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Tutti lo chiamano “Favs”, abbreviando il suo cognome. E a ventisette anni è l’autore di buona parte dei discorsi che hanno aiutato Barack Obama a essere eletto. A vederlo, Jon Favreau sembra ancora uno studente del college. «Tutti scherzano con lui e sembra così giovane, non sembra quasi vero – ha raccontato Ben Rhodes , un altro degli speech writer di Obama – Ma non serve molto per accorgersi che lui e Barack sono in totale sintonia: ha accesso a tutti e tutto, c’è un sacco di peso sulle sue spalle».
E allora quando, tra poche ore, il 44 presidente degli Stati Uniti pronuncerà il suo discorso d’insediamento, Jon presterà particolare attenzione. E non solo perché Obama, evocando i discorsi di Lincoln, ha fissato l’asticella molto in alto, ma anche perché col suo discorso deve ispirare un Paese prostrato dalla crisi economica e deve aiutare l’ex senatore dell’Illinois a far partire con il piede giusto i suoi primi 100 giorni. Per questo Favs e i suoi hanno fatto ricerche durate settimane, hanno intervistato storici e oratori, hanno ascoltato i discorsi inaugurali degli altri Presidenti. Poi, raccolto tutto il materiale, si è chiuso in uno dei tanti Starbucks di Washington e ha buttato giù una prima bozza in perfetto stile obamiano.
Perché, da quando lavora per lui, ovvero dal 2005, Jon Favreau ha letto tutti i discorsi del primo presidente afroamericano, i suoi libri e ha passato ore a conversarci, per capire cosa Obama volesse comunicare ai suoi elettori. «Almeno questa volta ho dovuto scrivere un discorso solo», ha scherzato, ricordando come per il giorno delle elezioni avesse dovuto prepararne due: uno in caso di vittoria e uno in caso di sconfitta. Per fortuna, per Jon le cose sono andate per il verso giusto, e ora sarà il più giovane speechwriter della storia della Casa Bianca.
Ma non è sempre stato tutto in discesa: appena laureato, a 23 anni, lavorò con un risultato diverso per la campagna elettorale di John Kerry. Una sconfitta elettorale che non lo ha scoraggiato, come non lo hanno scoraggiato gli attacchi di Hillary Clinton durante le primarie, quando il prossimo segretario di Stato, parlando dei sui discorsi, disse che sembravano poesia. Salvo poi aggiungere «Peccato che si governi con la prosa». Un attacco che non ha scalfito la fiducia di Obama. «Barack confida veramente in lui – ha chiosato David Axelroad, uno dei senior advisor del Presidente – E difficilmente confida così tanto in qualcuno da concedergli così tanta autorità sulle sue parole». D’altronde lo stesso Favreau lo ha ammesso: lavorare con un oratore competente come Obama ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi. «È come essere il batting coach di Ted Williams (uno dei più grandi battitori della storia, ndr)», ha scherzato in un’intervista. Sarebbe come insegnare a Del Piero a battere le punizioni.
- Martedì 20 Gennaio 2009

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