- Tags: Egitto, Gaza, Hamas, Hezbollah, Israele, Libano, Medio Oriente, Palestina
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A come Abu Mazen. Nato nel 1935 a Safed, allora parte del territorio mandatario britannico della Palestina, Mahmoud Ridha Abbas (il suo nome di battesimo) è il successore di Yasser Arafat alla guida di Al Fatah e dell’Autorità Nazionale Palestinese. È stato eletto presidente dell’Anp nel gennaio 2005, con oltre il 60%. Ma il voto fu boicottato dagli islamisti di Hamas. Ex militante della prima ora dell‘Organizzazione per la Liberazione della Palestina, Abu Mazen è considerato dagli israeliani e dagli americani l’unico interlocutore pragmatico (e legittimo) della galassia palestinese. Il problema, dopo il colpo di Stato a Gaza del giugno 2007, è che ci sono due «Palestine»: una moderata in Cisgiordania guidata dallo stesso Abu Mazen e una islamista a Gaza contro cui è stata scatenato, il 27 dicembre 2008, l’Operazione «Piombo Fuso». Che speranze può avere una trattativa in cui l’unico interlocutore credibile governa solo a Ramallah e, per di più, gode di un tasso di popolarità assai basso presso la sua gente?
B come Barak, Ehud. L’attuale ministro della Difesa israeliana è il militare più decorato della storia politica del Paese. Leader del partito laburista israeliano, tra le cui fila hanno militati uomini politici del calibro di Golda Meyr, Yitzhak Rabin e Shimon Peres, Barak è stato il primo ministro israeliano dal 1999 al 2001. Fu durante il suo mandato che Arafat fece l’errore, a Camp David, di rifiutare la più generosa proposta mai avanzata da Israele: la consegna del 93% dei Territori, congelando la questione di Gerusalemme a un futuro negoziato. Il tragico esito del no palestinese fu lo scoppio, nel settembre 2000, della seconda Intifada. Quella dove al posto delle pietre fecero la loro comparsa gli shahid, gli uomini-bomba imbottiti di tritolo che si facevano esplodere nei bar e sui bus delle città ebraiche.
C come coloni. Qualsiasi fosse la loro ispirazione politica, tutti i governi israeliani che si sono succeduti dalla vittoriosa guerra dei sei giorni del 1967 hanno proseguito la colonizzazione della West Bank creando un puzzle in cui insediamenti, basi militari e check point s’incastrano l’uno nell’altro rendendo impossibile la vita quotidiana dei cittadini palestinesi. È nel 2005 che l’allora premier Ariel Sharon, ex grande sponsor delle politiche di colonizzazione, decide di sgomberare Gaza. Un atto di «generosità» (mitigato dalla chiusura dei valichi dopo la vittoria di Hamas del gennaio 2006) cui gli islamisti che governano la Striscia hanno risposto intensificando il lancio dei missili Qassam verso le città di Asquelon e Sderot. Ottendendo in cambio quella che il portavoce dell’Unrwa ha definito la più «sanguinosa offensiva di guerra» dal 1967.
D come Damasco. Sin dal 1948 Damasco è nemico giurato di Israele e ha sempre partecipato alle guerre arabo-israeliane. Dopo la guerra dei sei giorni (6 giugno 1967) però la Siria ha perso le alture del Golan e da allora i rapporti tra Israele e Siria sono sempre stati tesi. I colloqui siro-israeliani per la restituzione del Golan, in corso da un anno grazie alla mediazione del primo ministro turco Tayyip Erdogan, sono stati interrotti il 27 dicembre dopo l’attacco di Israele su Gaza. Damasco, considerato il grande finanziatore degli Hezbollah libanesi, ospita anche Khaled Meshal, leader in esilio di Hamas. Bisogna ricordare inoltre il fatto che il Paese è ancora sotto osservazione per l’attentato del 14 febbraio 2005 a Beirut, che costò la vita all’ex premier libanese Rafiq Hariri.
E come Egitto. Dall’Egitto passano le armi dirette a Gaza, territorio egiziano fino al 1967, attraverso i tunnel del contrabbando. Ma il Cairo del presidente Mubarak è anche l’unico grande Paese confinante ad aver firmato la pace con Israele e ad avere un buon rapporto con l’Occidente. Promotore, negli ultimi giorni, di una grande iniziativa diplomatica con Sarkozy per arrivare a un cessate il fuoco, Mubarak ha un problema interno molto serio: Hamas è una succursale ideologica dei Fratelli musulmani egiziani, la principale organizzazione di opposizione egiziana. E se la guerra dovesse proseguire, per il regime di Mubarak, si aprirebbero tempi difficili, con il rischio di rivolte di piazza
F come Fatah. Al Fatah è il principale partito dell’Olp, l’organizzazione fondata a metà degli anni 60 da Yasser Arafat tra le cui fila milita anche Abu Mazen. Nata su posizioni nazionaliste e violentemente anti-israeliane Al Fatah ha riconosciuto, con gli accordi di Oslo, il diritto di esistenza di Israele. Un’evoluzione che potrebbe conoscere anche Hamas qualora dovesse allentarsi l’embargo contro Gaza? I diplomatici e gli israeliani ne dubitano. E la pioggia di Qassam di Hamas sulle città di confine sembra dar loro ragione.
G come Gerusalemme. È la capitale dello Stato ebraico dal 1967, ma non è ancora stata riconosciuta dalle Nazioni Unite le cui risoluzioni contro l’«occupazione» israeliana sono sempre rimaste lettera morta a causa anche del diritto di veto, in seno al Consiglio di Sicurezza, degli Stati Uniti. Gerusalemme è però anche la capitale simbolica degli arabo-palestinesi e la culla delle tre religioni monoteiste: cristianesimo compreso. Il suo status giuridico internazionale è perciò sempre oggetto di guerre e diatribe.
H come Hamas. Fondata dallo sceicco Ahmed Yassin Hamas (in arabo ardore) è nata alla fine degli anni 80 come un’organizzazione caritatevole che si occupava, non della guerra, ma degli orfani e dei problemi materiali di migliaia di palestinesi. È per questo che lo Shin Beth (il servizio segreto ebraico) ne ha favorito inizialmente la nascita in chiave anti-Olp nei Territori. Fu un tragico errore. Hamas è oggi, dopo la vittoria elettorale del gennaio 2006 e il putch di Gaza del giugno 2007, il più radicale nemico dello Stato ebraico. Il suo braccio militare sono le Brigate Ezzedim Al Qassam. E il suo sogno, sancito nella Carta costituzionale del partito, è la scomparsa d’Israele e la rinascita di una grande Palestina islamica.
K come Kadima. Cosa resta del partito fondato da Ariel Sharon che tre anni fa vinse le elezioni e divise il Likud? Il suo fondatore è in coma, il successore, Olmert è dimissionario per una storiaccia di tangenti, l’ultimo leader è l’energica ministro degli esteri, Tzipi Livni, che ha bisogno di imporsi nel suo stesso partito e di allontanare lo spettro di una vittoria di Benjamin Netanyahu, il leader del Likud (destra) che i sondaggi continuano a dare vincente quando manca un mese alle elezioni del 10 febbraio.
I come Intifada. Parola araba che significa “rivolta delle pietre”. La prima Intifada, iniziata nel 1987, si concluse con la firma, nel 1993, a Washington, degli accordi di Oslo del 1993 tra Rabin e Arafat. La seconda Intifada dei kamikaze, molto più sanguinaria, sancì invece il definitivo fallimento del processo avviato a Oslo e scoppiò nel settembre 2000 dopo la passeggiata di Sharon alla spianata delle moschee a Gerusalemme, considerato luogo sacro dai palestinesi della capitale israeliana.
L come Livni. 50 anni, ex agente del Mossad, figlia di due eroi di Irgun, l’organizzazione terroristica ebraica degli anni 40, l’attuale ministro degli Esteri ha un obiettivo: diventare la seconda donna, dopo Golda Meyr, a guidare lo Stato ebraico. Per ora ha conquistato la guida di Kadima ma non del governo. E deve far dimenticare ai suoi elettori i fallimenti del suo compagno di partito Ehud Olmert. La guerra, secondo gli ultimi sondaggi, potrebbe aiutarla.
M come Muro di Difesa. Voluto da Sharon per rendere difficile il passaggio dei kamikaze palestinesi, il Muro (costo previsto: un milione di dollari al chilometro) è tuttora in costruzione. I lavori sono cominciati nel giugno del 2002 intorno al distretto della città di Zububa, estremo nord della Cisgiordania, e nel luglio 2003 è stato completato il settore nord del tracciato, lungo 145 km: 132 km costituiti da un recinto elettronico mentre i restanti 13 km sono in cemento armato. Il muro è alto 8 metri e lungo il tracciato sono state costruite strade di aggiramento per soli coloni e 41 varchi agricoli. “Barriera difensiva” per gli israeliani, “muro dell’apartheid” per il palestinesi. Una volta terminato, sarà lungo circa 600 km contro i 350 km della Green Line.
N come Netanyahu. Storico leader del Likud ed ex primo ministro dal 1996 al 1999. A meno che la guerra non faccia risalire i voti per il Labour di Ehud Barak e Kadima di Tzipi Livni, il capo dell’opposizione ha la vittoria in tasca nelle elezioni generali del 10 febbraio. Per lui, ex ambasciatore negli Usa, l’Iran, grande finanziatore di Hamas, è «la Germania nazista» dei giorni nostri. E anche con i palestinesi le sue posizioni non lasciano posto alle speranze di dialogo. Ma la presidenza Obama potrebbe cambiare il quadro politico israeliano e indurre anche un falco come lui a rilanciare i colloqui di pace.
O come Olmert. Il successore di Sharon guida il governo israeliano. Travolto dagli scandali e dalla disastrosa gestione della guerra contro gli Hezbollah dell’estate 2006, guida un esecutivo di larghe intese tra Kadima (centro) e il Labour (sinistra) che si regge, alla Knesset, su una maggioranza risicata. Il futuro politico di Olmert, tra i pochi politici israeliani a non avere alle spalle un significativo curriculum militare, sembra ora incerto.
P come Piombo Fuso. L’Operazione scatenata da Israele il 27 gennaio 2008 che, secondo fonti mediche palestinesi, avrebbe provocato finora oltre 900 morti, tra cui oltre 220 bambini. La guerra ha due obiettivi: la fine del lancio dei missili Qassam contro le città israeliane di confine e la fine del contrabbando di armi lungo i cunicoli tra Gaza ed Egitto.
Q come Qassam. I razzi rudimentali che Hamas riversa sulle città israeliane (Asqelon e Sderot) oltre il confine con Gaza. Un pericolo costante, per la vita quotidiana degli israeliani, anche se raramente causano vittime: dal 2001 ad oggi, 15 persone sono morte a causa dei lanci. Devono il loro nome al guerrigliero palestinese Mojahed Izz Al Qassam, attivo negli anni 30. Hanno una gittata di circa 10 km, inferiore a quella dei Katyusha di Hezbollah.
R come Road Map. La mappa che avrebbe dovuto portare, seguendo tappe ben definite, alla pace in Terrasanta. Proposta dal “quartetto” (Usa, Ue, Russia e Onu) nel 2002. Prevedeva il ritiro degli israeliani dall’occupazione delle colonie e uno stato palestinese pacificato, democratico e sicuro. Piano abbandonato di fatto dal 2004 (nonostante le flebili speranze di Annapolis) per le continue violazioni delle tregue da parte di Hamas.
S come Sderot. La città israeliana più esposta al lancio dei razzi Qassam da Gaza, dal cui confine dista solo 1 km. Dal giugno 2007, quando Hamas ha preso il potere nella Striscia, Sderot è sotto assedio. Le sirene che avvertono i civili in prossimità delle zone di impatto dei razzi hanno salvato molti cittadini, ma la popolazione è scesa del 10%.
T come Tsahal. Acronimo per Tsva Haganah Le-Israel, ovvero armata di difesa di Israele. Uno degli eserciti meglio armati e più potenti del mondo. Il mito della sua invincibilità è stato un po’ incrinato dagli errori dell’ultima campagna in Libano nel 2006. Il servizio militare in Israele dura 3 anni per i maschi e 22 mesi per le femmine. Attualmente il capo delle forze armate è il generale Gabi Ashkenazi.
U come ultraortodossi. Se la sicurezza nazionale è una priorità politica per tutti gli israeliani, per gli ultraortodossi ha anche una venatura biblico-religiosa. I gruppi ebrei radicali sono una minoranza tra gli israeliani, ma è una minoranza molto rumorosa e attiva anche politicamente: i partiti di riferimento sono lo Shas (sefarditi), l’Unione Nazionale e il partito Religioso, Ebraismo Unito della Torah (ashkenaziti).
V come vittime. Israeliane e palestinesi. Troppe, comunque.
Z come zone contese. I Territori al centro dello scontro israelo-palestinese sono essenzialmente la Striscia di Gaza e la Cisgiordania, occupati nel corso della Guerra dei sei giorni, nel 1967. Il ritiro da Gaza è avvenuto nel 2005. Altri territori contesi sono l’altopiano del Golan, con la Siria, e alcuni insediamenti nel sud del Libano.
- Lunedì 12 Gennaio 2009
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Il 15 Gennaio 2009 alle 17:39 Sderot, vivere con la paura ai tempi dei razzi Qassam » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] L’israeliana Maya Iber riceve un massaggio da un’operatrice dopo che un razzo palestinese le ha distrutto la casa (AP Photo/Dan Balilty) La questione israelo-palestinese dalla A alla zeta [...]
Il 16 Gennaio 2009 alle 19:34 wargame ha scritto:
VI MANCANO DELLE LETTERE PENSO:
Dopo aver letto le dichiarazioni del EGREGIO Sig.Avigdor Lieberman in data di ieri (neanche citarle per le loro GRAVITA’), è dovere precisare che è lo stesso fanatico paranoico di sempre, quali altre parole si possono aspettare da un buttafuori Moldavo, connesso con scandali di corruzione con lo stesso Olmert (primo ministro Israeliano), con Martin Schlaff, un ebreo-austriaco collegato a sua volta con la STASI (la polizia segreta della ex-Germania dell’Est), fondatore del “Jericho Oasis Casinò” con l’aiuto di Aryeh Deri (ex-presidente del partito politico dello SHAS), aver corrotto Sharon (ex-primo Ministro Israeliano, da anni in un ospedale…… ) con 3 Milioni di dollari inviati dal Sud-Africa tramite il miliardario Cyril Kern come confermato dalla stessa Polizia Israeliana ed Austriaca?
( Police Say There´s Evidence Linking Sharon to $3 Million Bribe )
http://www.israelnationalnews......aspx/95989
ed incontrò Isaac Rabin (presidente d’Israele ucciso) ore prima del suo assassinio nel 1995 ?[/b]
http://www.israelnationalnews......spx/125032
[img http://upload.wikimedia.org/wi.....edia/co...[/img]
Articolo del 7 Marzo 2002:
http://www.independent.co.uk/n.....53179.html
[b]Rischiamo di essere incriminati per crimini di guerra, Peres riferisce al Parlamento
“We risk charges of war crimes, Peres tells Cabinet
By Paul Peachey
Thursday, 7 March 2002
In un forte scambio nel corso di una riunione di gabinetto, il ministro degli affari esteri Shimon Peres ( oggi 2009 Presidente d’Israele ) ha detto che le misure militari eccessivamente dure potrebbero condurre alle accuse dei crimini di guerra.
Un rapporto del giornale Yediot Ahronot , racconta lo scambio amaro tra Peres con il ministro dell’infrastruttura, Avigdor Lieberman, ed è stato confermato ieri dal portavoce del sig. Lieberman.
Secondo il rapporto nel giornale di Yediot Ahronot, il sig. Lieberman ha sollecitato che i Palestinesi fermassero tutta l’attività di terrore o per affrontare i vasti attacchi.
” Alle 8am vi bombarderemo con tutto l’annuncio pubblicitario … a mezzogiorno bombarderemo le loro stazioni di servizio… alle due bombarderemo la loro banca, ”
Il sig. Lieberman secondo come riferito ha detto queste cose nella riunione e Peres lo ha interrotto per dire:
” E alle 6pm tu riceverai un invito al tribunale internazionale all’Aia..”
Il sig. Peres ieri ha suonato le note ammonitrici mentre il Primo Ministro Ariel Sharon ha promesso che Israele avrebbe continuato a colpire il ” senza sosta” a meno che gli attacchi palestinesi non siano fermati.
La violenza crescente ha rifornito il dibattito all’interno del governo del sig. Sharon sulla risoluzione politica che può essere trovata dopo i giorni di massacro.
Il sig. Peres ha detto ieri che la forza da sola non è la risposta.
” Un cessate il fuoco non può essere realizzato solo usando il fuoco, ” ha detto.”
Ultima notizia molto eloquente, parla da sè:
ANKARA (Reuters) - Il primo ministro turco Tayyp Erdogan ha detto oggi che a Israele non dovrebbe essere consentito l’accesso al quartier generale delle Nazioni Unite, per aver ignorato la richiesta di una tregua a Gaza votata dal Consiglio di Sicurezza.
La Turchia — un paese prevalentemente musulmano ma laico, che ha buoni rapporti con Israele e con il mondo arabo — ha tentato di contribuire alla mediazione per un cessate-il-fuoco tra lo stato ebraico e l’organizzazione islamica di Hamas, che governa nella Striscia di Gaza.
Ma i legami tra la Turchia e Israele sono tesi dall’inizio dell’offensiva sull’enclave costiera palestinese avviata lo scorso 27 dicembre. La Turchia è entrata nel Consiglio di sicurezza Onu come membro non permanente lo scorso anno.
“Israele non aderisce alla risoluzione vincolante delle Nazioni Unite riguardo un cessate-il-fuoco. E’ una consuetudine per Israele. Israele è un paese che non si è conformato a centinaia di risoluzioni Onu in passato”, ha detto Erdogan in un discorso al suo partito trasmesso in diretta dalle emittenti televisive.
“Voglio chiedere alle Nazioni Unite: com’è possibile che a un paese che ignora continuamente le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu venga permesso di varcare i cancelli (della sede generale) delle Nazioni Unite?”, ha detto il premier, senza precisare se parlasse di un divieto temporaneo o permanente.
Israele e Hamas hanno entrambi respinto la risoluzione dell’Onu per la fine delle ostilità.
L’opinione pubblica in Turchia è sempre più contraria alla campagna militare di Israele a Gaza, avviata con l’obiettivo dichiarato di porre fine al lancio di razzi sul territorio dello stato ebraico.
Erdogan ha accusato Israele di aver sbeffeggiato i leader mondiali riguardo al bombardamento degli edifici dell’agenzia per i rifugiati dell’Onu Unwra a Gaza nella giornata di ieri.
“Israele ha colpito l’edificio dell’Onu mentre il segretario generale (Ban Ki-moon) era a Gaza. Questa è una sfida aperta verso il mondo. Questo significa che Israele si sta prendendo gioco del mondo. Non devono esserci più vittime e questa guerra deve finire”, ha affermato Erdogan.
Ban, in visita nella regione in cerca di sostegno per un cessate-il-fuoco, si recherà ad Ankara oggi per parlare con Erdogan e il presidente Abdullah Gul.
La Turchia, alleato degli Stati Uniti e membro della Nato, ha forti legami militari e strategici con Israele.”
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Sembra che la corruzione tra i politici in Israele tutt’ora al governo (Olmert è ancora il primo ministro dopo che si è autodimesso per tutte le faccende giudiaziarie a suo carico !!!!) superi di gran larga e LUNGA quelli nostrani !
(al loro confronto, i politici italiani e la corruzione che imperversa in ITALIA è una barzelletta ! )
Erdogan ha RAGIONE!
cosa ne pensate?
Il 17 Gennaio 2009 alle 13:36 shift ha scritto:
Del vocabolario pubblicato da Panorama ci sono solo alcune inesattezze e dimenticanze.
Abu Mazen, o Mahmoud Abbas, fu un terrorista del passato, indubbiamente l’eta’ lo deve avere portato a ragionare e vedere la situazione in modo del tutto diverso dai suoi trascorsi giovanili.
I Qassam non sono solo razzi rudimentali imbottiti di tritolo, ma ve ne sono di sofisticati a lunga gittata forniti dall’Iran attraverso gli Hezbollah e il confine egiziano e sotto i tunnel che gli israeliani stanno cercando di distruggere .
E’ vero che la maggior parte cadono in zone non dannose, ma ne sono stati lanciati ad oggi più di 8 MILA e il conteggio dei morti e feriti dubito che sia quello presentato da Panorama, anche perché gli israeliani non si fanno propaganda con i morti come fanno d’abitudine i palestinesi.
E’ solo grazie all’allarme e alla prontezza della gente israeliana di mettersi al riparo che non hanno causato più morti di quelli avvenuti.
In ogni caso non si può vivere una vita normale aspettandosi di essere colpiti da un momento all’altro, qualsiasi Nazione al mondo avrebbe reagito da ben prima negli 8 anni trascorsi.
La Road Map e’ la solita illusione dell’Occidente e di chi vuole la pace contro ogni evidenza, in pratica un atto unilaterale, un desiderio di accordo che la controparte non ha minimamente, ne’ tanto meno desidera che solo in funzione tattica del momento.
Il motivo della contesa con gli israeliani da parte del mondo arabo non e’ per dei pezzetti di terra, o per nazionalismo come hanno dato a credere propagandisticamente per far passare dalla propria parte l’occidente con questa storiella, tra l’altro basata su false premesse storiche e di Diritto Internazionale, ma ha una valenza etnica – religiosa a cui non possono rinunciare stante il loro Corano che gli dice di conquistare e occupare e sottomettere chi non e’ della loro fede.
Non per niente ad aggredire Israele non furono i cosiddetti palestinesi, ma dalle 6 alle 7 nazioni arabe che ne volevano il territorio, alcune delle quali nemmeno confinanti.
L’esercito israeliano deve la sua fama non tanto alla sua potenza ma all’impegno unico dei suoi soldati e popolo, visto che combattono per la loro esistenza.
In quanto ai cosiddetti “territori contesi” non sono stati tolti ai palestinesi o alla nazione palestinese, cose del tutto inesistenti fino al 1967 e tuttora inesistente come Stato, non per volere degli israeliani, ma per decisione autonoma dei palestinesi stessi che in tal modo rifiutano nel contempo di riconoscere la decisione ONU sulla creazione d’Israele come Nazione e Stato.
Tali territori erano occupati dalle nazioni che aggredirono Israele alla sua nascita nel 1948, NON C’ERA NESSUNA NAZIONE PALESTINESE, NON C’ERA NESSUN POPOLO PALESTINESE, che si dichiarò tale solo nel 1967 da gente che fino ad un momento prima si considerava siriana, libanese, egiziana, giordana e perfino irachena, ci sono documenti storici a tale proposito.
Il Diritto Internazionale di guerra permette a chi ha vinto una guerra di difesa di occupare i territori, soprattutto se tali territori costituiscono una zona cuscinetto con chi li ha aggrediti.
L’Italia dopo aver perso la Seconda Guerra Mondiale ha dovuto cedere l”Istria e altre parti del suo territorio, comprese le colonie, così come hanno dovuto fare altri popoli in questa o in altre guerre, ma nessuno si e’ mai sognato di fare un terrorismo così assillante,cruento e fanatico come hanno attuato i palestinesi e gli arabi in genere da ben oltre 60 anni.
Per di più per delle piccolissime strisce di terra, quando i paesi arabi circostanti di terra ne possiedono a milioni quadrati.
Israele e’ più piccola della nostra regione Lombarda, mentre la sola Siria e’ la metà dell’Italia, l’Egitto da solo e’ più di 3 volte l’Italia, l’Arabia Saudita 7 volte l’Italia, l’Iraq una volta e mezza l’Italia, la Giordania, terra concessa dal Mandato Britannico proprio ai “palestinesi” in violazione dei trattati scritti con i giudei, e’ grande un terzo dell’Italia e rispetto ad Israele e’ quasi tre volte e mezzo, queste nazioni tengono in campi profughi i discendenti dei profughi palestinesi di oltre 60 anni fa, perché non hanno terra da dargli, cittadinanza e lavoro mentre aspettano che si sgombrino minuscoli appezzamenti di terreno “occupati” secondo loro da Israele.
Semplicemente ridicolo e contro qualsiasi immaginazione possibile!
In più quei territori non furono tolti agli allora inesistenti palestinesi e nazione palestinese, ma alle nazioni che l’aggredirono e che li detenevano tranquillamente, senza che nessuno avesse da ridire da parte di un ipotetico popolo e nazione palestinese.
Con un atto unilaterale e del tutto assurdo per i suoi stessi interessi nazionali, Israele ha ceduto Gaza, quindi non ci sarebbe stato più motivo nazionalistico o di territorio per continuare la lotta contro Israele da parte palestinese, mentre le alture del Golan sono ex territori siriani persi dalla Siria, non hanno niente a che fare con i palestinesi.
Solo la Cisgiordania, territori persi dalla Giordania e a cui ha rinunciato da qualsiasi pretesa, sono in discussione con Israele e i cosiddetti palestinesi o nazione palestinese, ma lì vi comanda Abu Mazen e Al Fatah che non si ritengono in guerra con Israele ma in fase di trattative.
Allora per cosa lottano gli attuali palestinesi?
Territorio nazionale, NO, visto che già ce l’hanno, graziosamente regalato loro dagli israeliani.
Soprusi israeliani, NO, visto che addirittura li riforniscono di viveri, medicinali, cure ed energia elettrica, oltre ai finanziamenti per pagare i loro impiegati pubblici, nonostante che gli abbiano lanciato razzi addosso.
ALLORA?
PER CHE COSA STANNO COMBATTENDO I PALESTINESI?
PER QUALE MOTIVO LE NAZIONI CONFINANTI E NON CONTINUANO A NON VOLER TRATTARE E RICONOSCERE ISRAELE?
La risposta e’ semplice:
PERCHE’ A TUTTI COSTORO IL FANATISMO RELIGIOSO GLI IMPONE LA CONQUISTA E SOTTOMISSIONE DI CHI NON HA LA STESSA FEDE.
QUINDI NIENTE PACE, O PATTI TEMPORANEI QUANDO SONO IN DIFFICOLTA’, E RIPRESA DELLE OSTILITA’ APPENA SI SENTONO IN GRADO DI FARLO.
Il 13 Maggio 2009 alle 19:32 Il Papa ai palestinesi: “I muri possono essere abbattuti” » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] “I muri non durano per sempre. Possono essere abbattuti”. A Betlemme il Papa parla con il suo cuore di tedesco. E ai rifugiati palestinesi del campo di Aida (che accoglie cinquemila rifugiati, musulmani e cristiani) porta una parola di denuncia e di speranza. Di fronte alle loro case il governo israeliano ha eretto il muro di separazione. Con le spalle alla barriera di cemento, alta otto metri, Benedetto XVI si rivolge a loro: “Incombente su di noi, mentre siamo qui riuniti questo pomeriggio, è la dura consapevolezza del punto morto a cui sembrano essere giunti i contatti tra israeliani e palestinesi: il muro”. La cerimonia si svolge nel cortile della scuola del campo gestito dall’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati palestinesi: la polizia israeliana non ha consentito la costruzione del palco accanto al muro che, comunque, resta comunque visibile e incombente: una presenza ricorrente anche nei canti e nelle danze che i bambini del campo avevano preparato per il Papa. E con il muro la chiave che i rifugiati hanno donato al Papa: simbolo del diritto al ritorno che il popolo palestinese reclama. [...]
Il 14 Maggio 2009 alle 8:27 Il Papa ai palestinesi: “I muri possono essere abbattuti” « Ilcorsarorosso ha scritto:
[...] “I muri non durano per sempre. Possono essere abbattuti”. A Betlemme il Papa parla con il suo cuore di tedesco. E ai rifugiati palestinesi del campo di Aida (che accoglie cinquemila rifugiati, musulmani e cristiani) porta una parola di denuncia e di speranza. Di fronte alle loro case il governo israeliano ha eretto il muro di separazione. Con le spalle alla barriera di cemento, alta otto metri, Benedetto XVI si rivolge a loro: “Incombente su di noi, mentre siamo qui riuniti questo pomeriggio, è la dura consapevolezza del punto morto a cui sembrano essere giunti i contatti tra israeliani e palestinesi: il muro”. La cerimonia si svolge nel cortile della scuola del campo gestito dall’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati palestinesi: la polizia israeliana non ha consentito la costruzione del palco accanto al muro che, comunque, resta comunque visibile e incombente: una presenza ricorrente anche nei canti e nelle danze che i bambini del campo avevano preparato per il Papa. E con il muro la chiave che i rifugiati hanno donato al Papa: simbolo del diritto al ritorno che il popolo palestinese reclama. E proprio ai giovani palestinesi si rivolge il Papa al mattino: “Non permettete che le perdite di vite e le distruzioni, delle quali siete stati testimoni suscitino amarezze o risentimento nei vostri cuori. Abbiate il coraggio di resistere ad ogni tentazione che possiate provare di ricorrere ad atti di violenza o di terrorismo”. [...]
Il 20 Maggio 2010 alle 8:16 Notizie dai blog su Tornare al Rapporto Mitchell per capire la strategia palestinese ha scritto:
[...] Dalla A alla Zeta: una guida per capire la questione israelo-palestinese A come Abu Mazen . Nato nel 1935 a Safed, allora parte del territorio mandatario britannico della Palestina, Mahmoud Ridha Abbas (il suo nome di battesimo) è il successore di Yasser Arafat alla guida di Al Fatah e dell’Autorità Nazionale Palestinese. È stato eletto presidente dell’Anp nel gennaio 2005, con oltre il 60%. blog: canale mondo | leggi l’articolo [...]
Il 30 Giugno 2010 alle 12:00 Notizie dai blog su Hamas non riconoscerà mai Israele, parola di Khaled Meshaal ha scritto:
[...] Dalla A alla Zeta: una guida per capire la questione israelo-palestinese A come Abu Mazen . Nato nel 1935 a Safed, allora parte del territorio mandatario britannico della Palestina, Mahmoud Ridha Abbas (il suo nome di battesimo) è il successore di Yasser Arafat alla guida di Al Fatah e dell’Autorità Nazionale Palestinese. È stato eletto presidente dell’Anp nel gennaio 2005, con oltre il 60%. blog: canale mondo | leggi l’articolo [...]
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