- Tags: Filippine, rapimenti, sequestri
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Sono stati rapiti, nell’isola di Jolo, nel sud delle Filippine, tre operatori umanitari della Croce Rossa, tra cui un italiano, Eugenio Vagni, 61 anni originario di Montevarchi, in provincia di Arezzo. Gli altri due, Andreas Notter, il capo missione, e Jean Lacab, sono di nazionalità svizzera e filippina. Giunti sull’isola il 10 gennaio, erano tutti e tre impegnati nell’ambito di un progetto medico e, secondo un funzionario dell’esercito filippino, sapevano del pericolo dei gruppi separatisti musulmani, ma Andreas Notter aveva rifiutato la scorta militare. Secondo quanto riferito dal presidente della Croce Rossa del Paese, Richard Gordon, i tre volontari si trovavano in macchina, su una strada provinciale per l’aeroporto di Jolo, dopo una visita al carcere locale a Patikul. Intercettati da un gruppo di uomini armati, a bordo di motociclette, sono stati prelevati con la forza. A bordo dell’auto, con i tre operatori umanitari, c’erano anche un autista e altre due filippini, che sono stati rilasciati ed hanno raccontato l’accaduto.
Il sequestro è avvenuto nell’isola Meridionale di Jolo, dove opera il gruppo estremista di Abu Sayyaf considerati vicini ad Al Qaeda, non nuovi ai sequestri di autofinanziamento. E dove fu rapito il 10 giugno 2007, da un gruppo di una quindicina di dissidenti del Fronte islamico di liberazione Moro, Padre Bossi, il missionario del Pontificio istituto missioni estere (Pime), poi liberato un mese più tardi.
Fondato all’inizio degli anni ‘90 dal predicatore islamico Abdulrajak Abubakar Janjalani, un jihadista originario di Basilan ma formatosi in Afghanistan durante la guerriglia antisovietica degli anni 1980, il gruppo di Abu Sayyaf conta oltre un migliaio di miliziani ed ha continuato nelle sue cruente azioni di guerriglia anche dopo l’uccisione nel 1998 del suo stesso leader storico. Secondo le valutazioni degli americani, il gruppo ha ramificazioni e contatti anche in altri paesi ed è sospettato tra l’altro di essere una pedina dell”internazionale del terroré di Osama bin Laden. Dopo gli attentati dell’11 settembre, è stato inserito dagli Usa nella lista nera del terrorismo internazionale. I parenti di Eugenio Vagni, parte di una missione medica, sono stati avvertiti. La Croce Rossa italiana “si sta adoperando” per la liberazione del nostro connazionale. “Siamo in costante contatto - ha detto il commissario straordinario Francesco Rocca - con l’unità di crisi della Farnesina e col nostro Comitato internazionale. Stiamo raccogliendo informazioni, speriamo di avere presto notizie positive”.
- Giovedì 15 Gennaio 2009

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Il 30 Marzo 2009 alle 11:17 Abu Sayaaf, ultimatum a Manila: “Ritiratevi entro 24 ore o decapitiamo gli ostaggi” » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Se l’esercito di Manila non si ritirerà dall’isola di Jolo entro le 14 (le 8 in Italia) di martedì 31 marzo, i tre volontari della Croce Rossa internazionale rapiti il 15 gennaio scorso saranno decapitati. Il gruppo separatista islamico di Abu Sayaaf ha dato ancora 24 ore di tempo al governo filippino per allentare la morsa sull’isola dove sono tenuti in ostaggio nella giungla l’italiano Eugenio Vagni (62 anni), lo svizzero Andreas Notter (39), direttore del Comitato Internazionale della Croce Rossa e la filippina, Jean Lacaba, 37 anni. Poi procederà al suo macabro rituale. Il governo di Manila, che in un primo momento aveva accettato di aprire un corridoio umanitario per consentire agli estremisti islamici di liberare uno dei tre volontari, ha già fatto sapere di considerare inaccettabili le condizioni poste per l’ultimatum e ha ribadito che reagirà con la forza se ad alcuno degli ostaggi sarà fatto del male. Abu Sayyaf, ’spada di Dio’ in arabo, è considerato la ‘longa manus’ di Al Qaeda nelle Filippine. Il suo obiettivo dichiarato è creare uno stato islamico indipendente nel sud dell’arcipelago. Nato all’inizio degli anni ‘90 da una costola del Fronte Moro Islamico di Liberazione, a sua volta scissosi dal Fronte Moro nazionale di liberazione, è stato protagonista di decine di attacchi sanguinosi. Fondato dal predicatore islamico Abdulrajak Abubakar Janjalani, ucciso nel 1998, il gruppo conta oltre un migliaio di seguaci. Gli Stati Uniti ritengono che Abu Sayyaf abbia ramificazioni e contatti anche in altri Paesi e sospettano che sia un tassello del mosaico del rete terroristica di Osama Bin Laden. Il suo campo d’azione è concentrato nelle isole meridionali di Mindanao, Basilan, Jolo e nell’arcipelago di Sulu. Tra gli obiettivi presi di mira con attacchi, sequestro, stupri ed estorsioni ci sono chiese cattoliche, scuole e supermercati. Abu Sayyaf non è nuovo alla pratica delle decapitazioni degli ostaggi: un ostaggio americano, Guillermo Sobero, fu decapitato, assieme ad altri dodici filippini, nel giugno 2001 a Tuburan, nell’isola di Basilan, dopo quattro mesi di prigionia. [...]
Il 2 Aprile 2009 alle 16:20 Filippine, liberata la filippina. Frattini: gli ostaggi sono vivi » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] È stata liberata questo pomeriggio la filippina Jean Lacaba, uno dei tre ostaggi della Croce Rossa rapiti dal gruppo islamista di Abu Sayaaf il 15 gennaio scorso. Ora si trova ora sotto la custodia delle autorità locali. Una televisione locale, la GMA, ha mostrato le immagini dell’infermiera filippina 37enne seduta su una sedie a rotelle, ma apparentemente in buone condizioni di salute. [...]
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