- Tags: Jackson-Murugara, Kenya, nairobi
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“Sono arrivati questa mattina, non sappiamo quanti erano. Hanno assalito padre Bertaina, probabilmente durante un tentativo di rapina, perché in questo periodo gli studenti pagano le proprie rette per il seminario. Lo ha scoperto per caso uno studente, che era andato nel suo ufficio per parlare con lui”. E’ questa la ricostruzione resa telefonicamente a Panorama.it da padre Jackson Murugara, uno dei confratelli di Giuseppe Bertaina, 82 anni, ucciso stamane presso il seminario dei Missionari della Consolata a Langata, nella capitale keniana Nairobi.
Nato nel 1927 nella località di Madonna dell’Olmo, in provincia di Cuneo, secondo quanto riferito dall’agenzia Misna padre Bertaina era in Kenya dagli anni Cinquanta. “Il suo corpo è stato da poco trasportato all’obitorio di Nairobi per l’identificazione, la polizia ci ha reso noto di aver già avviato le indagini”, prosegue Murugara. Secondo le prime ricostruzioni, la vittima sarebbe stata uccisa per soffocamento dagli assalitori, fuggiti senza essere identificati. “L’area è ricca, non ci sono slums (così vengono chiamate le baraccopoli di Nairobi, ndr) - prosegue la nostra fonte - per questo ritengo che gli assalitori debbano provenire da una zona lontana”. Sempre stando a quanto dichiarato da Murugara, è la prima volta che nel seminario di Langata avviene un fatto di sangue.
Finora, nella struttura non si erano mai registrati neanche episodi di violenza, piuttosto comuni nella capitale keniana, che ospita alcune tra le maggiori baraccopoli del Paese. Kibera, Korogocho e Mathare sono solo alcuni degli slum più famosi, distese di case di lamiera abitate da centinaia di migliaia di persone e prive dei più elementari servizi. “La vita qui è dura, ma i criminali sono una ristretta minoranza”, spiega a Panorama.it S.K., un abitante di Mathare che preferisce non essere identificato per ragioni di sicurezza. “Negli slum spesso si vive di espedienti. Molta della gente che abita qui va a lavorare nei quartieri ricchi della città, magari fa il portiere all’hotel Hilton. Ma ci sono anche tantissimi giovani che per sopravvivere rapinano, truffano, scippano. A volte con la connivenza della polizia, che prende mazzette per chiudere un occhio”.
La criminalità è uno dei problemi maggiori della città, soprannominata Nairobbery per l’elevato numero di rapine registratesi negli ultimi anni. “I responsabili spesso sono ragazzi che vivono nella casa a fianco alla tua”, prosegue S.K. “Ma non sono delinquenti nel senso peggiore del termine. In zone come queste non ci sono prospettive, e la gente si arrangia. Spesso questi ragazzi dividono i proventi delle rapine con le famiglie del posto, aiutando i più indigenti. Non lo fanno per arricchirsi”. In un ambiente così degradato, dove il traffico di droga, la produzione illegale di chanja (un liquore locale) e il racket sono le attività più fiorenti, l’autorità statale è praticamente assente. La polizia è conosciuta solo per le “operazioni di sicurezza” che conduce periodicamente e che, secondo quanto riferiscono i residenti, spesso sfociano in esecuzioni sommarie e violenze. A Mathare vivono decine di poliziotti, molti dei quali però fanno servizio nel centro e nelle zone più ricche della città. A controllare lo slum ce ne sono solo una decina. “Ci siamo abituati”, conclude ironico S.K. “Non sarebbe certo qualche poliziotto in più a risolvere i nostri problemi”.
- Venerdì 16 Gennaio 2009

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Commenti
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Il 16 Gennaio 2009 alle 23:34 rik46 ha scritto:
sono vergognosi uccidere un sant’uomo che ha fatto del bene a tutti per tutta vita
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