
Ventidue giorni di bombardamenti. Poi la tregua, unilaterale, decisa dal governo Israeliano ieri sera. Oggi il vertice a Sharm El Sheik, voluto da Sarkozy e Mubarak. Ma la calma rischiava di durare meno di ventiquattro ore, se Hamas non avesse concesso neanche un giorno di pace. Di fatto, la tregua era durata meno di dieci ore: ieri notte alle 2 Olmert annuncia il cessate-il-fuoco unilaterale, ma con la presenza di soldati israeliani a Gaza. Questa mattina, alle otto, un raid dell’aviazione israeliana. E cinque razzi Grad sparati da Hamas oltre il confine. Poi, intorno all’una, la svolta. L’annuncio di Hamas e Jihad islamica che dà una speranza alla pace: “Fermeremo i razzi e i fucili per una settimana, per dare il tempo a Tsahal di ritirarsi da Gaza”. E i carri armati hanno cominciato a fare dietrofront. “Posso confermarvi che il ritiro graduale delle nostre forze è in corso”, ha riferito un portavoce di Tsahal, senza specificare i tempi per il completamento delle operazioni. A conferma della notizia la rete israeliana Canale 10 ha mostrato alcune unita’ rientrare in territorio israeliano sventolando le bandiere con la Stella di David e mostrando con le dita la V di vittoria.
La tregua è “fragile”: ad ammetterlo lo stesso premier israeliano Ehud Olmert, il quale ha anche ricordato che l’esercito israeliano è libero di poter rispondere agli attacchi palestinesi. “La decisione del governo consente ad Israele di rispondere al fuoco se il nostro nemico continua gli attacchi”, ha detto il premier, dopo l’ennesima pioggia di razzi. Il presidente dell’Anp Abu Mazen, da parte sua, ha definito “importante” ma “insufficiente” il cessate il fuoco. “Deve esserci” ha detto Abu Mazen “un completo ritiro da Gaza e la riapertura dei valichi per consentire l’arrivo degli aiuti alla popolazione palestinese”. E adesso gli occhi sono puntati a Sharm el Sheikh, dove Hosni Mubarak ha convocato i leader degli Stati arabi moderati, cinque Paesi europei, tra cui l’Italia, oltre al segretario generale della Nato per affrontare la crisi. Abu Mazen, la cui presenza era data in dubbio, è presente. Sarkozy, aprendo i lavori della conferenza ha detto di aver chiesto agli Stati Uniti “una conferenza che porti alla coesistenza dei due stati, uno accanto all’altro, per garantire una pace accettabile. L’Egitto ci mostra il cammino e l’Europa è pronta a collaborare”.
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- Domenica 18 Gennaio 2009

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Commenti
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Il 18 Gennaio 2009 alle 16:17 shift ha scritto:
Di là delle ragioni umanitarie che e’ giusto adottare, non mi sembra che ci siano intenzioni da parte dei terroristi di Hamas di smetterla di tirare missili dentro i confini israeliani.
E’ ben questa la ragione dell’intervento israeliano a Gaza, non ci sono entrati per giocare a fare la guerra, ma per chiarissime e ritardate, oltre ogni ragionevole limite, motivazioni di difesa nazionale.
La tregua, quindi, può funzionare solo se Hamas smette di tirare razzi sul territorio israeliano, altrimenti fare la tregua non avrebbe senso alcuno, salvo che per gli aiuti umanitari.
E’ anche ovvio che la tregua non può essere accordata da patti tra Israele ed Hamas, essendo questi ultimi dei terroristi acclarati il cui unico intento apertamente dichiarato e’ la distruzione d’Israele.
Non si fanno patti di nessun genere con chi vuole distruggerti.
La conferenza indetta in Egitto a Sharm el sheikh non impegna nessuna delle due parti in causa, e’ solo una via indiretta per influenzare una possibile cessazione delle ostilità da parte dei due belligeranti.
Potrebbe risolversi in una semplice vetrina di capi di Stato appena uno qualsiasi degli uomini di Hamas si mettesse a tirare razzi dentro i confini israeliani o si mettesse a sparare contro l’esercito israeliano a Gaza.
In pratica sarebbe solo un beneficio per quelli di Hamas un eventuale tregua di guerra, visto che non intendono cessare i loro scopi di distruzione d’Israele.
Perché mai Israele dovrebbe fermarsi, sapendo che tutto ricomincerà da capo appena lo facessero o addirittura si ritirassero da Gaza?
Sono entrati a Gaza proprio per far cessare definitivamente quest’aggressione giornaliera di razzi nel suo territorio e se si dovessero fermare, e’ solo per permettere aiuti umanitari alla popolazione di Gaza, altrettanto colpevole per la situazione creatasi, visto che quelli di Hamas li hanno voluti loro con libere elezioni e li hanno appoggiati fino al “martirio” dei loro stessi figli e donne, per aiutarli nella guerra contro Israele.
Invece di ascoltare da parte palestinese pentimenti e cenere sul capo per quanto hanno combinato, tocca sentire da parte dello stesso “moderato” Abu Mazen proposte di aprire i valichi d’Israele ai palestinesi di Gaza, con la scusa degli aiuti umanitari.
Non hanno proprio vergogna ne’ senso della misura e continuano ad avere pretese pur sconfitti, come se gli fosse dovuto per loro elezione di superiorità nei confronti di tutti, israeliani compresi.
In pratica pretendono dagli “infedeli” un surrogato del “pagamento” della Jiza, tributo che i sottomessi “devono” dare ai “veri” fedeli.
Mi sembra chiaro che, fin tanto che questa mentalità e concezione del mondo e dell’umanità’ derivantegli dal Corano non sarà del tutto distrutta e abbandonata, Israele e tutto l’occidente continueranno ad avere gravi problemi con il Medio Oriente.
Non ci possono essere accordi tra due parti che non si rispettano allo stesso modo, ne’ tanto meno fiducia con chi ti considera inferiore a lui e da sottomettere comunque, in ogni modo, e dovunque nel tempo e nello spazio, senza cessazione di continuità.
Il 18 Gennaio 2009 alle 17:31 Berlusconi: “I carabinieri pronti al controllo dei valichi a Gaza” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] L’Italia offre i suoi carabinieri affinché ‘’si possano unire ad eventuali formazioni per il controllo dei valichi’’ di frontiera tra l’Egitto e la Striscia di Gaza per la lotta al traffico di armi. Lo ha detto Silvio Berlusconi al vertice internazionale di Sharm-El-Sheik, in Egitto, organizzato dal presidente del paese africano Hosni Mubarak per trovare una soluzione alla crisi di Gaza. Il presidente del Consiglio ha offerto la sua partecipazione anche ‘’ad eventuali azioni per evitare che il contrabbando di armi possa prodursi nella zona del mare’’. E’ il passaggio più significativo dell’intervento del premier alla conferenza cui hanno partecipato anche i presidenti di Francia, Nicolas Sarkozy, il premier britannico Gordon Brown, il cancelliere tedesco Angela Merkel, il capo del governo spagnolo, Jose Luis Rodriguez Zapatero e il premier ceco, Mirek Topolanek, il cui Paese detiene la presidenza di turno dell’Ue. E’ anche presente il segretario generale dell’onu, Ban Ki-Moon, da giorni nella regione e a sorpresa, il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Abu Mazen, che sembrava dovesse mancare. Hosni Mubarak ha aperto i lavori con un appello alla pace anche tra le diverse fazioni dei palestinesi. L’altro organizzatore del summit, Nicolas Sarkozy, ha riconosciuto gli sforzi egiziani per arrivare a un negoziato e ha chiesto a Israele un impegno preciso: “Se i tiri di razzi finiscono, Israele deve ritirarsi dalla Striscia di Gaza. Non c’è alternativa alla pace”. Dello stesso avviso anche il premier britannico. Tutti i leader si sono mostrati concordi nella richiesta di un cessate-il-fuoco che possa portare a “una pace duratura”. “Abbiamo il dovere morale di ricercarla” ha commentato il presidente spagnolo Zapatero. Anche Berlusconi ha sostenuto la necessità di un ritiro “graduale” di Tsahal: ‘’Tutti gli interventi - ha spiegato infatti il premier - sono stati in direzione di auspicare che cessi il fuoco, che la cessazione del fuoco sia permanente, che ci sia un progressivo ritiro delle forze israeliane e nel contempo che si aprano i valichi per consentire l’arrivo degli aiuti umanitari agli abitanti di Gaza’’. Berlusconi, al termine dell’incontro, ha parlato con i giornalisti: “L’Italia è pronta a fare un grande sforzo tangibile e tutto il suo dovere per risolvere questo problema’’ ha detto, annunciando la disponibilità all’invio di carabinieri al confine di Gaza e all’organizzazione ad Erice, in Sicilia, di un’eventuale conferenza per la pace: “Da sempre sosteniamo la necessità di un piano Marshall per la Palestina” ha aggiunto. E ha mandato un messaggio al prossimo presidente degli Usa: ‘’Con l’avvento della nuova amministrazione americana guidata da Barack Obama”, ha detto Berlusconi, “la comunità internazionale deve fare l’ultimo decisivo grandissimo sforzo per arrivare ad una soluzione vera e concreta del problema’’ mediorientale. [...]
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