- Tags: Abu Mazen, ehud-barak, Gaza, Hamas, Israele, Tzipi-Livni
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Quanto reggerà la fragile tregua a Gaza? È la domanda che gli stessi protagonisti delle ultime tre settimane della crisi mediorientale si fanno, dal premier israeliano Ehud Olmert, ai vertici di Hamas, dal presidente egiziano Hosni Mubarak ai governanti europei che hanno partecipato al vertice di Sharm el Sheikh – Nicolas Sarkozy e Silvio Berlusconi, in prima fila; da Barack Obama al segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon.
Dopo che sabato il governo israeliano aveva annunciato un cessate il fuoco unilaterale e dopo che, ieri , Hamas aveva risposto con un la decisione di dichiarare una tregua (di una settimana e condizionata la ritiro delle truppe israeliane), le prime formazioni dell’esercito con la Stella di David hanno iniziato a lasciare la Striscia. Ma usciranno tutti i soldati? E in quanto tempo? Il primo ministro Olmert, nella conferenza stampa del summit egiziano si è limitato a dichiarare che “se il cessate il fuoco si rivelerà stabile, Israele abbandonerà Gaza perché non ha mai avuto intenzione di riconquistarla”. Cosa significa? Che il ritiro sarà parziale per ora e totale solo dopo che Gerusalemme avra`avuto la ragionevole certezza che Hamas non lancerà più razzi Qassam sul sud di Israele, dice a Panorama.it Herb Keinon, firma di punta del Jerusalem Post, uno dei quotidiani israeliani più prestigiosi. “Abbiamo lasciato la Striscia nel 2005 e non ci interessa ora rimanerci più del necessario. Dipenderà da Hamas. Se ci attaccherà ancora, è possibile che il nostro esercito riprenda le operazioni militari. Quindi penso che per i prossimi giorni, i nostri carri armati rimangano all’interno di Gaza, in alcune zone, come deterrente nei confronti del lancio di razzi”.
La strategia del governo di Ehud Olmert è piuttosto chiara. Dopo 22 giorni di bombardamenti, dopo più di 1000 morti palestinesi, dopo tre settimane di stillicidio quotidiano per gli abitanti delle città della parte meridionale di Israele, dopo le pressioni internazionali per un cessate il fuoco e in vista dell’insediamento di Barack Obama, l’esecutivo israeliano, con il supporto delle analisi dei servizi di intelligence, ha ritenuto di aver raggiunto gran parte degli obiettivi che si era dato prima di lanciare l’Operazione Piombo Fuso e ha deciso di fermare l’offensiva, lasciando però i suoi soldati dentro la Striscia, in modo da poterla riprendere immediatamente nel caso in cui fosse necessario. I tanks rimarranno in alcune aree per convincere i miliziani di Hamas che per loro sarebbe controproducente continuare a bombardare il Negev.
“Secondo le mie informazioni, il braccio armato del partito fondamentalista ha subito un durissimo colpo dall’offensiva delle nostre forze di sicurezza. La durata del cessate il fuoco, ripeto, dipenderà da loro” afferma Herb Keinon. “Il nostro governo ha ottenuto degli importanti risultati con l’Operazione Piombo Fuso. Forse non è riuscito a eliminare al 100% il pericolo rappresentato dai Qassam, ma la situazione è sicuramente migliore rispetto al passato. E poi, a mio parere, è riuscito ad avere un appoggio internazionale contro Hamas che prima, forse, mancava”.
Il cessate il fuoco, se verra`mantenuto, sarà il primo passo verso una soluzione complessiva della crisi. Che potrebbe passare anche attraverso il dispiegamento di una forza internazionale di pace ai confini tra Gaza e l’Egitto. Silvio Berlusconi ha già dato la disponibilità dei carabinieri italiani. Ma, per ora, questo scenario appare ancora lontano. “Per Israele, va bene, ma Hamas è sempre stata contraria” dice l’analista del Jerusalem Post. Il quale conosce molto bene le dinamiche interne all’esecutivo israeliano. Da tempo, Keinon ha l’incarico di seguire Tzipi Livini. È stato lui a scrivere nei giorni scorsi delle divisioni tra, da una parte Olmert e dall’altra del suo ministro degli esteri, accanto al quale si è schierato il titolare della difesa, il leader laburista Ehud Barak. “Si c’erano e vertevano sulla durata dell’operazione. La Livni avrebbe voluto concluderla prima, Olmert ha voluto andare avanti ancora qualche giorno. Ma adesso, queste tensioni sono state superate dopo la dichiarazione di tregua unilaterale”. Solo i prossimi giorni e le prossime mosse dei protagonisti ci diranno quanto reggerà il cessate il fuoco.
- Lunedì 19 Gennaio 2009

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Il 19 Gennaio 2009 alle 12:30 lapolide ha scritto:
Padova, 19 gennaio 009.
Eppure “Gaza” era diventata un grande giardino!
Stanco, deluso, amareggiato di sentirmi giorno dopo giorno dileggiare da un “omuncolo” che presuntuoso com’è si crede di essere diventato il Massimo dell’intellighenza e del sapere, spandendo a destra e a manca insulti al popolo italico, chiamandolo cinico, reazionario, ignorante, dimenticando le sue provenienze marxiste, sovietiche, leniniste che l’hanno portato a lanciare le prime bottiglie molotov sul suolo dove ha ricevuto i natali, (purtroppo) , vi racconterò una storia.
C’era una volta un Uomo chiamato Ariel Sharon. Era diventato il “ Premier indiscusso dello Stato di Israele”. Era di Destra. Vaticinavano per Lui, molti politici della Kasta Sinistra “de noantri”, che avrebbe resistito si e no pochi mesi al potere, proprio perché di destra. Invece durò anni e fu sconfitto solamente da una emoragia comatosa che lo schiantò nel momento meno opportuno.
Ebbene quell’Uomo, quel Grande Uomo che conosceva bene il Suo popolo isrlaeliano ed altrettanto bene quello limitrofo che invadeva fisicamente e moralmente quello palestinese, rimasto senza patria perché consigliato male da un sistema di truffatori politici, terroristi islamici, faide perverse di tribù aizzate dall’odio congenito fondamentalista che ha procurato la Jihad islamica appunto, che non accennava ed accenna a finire, poiché secolarizzata, ebbe una pensata che solo i “Geni” possono avere. Sì, sarà stata interessata fino a che volete, ma sempre geniale e futurista fu la Sua scelta.
In uno slancio di visione politica non comune, in un momento dalle tante troppe tensioni interne e di particolari guerre guerreggiate religiose e non. Di pressioni di bande terroriste provenienti da Stati stranieri invisi all’esistenza di Israele sulla faccia della Terra, chiamati Hamas, Hezbollah, Iraniani, Siriani, Paesi Arabi, donò la Città di Gaza e la sua striscia di terra che sboccava al mare ( trasformata a giardino vivente, per le civili abitazioni costruite dotandole di confort di tutti i tipi che hanno consentito un tenore di vita mai visto in quei luoghi grondanti sangue e solo sangue di innocenti negli anni) a quel popolo palestinese dimostratosi poi ingrato e ostile, onde potesse iniziare anche lui a capire cosa significasse possedere uno Stato, una Nazione in cui vivere. Credete che il beau-geste avesse ricevuto l’apoteosi dei popoli kompagni dei terroristi ? Macchè. Pur facendo evacuare i coloni di già insediati in quella Città dei sogni, con i mille problemi connessi, il ringraziamento fu quello di venire okkupata dalle orde selvagge di Hamas che ebbero la meglio sul popolo palestinese inerme, tanto che con elezioni saputamente e magistralmente pilotate dai Kapi delle forze del “Male”, diventò il partito predominante di quello Stato appena nato. Il resto è dei giorni nostri. La guerra Israelo –Palestinese divampò feroce e tremenda più di prima . I morti civili non si contarono più, da quando i terroristi di Hamas ( sempre più indottrinati da stati stranieri) iniziarono ad aprire le ostilità, inondando le Città israeliane di missili preconfezionati facendo morire uomini, vecchi, donne e bambini. Israele che doveva fare ? Subire ? Insorse e sconfisse dopo giorni di guerra atroci e cruenti, le orde di Hamas, tanto che indussero “Quei” popoli sobillatori dei terroristi a chiedere una tregua. Sempre per dare l’esempio fu accettata da Israele che la mise in pratica unilateralmente per prima. Vale la pena continuare il discorso ? No. Siamo arrivati ai giorni nostri. Alla tregua di una settimana concordata con l’Egitto, anche da parte dell’odiato Hamas che per difendersi, giustificarsi di fronte al mondo, si faceva scudo dei bambini palestinesi contribuendo al massacro degli innocenti. Durerà la tregua, non durerà ? Non sono un “Oracolo”, né un politologo, neppure uno storiografo, ma un uomo del nostro tempo come voi. E proprio perché tale, pur con le mie ataviche deficienze intellettuali, mi sono chiesto, senza oltre procedere ed inseguire le illusioni al vento del coacervo Sinistro in corso d’opera. Vivaddio, sappiamo tutti che la guerra ricomincerà cruenta (anche perchè la Ue non esiste come forza politica, come mentalità e come esercito). Già una volta Sharon la mise in pratica, perché non ritentare a farla ? L’evacuazione di tutti i civili da Gaza e dintorni ? Basterà una settimana di tregua ? Secondo me il tempo basta e avanza. Via, quindi tutti i civili da Gaza. Che diventi una città fantasma. Allora e solo allora, se fossi Israele, tornerei con le forze armate e raderei al suolo quel poco di sano rimasto sterminando fino al’ultimo essere quei terroristi chiamati Hamas. Dopo, ma solamente dopo farei fare le vere elezioni del Popolo Palestinese nel frattempo tornato all’ovile.. Si potrà realizzare questo sogno sognato ? Credo fermamente di si. Di gente amante del “Bene” il mondo è pieno, perché Dio c’è, Dio esiste, Dio è tra noi. Sebbene i sacrifici alla Sodoma e Gomorra.
lapolide.
P.S. Cose già sentite ? Meglio. Repetita iuvant.
Il 19 Gennaio 2009 alle 13:56 shift ha scritto:
I motivi per cui Israele e’ entrata a Gaza sono arci noti, perché una nazione e il suo popolo non può vivere sotto il tiro costante di razzi al tritolo, e nemmeno sotto il tiro saltuario da parte dei suoi confinanti.
L’intervento militare e’ stato fatto per far cessare quest’assurdità’ inammissibile in qualsiasi parte del mondo e per qualsiasi nazione, per di più da parte di terroristi internazionalmente messi all’indice, seppure sopportati perché eletti dal loro stesso popolo in maniera del tutto da folli per i propri interessi di singoli cittadini di un popolo.
Gli israeliani hanno fatto irruzione a Gaza per colpire i terroristi e non il popolo palestinese, ma anche se dispiace per i tanti innocenti morti, e’ stato anche giusto che il popolo palestinese ricevesse in parte la sua punizione per le sue avventate decisioni politiche, ciò lo indurrà a fare giù attenzione a chi pone alla sua guida.
Hamas per ora si leccherai le ferite anche se dichiara a tutti di aver vinto!
Mi ricorda tanto quel rappresentante del governo di Saddam che, mentre sulle televisioni internazionali rilasciava dichiarazioni di vittoria contro gli americani, nel panorama alle sue spalle si vedevano i carri armati americani che stavano entrando a Bagdad.
I fanatici non riescono nemmeno ad adeguarsi alla realtà, nemmeno se l’hanno sotto il naso, perché vivono nel loro mondo di sogni e fantasie.
La domanda che si pongono tutti, se tale tregua reggerà nel tempo e’ legata essenzialmente al potere che Hamas possiede ancora effettivamente all’interno di Gaza.
La batosta li ha sicuramente indeboliti, anche se non e’ riusciti ad annientarli con le loro armi comprese.
Occorre vedere come reagiranno adesso il popolo di Gaza nei loro confronti, se li sosterranno ancora o se li emargineranno o addirittura se li esautoreranno del tutto.
I conti fra loro sono quindi aperti, e tutto sta a vedere se prevarrà il fanatismo religioso di sempre o una sana visione della realtà, nell’insieme del popolo di Gaza.
Il problema in questo braccio di ferro che eventualmente potrebbe scatenarsi tra Hamas e normali cittadini, potrebbe essere costituito, oltre che dal fanatismo in gioco, anche dal possesso di armi da parte di Hamas, e dal timore che ciò potrebbe portare nelle decisioni collettive.
Di conseguenza gli israeliani farebbero bene a lasciare a Gaza delle forze militari in funzione di sicurezza sociale, in grado di opporsi ad eventuali prevaricazioni di Hamas sulla collettività palestinese.
In caso contrario il rischio che tutto sia stato inutile e’ molto forte, e tutto inizierebbe da capo, magari non nell’immediato ma nel prossimo futuro, da qui a pochi mesi.
Hamas riorganizzerebbe le propria fila e i propri arsenali e patatrac!
Di conseguenza un controllo rigoroso dei confini, da dove Gaza potrebbe ricevere simili armi, diviene strettamente necessario.
L’idea di una forza internazionale per controllare il confine tra Gaza e l’Egitto e’ quindi ottima, ma il problema sono gli egiziani, che finora hanno fatto finta di niente e hanno permesso che decine di tunnel e di materiale passasse ai suoi confini verso Gaza.
Come si vede i musulmani fanno due facce quando sono in difficoltà, mostrano amicizia e patti con l’occidente e Israele e poi alle spalle fanno un’altra cosa.
Dire che l’Egitto e’ una nazione amica dell’occidente e che rispetta i patti stipulati in pompa magna con Israele e’ di tutto evidenza non vera.
Pertanto la questione diventa se l’Egitto permetterà una forza internazionale che controlli questa situazione, non solo ai valichi ufficiali con Gaza, come ha dichiarato Berlusconi, ma in tutti quei luoghi interni dove potrebbero spuntare i tunnel partenti da Gaza e dove possono facilmente arrivare le merci viaggiando nel Sinai.
Il permetter una simile cosa per l’Egitto sarebbe come una dichiarazione ufficiale d’incapacità presente o di falsità pregressa.
Altrimenti la missione di controllo e di disarmo delle forze internazionali diverrebbe una barzelletta, come quella avvenuta nel Libano dove si sarebbero dovuti disarmare gli Hezbollah e non permettere traffico di armi, mentre invece il tutto passa sotto il naso dei nostri soldati tranquillamente, tradendo il mandato internazionale e mettendo a repentaglio la loro vita in caso di guai.
Di conseguenza prima di spendere soldi e rischiare vite umane occorre che le cose siano fatte seriamente, altrimenti e’ meglio che ce ne restiamo a casa, risparmiando soldi e vite, e la prossima volta lasciamo fare fino in fondo agli israeliani, senza strillare come galline starnazzanti all’umanità’ offesa, come normalmente fanno gli ipocriti.
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