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Forte scossa in Emilia, paura in tutto il Nord Evacuate alcune scuole, si temono nuovi crolli - Torna la paura in tutto il Nord: una fortissima scossa di terremoto (magnitudo 5.8) ha colpito le zone già in ginocchio per il terremoto del 20 maggio scorso. Evacuate molte scuole da Milano a Modena (nella foto)  - Una scossa di terremoto è stata avvertita distintamente in tutto il Nord Italia, dalla Lombardia a Veneto all'Emilia Romagna. A Milano e hinterland alcuni palazzi, sede prevalentemente di uffici, sono stati fatti evacuare per motivi di sicurezza. La scossa ha avuto una magnitudo 5.8, con epicentro nel Modenese. Linee interrotte nel Ferrarese, si temono nuovi crolli nelle zone già colpite dal sisma. Paura in tutte le grandi città del Nord.

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Crisi di Gaza: ecco la strategia di Obama

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  • Tags: Egitto, Gaza, Hamas, Hezbollah, Israele, Libano, Medio Oriente, Palestina, presidenziali-usa-2008
  • 5 commenti

Barak e Hillary

Una promessa: affronterà la crisi di petto. Senza indugi. Considerandola alla stregua dell’altra grande emergenza, quella che rischia di affondare l’economia statunitense. La guerra di Gaza sarà al top dell’agenda estera del presidente degli Usa Barack Obama. Da subito, dal giorno del suo insediamento, il 20 gennaio, nella speranza che l’esercito israeliano e Hamas si fermino prima della cerimonia. Ma se anche ciò non avvenisse, se anche le armi tornassero al silenzio, Obama sa che il suo intervento sarà indispensabile, nel tentativo di trovare una soluzione a lungo periodo per il Medioriente. “Sarò subito impegnato a superare l’impasse - ha detto il neo inquilino della Casa Bianca in una lunga intervista al talk show della rete televisiva Abc ‘This Week with George Stephanopoulos’ (ex portavoce di Bill Clinton alla Casa Bianca).

Obama ha spiegato che, subito dopo aver giurato sulla Bibbia e davanti al Presidente della Corte Suprema, convocherà il team che si occuperà del processo di pace tra palestinesi e israeliani. “E poi credo che manderà al più presto un inviato speciale nella zona per prendere contatti con gli attori presenti sul palcoscenico mediorientale” - dice Stephen Zunes, docente di relazioni internazionali all’Università di san Francisco.

Esperto e autore di diverse pubblicazioni sulla regione, Zunes spiega quali possono essere le mosse della nuova amministrazione. E afferma che, per prima cosa, Obama cercherà di far comprendere alle parti in causa quali sono le sue intenzioni: “Punterà su di una soluzione pacifica e duratura del conflitto. Proverà a rassicurare i palestinesi sulla sua capacità di comprensione delle loro ragioni. Allo stesso tempo, vorrà rincuorare gli israeliani, mostrando di capire le loro necessità di sicurezza e di difesa dagli attacchi di Hamas. Farà tutto questo, cercando di non compiere mosse azzardate, controproducenti: azioni che possano influenzare la campagna elettorale israeliana e che vadano - involontariamente — a danneggiare i partiti moderati, come Kadima o il Labour, rispetto a quelli, come il Likud, meno inclini al dialogo con i palestinesi”. Per Barack Obama sarà, come lui stesso ha ammesso, “una grande sfida”. Secondo Stephen Zunes il nuovo presidente degli Usa dovrà dimostrare tutte le sue capacità di iniziativa politica, perché, afferma, la crisi di Gaza “ha dato munizioni alle armi degli estremisti della regione, in particolare, ai fondamentalisti islamici”. Arrivare a un cessate il fuoco sarà una priorità. Renderlo stabile, un’esigenza, anche per gli interessi degli Stati Uniti in Medioriente.

E Barack dovrà raggiungere questo obiettivo, secondo Zunes, nonostante qualche membro del suo gabinetto potrebbe avere voglia di continuare a concedere l’assegno in bianco che il presidente uscente George W. Bush ha dato al governo israeliano per le operazioni militari a Gaza. “Obama dovrà dire a Olmert che Israele rimane un grande alleato degli Stati Uniti ma che ora, è meglio, trovare altre soluzioni al conflitto”. Attraverso negoziati. Un dialogo che Washington porterà avanti anche con Hamas. “Saranno contatti diretti, a livello di intelligence, o di diplomatici, ma molto riservati, non ufficiali - racconta Stephen Zunes. “Magari con l’aiuto dell’Egitto, ma ci saranno. Un cambiamento importante, visto che Bush si è sempre rifiutato di dialogare con i rappresentanti di una formazione politica inserita sulla lista nera delle organizzazioni terroristiche”. Parlare con Hamas sarà la diretta conseguenza della volontà di Barack Obama di avere “un nuovo approccio” con l’Iran degli Ayatollah. Queste mosse, permetteranno al nuovo presidente di sbrigliare la matassa mediorientale? “E’ una grande scommessa. Israeliani e palestinesi, a mio avviso, sono costretti a convivere - dice Stephen Zunes. “E per convincerli, gli Stati Uniti dovranno mostrare una grande capacità di leadership. Obama dovrà essere in grado di superare non solo la politica adottata da George W. Bush, ma anche quella di Bill Clinton. Dovrà, credo, forzare maggiormente la mano ai suoi interlocutori, adottando decisioni molto, molto coraggiose, ma in fondo, condivisibili, promettendo - per quanto è possibile - anche aiuti finanziari alle parti per invogliarli a scegliere la pace invece della guerra”. Nell’intervista alla Abc, Barack Obama è sembrato molto determinato, fiducioso, come è nelle caratteristiche del personaggio, di raggiungere — anche in quella martoriata regione — lo scopo che si è prefissato. Ci riuscirà?

  • michele.zurleni
  • Martedì 13 Gennaio 2009
Bush l’africano »
« La rabbia delle piazze arabe: guarda i video

Commenti

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Il 13 Gennaio 2009 alle 21:34 yukongold ha scritto:

Sono uno di quei tanti, tantissimi EBREI ( non sono Israeliano, ma ci vado QUANDO VOGLIO), che sono sparsi per il MONDO INTERO, i quali divergono sulle posizioni delineate dal governo.

Non è facile esserlo, in quanto i mass MEDIA di tutto il MONDO, hanno insegnato che per essere EBREI, o meglio essere ISRAELIANI, i concetti di PACE & DIALOGO, NON ESISTONO, che chi la pensa differente è additato addirittura come un “Anti-semita”!!

Questa è una mancanza totale di cultura, in quanto, sopratutto in ITALIA non si è MAI evidenziata, tranne qualche Giornalista,scrittore,ecc…….

Siamo tutti COMBATTUTI dall’INTERNO NOSTRO, ma per questo motivo, siamo in crescita, non solo in ITALIA, ma in tutto il MONDO PACIFICO.

Si parla sempre degli USA, UK, Canada, Francia, Australia, ecc…dei suoi grandissimi personaggi a qualsiasi livello, che sono Ebrei:

Attori, scienziati,scrittori, ecc…………….

Be, la stragrande maggioranza di essi, rifiutano di andare in Israele per questi motivi: NON CONDIVIDONO LA LINEA POLITICA DEL KNESSET.

Mentre altri, pochissimi, sono d’accordo.

Questo fenomeno succede nel divario culturale, onde da una parte ci sono dei filantropi, studiosi, gente molto ma molto istruita, mentre dall’altra la massa e chi possiede delle enormi potenzialità economiche.

E’ uno scontro interno della cultura ebraica molto forte, che in Italia è praticamente ignota, talvolta anche oscurata; si sa: i media sono il 4 potere.

Non altro, penso che queste 4 parole, espongano e facciano germoliare nelle menti di tutti gli Italiani e non, che questo fenomeno esiste, ma non da adesso che è scoppiata una nuova guerra sanguinosa, ma da tantissimo tempo, anche nella stessa ISRAELE.
Ci si prova a comunicare, tanti di questi EBREI ISRAELIANI sono stati addirittura “espulsi” o diffidati in rientrare in Israele solo per vedute politiche.
Anche un presidente ci ha rimesso la vita, Isaac Rabin.

L’unica soluzione per questo problema è:
2 Popoli , 2 Nazioni, con il supporto fermo e duro da parte degli osservatori di tutto il mondo, il resto cari amici e “nemici” miei, son solo favole ed istigazione all’odio tra i popoli.

Conclusione:
essere contro la “logica mediatica”, significa essere terroristi, anti-sionisti, anti-semiti e di estrema sinistra, filo-palestinesi-terroristi,ecc… questo è l’insegnamento che il mondo occidentale ha, ma si sbaglia.

Siamo contro il terrorismo, di qualsiasi radice o matrice essa sia, da “nemici”, veri e falsi o da “falsi” amici, NONCHE’, “FRATELLI E CUGINI” di ogni specie…………
Il terrorismo. deve essere estirpato e combattuto, sia con le armi che con il CERVELLO.

Si alla PACE, no alla GUERRA, con qualsiasi mezzo.

Non siete Voi che ci rimettete la pelle, ma i “nostri figli, le nostre famiglie, noi stessi”, Voi siete in “Occidente” un riflesso di tutto ciò.

Un attimo di riflessione è doveroso.
Grazie a tutti,
Shalom

Il 14 Gennaio 2009 alle 12:55 Stati Uniti: lo smart power di Hillary Clinton » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Medioriente: che cosa farà Obama? [...]

Il 16 Gennaio 2009 alle 22:24 shift ha scritto:

Obama s’illude, non ha alcuna bacchetta magica per far retrocedere le attività dei terroristi, al più ci sarà una tregua che conviene soprattutto ai terroristi palestinesi per riordinare le loro fila.

Di sicuro può influire sulle decisioni d’Israele, visto che sono gli unici nel mondo solitamente ad appoggiarli apertamente, anche con forniture di armi e finanziamenti.

Lasciare le cose a metà, però, e’ pericoloso, tale film lo abbiamo già visto con precedenti amministrazioni americane, l’unica cosa che si otterrebbe sarebbe di ricominciare tutto da capo, terrorismo e inevitabile guerra di risposta o azioni isolate di contrattacco.

Credo che Hillary abbia capito ormai l’antifona, dopo i due mandati presidenziali del marito, e spero che mantenga la sua linea dura contro il terrorismo senza ricadere nell’errore che ha portato all’11 Settembre 2001, grazie alla mollezza di Clinton in merito e che Bush si e’ visto cadere tra le mani.

Naturalmente dipenderà sempre dalle decisioni di Obama, che però deve dimostrare di avere gli attributi e di non farsi prendere per i fondelli dai terroristi, che sicuramente ci proveranno.

Partire dall’idea di facilitare la sinistra israeliana e’ già un errore di prospettiva.

Tutti vogliono la pace tra gli israeliani, ma sperare di cavarsela con degli accordi che i palestinesi alla prima occasione violeranno e’ un illusione solo della sinistra israeliana, quelli del likud hanno capito perfettamente come stanno le cose ed e’ l’unica linea di difesa che Israele ha in mezzo a nazioni musulmane che apertamente o nascostamente faranno di tutto per distruggere Israele.

Non si tratta di una guerra tra una nazione ben definita e un’altra per motivi speciosi come il nazionalismo, per delle fettine di terra la cui misura e’ del tutto ridicola.

Molti ignorano che la superficie d’Israele, compresi i territori conquistati alle nazioni che l’avevano attaccata, e’ di appena 20 Mila e 700 chilometri quadrati, meno della Regione Lombarda 3Mila circa in piu’!

Tra l’altro lo Stato Palestinese e la nazione palestinese NON ESISTONO, NE’ SONO MAI ESISTITI NEL CORSO DELLA STORIA.

Il cosiddetto popolo palestinese e’ sorto solo nel 1967, dopo la sconfitta degli eserciti delle nazioni che hanno attaccato Israele perdendo i territori che possedevano e che servivano ad Israele a migliorare la sua posizione geografica di difesa, rispetto ai territori posseduti in antecedenza, la cui conformazione permetteva agli Stati musulmani d’attaccarla su un confine spezzettato e serpeggiante.

Molti ignorano che sotto il Mandato Britannico gli inglesi chiamavano palestinesi i giudei, perché erano i soli palestinesi esistenti all’epoca, mentre gli arabi si consideravano siriani, egiziani, libanesi, iracheni e rifiutavano assolutamente e sprezzantemente di farsi chiamare palestinesi fino al 1967.

La storia di quei luoghi e’ ignorata del tutto, perché molti non sanno che l’intera Palestina sotto il Mandato Britannico fin dal 1922 era stata assegnata ai giudei, sia perché era la popolazione prevalente, sia perché avevano contribuito con diversi reggimenti sotto bandiera inglese alla sconfitta dell’Impero Ottomano nella Prima Guerra Mondiale proprio in Palestina.

Il fratello del sovrano saudita in lite con la corte saudita si rifugiò e occupò quella che poi avrebbe chiamata Giordania, con il bene placido degli inglesi, che pensarono di dare il resto agli israeliani dopo aver assegnato ben il 70% del territorio al popolo palestinese sotto il nuovo sovrano giordano.

Tutto questo era già contrario ai patti scritti stipulati con i giudei, ma naturalmente al peggio non c’e’ mai fine.

Così dopo la Seconda Guerra Mondiale e approfittando dell’indebolita presenza ebraica, grazie all’Olocausto, furono occupati dagli arabi affluiti nel frattempo altri territori, costringendo l’ONU a dividere ulteriormente il territorio rimasto dalle antecedenti promesse e patti in due metà.

In pratica del 100% del Mandato Britannico, prima il territorio scese al 30%, in seguito al 15%.

Questo, nonostante tutto non bastava agli arabi che ne pretesero, come tuttora lo pretendono, l’intera assegnazione, ma NON A UNA NAZIONE PALESTINESE, ma ad una spartizione fra i vari Stati arabi già esistenti.

Il motivo della guerra ad Israele, quindi, non e’ mai stato nazionalistico come tentano di accreditare tale lotta agli occhi occidentali, ma etnico - religioso.

La brillante idea fu di Arafat, che così infinocchiò l’occidente ottenendone aiuti economici e appoggio politico che tuttora, grazie alle nostre sinistre, si trascina.

E’ quindi del tutto inutile agire ad una spartizione più o meno diversa o a patti più o meno equi, perché per i musulmani la cosa non ha senso rispetto alle motivazioni “religiose”che li muovono.

Se faranno o firmeranno degli accordi sarà solo perché si sentono in difficoltà per il momento, quindi sarà, come gli detta il Corano, solo un patto con “i paesi del patto” in attesa di riprendere la lotta appena saranno in forze.

Di conseguenza le sinistre israeliane si fanno delle illusioni e mettono a repentaglio la sicurezza e gli interessi del loro popolo per seguire una fantasia politica, un miraggio.

La stessa fantasia e miraggio in cui temo stia per cascare lo stesso Obama, convinto delle sue doti taumaturgiche.

Mi sembra del tutto evidente che non ci riuscirà, perché gli accordi per essere validi hanno bisogno del rispetto di ambo le parti, cosa che i musulmani si sono sempre ben guardati dal fare, infrangendoli con una scusa o con un’altra, perche’ le loro azioni sono dettate dal Corano che non prevede accordi pacifici con nessuno, ma conquista ed espansione, oltre alla sottomissione di chi conquistano.

Il 17 Gennaio 2009 alle 18:30 fuli ha scritto:

ma stai a dire che hanno piu diriti su queste terre gli ebrei provenienti dal ex URSS o dal resto del’ Europa o dale altri parti del mondo?
che cosa avevano scrito loro nelle loro passaporti ebreo o russo; ebreo o polacho ect dove la trovi qui il dirito internacionale ma si vede che sei uno sionisto

Il 19 Gennaio 2009 alle 20:51 shift ha scritto:

X fuli

Questo blog e’ un sito dedicato ai commenti sull’articolo di Panorama, non alle diatribe tra i lettori, non essendo un forum.

I giudei sono in Medio Oriente da secoli, non se ne sono mai andati dalla Palestina, zona geografica non indicante alcun popolo palestinese o nazione palestinese.

Durante il Mandato Britannico gli inglesi chiamavano palestinesi proprio i giudei, mantre gli arabi presenti o di passaggio, essendo per lo piu’ nomadi e non stanziali, erano siriani, libanesi, iracheni, egiziani e sauditi, tutte nazioni sorte ex novo solo dopo la caduta dell’Impero Ottomano avvenuta alla fine della Prima Guerra Mondiale.

La Giordania si formo’ con il consenso inglese e in violazione del trattato di Balfour che assegnava l’intera Palestina ai giudei, sul 75% del territorio palestinese.

Israele sarebbe dovuta sorgere a quei tempi al pari delle altre nazioni arabe, visto che da secoli vi abitavano e vi risiedevano.

L’afflusso di ebrei della Diaspora provenienti da paesi dell’est europeo era perfettamente legittimo.

Se i suoi parenti hanno una casa e qualcuno di essi si allontana da essa per lunghi periodi, mentre gli altri rimangono, non vuol dire che non possano ritornarci piu’, lo stesso dicasi per i giudei della Diaspora, visto che il loro popolo risiedeva ancora in Palestina.

In quanto ai cosiddetti palestinesi attuali, fino al 1964 rifiutavano sdegnosamente di farsi chiamare palestinesi, considerandosi siriani, giordani, egiziani, libanesi, iracheni e altro.

Fu un invenzione propagandistica di Arafat che volle associare il terriorio agli arabi nella mente degli occidentali, per poterne fare un tema di lotta nazionalistica, mentre invece era un problema etnico-”religioso” che per l’occidente sarebbe stato inaccettabile.

Lo Stato e la Nazione palestinese tuttora non esistono, ma non per volonta’ israeliana, ma per decisione palestinese che in tal modo pensavano e pensano di rifiutare la decisione ONU del 1948, che dava luogo alla formazione di due Stati: Israele e Palestina, su quel poco di territorio rimasto del Mandato Britannico dopo che ne avevano regalato il 75% ai giordani.

Divisione resasi necessaria in quanto a causa della Seconda Guerra Mondiale e del nazismo e della conseguenza debolezza del popolo giudaico, su quei territori resi fertili dai giudei erano emigrati numerosi arabi che pero’ non ne vollero sapere, di qui tutto quello che e’ accaduto poi.

Il diritto internazionale e’ a favore degli israeliani perche’ furono attaccati dalle nazioni arabe, e i territori presi non furono presi ai palestinesi o alla nazione palestinese, che nemmeno esistevano, ma erano territori appartenenti all’Egitto, alla Giordania e alla Siria.

Furono presi in quanto costituivano una sorta di cuscino fra i loro territori e chi li aveva attaccati, cosa che rientra nel pieno diritto di guerra, visto che anche l’Italia ha avuto perdite di territorio in Istria e le ex colonie, cosi’ come altre nazioni nel mondo.

Israele e’ una nazione piu’ piccola della Lombardia, con 20.700 chilometri quadrati, mentre le nazioni intorno di cui i palestinesi sono loro fratelli e concittadini, posseggono qualcosa come 13 volte l’Italia di terreni, eppure tali nazioni arabe li tengono rinchiusi in campi profughi peggio che se fossero campi di concetramento.

Le sembra normale che si attacchino a strisce di terra grandi quanto un nostro piccolo comune, tanto da fare massacri e quant’altro per 60 anni?

In quanto al sionismo e’ nato da intellettuali in Europa nel 1897, vale a dire molto dopo, quasi un secolo dopo da quando il popolo d’Israele e gli israeliani erano presenti fin dall’inizio del 1800 nel numero di circa 15.000 individui in una terra desolata e deserta in cui loro erano la maggioranza.

Il sionismo non e’ che un movimento di riconoscimento nazionale, come lo e’ stato la Giovine Italia del Mazzini per noi italiani.

Un popolo e un territorio c’erano gia’ da tempo in Palestina, gli mancava il riconoscimento internazionale e la sovranita’ nazionale, per questo e’ sorto il sionismo, che non e’ una parolaccia o una cosa di cui doversi vergognare, visto che e’ un aspirazione nazionale di qualunque popolo esistente al mondo.

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