie pedonali, da veri razzisti quali sono.

In quanto ai Giordani sono palestinesi diretti da un discendente della famiglia saudita, che si impossesso delle terre spettanti ad Israele come da Mandato Britannico, con il bene placido inglese.

Gli inglesi, si sa, promettono una cosa e ne fanno un’altra, tanto per vedere che casino che fa, tant’e’ che gli attuali disastri in Medio Oriente sono di loro diretta responsabilità, avendo promesso con trattati scritti una cosa e fattane un’altra.

Quindi cari giornalisti, non raccontiamoci delle balle, i musulmani sono tutti nostri nemici fin tanto che sono seguaci della loro cosiddetta religione, possono comportarsi in maniera difforme solo per convenienza nei rapporti diretti con l’occidente, ma il loro scopo unico e’ sempre quello della jihad, guerra santa e conquista del mondo, checché ne pensiate voi o noi tutti, perché glie lo comanda il Corano, che per loro e’ la parola diretta di Dio sempre valida nel tempo e in tutti i luoghi, e glie lo ricordano continuamente i loro “religiosi”, caso mai se ne dimenticassero frequentandoci.

Il 12 Ottobre 2009 alle 10:55 L’Onu discute il rapporto su Gaza. Israele: e se chiedessimo dossier sull’Afghanistan? - Mondo - Panorama.it ha scritto:

[...] il famoso rapporto Onu sulla violazione dei diritti umani da parte di Israele e di Hamas durante la guerra dello scorso inverno. E che dovrebbe essere discusso dal Consiglio di Sicurezza, a porte chiuse, [...]

Il 27 Ottobre 2009 alle 10:58 Divorzio in Medio Oriente: ecco come turchi e israeliani sono arrivati ai ferri corti - Mondo - Panorama.it ha scritto:

[...] tensioni, insomma, si sono accumulate per anni. E con l’ultima guerra, quella che si è combattuta nella Striscia di Gaza lo scorso inverno, sono davvero esplose. Il [...]

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