Sarà ricordato come il discorso dell’Era della Responsabilità. O forse il suo titolo potrebbe essere “Remake America”, far ripartire l’America. Con il passare dei giorni, in vista della cerimonia inaugurale, l’aspettativa rispetto alle parole che avrebbe pronunciato Barack Obama erano cresciute a dismisura. E non ha deluso, Obama. Almeno, così sembravano pensare i due milioni di persone che si sono recati a Washington per l’insediamento. Che gli hanno tributato un applauso lunghissimo, seguendo dal vivo, o attraverso i maxi schermi, quei venti minuti in cui il neo presidente, dopo il giuramento, ha indicato verso quale direzione intende fare andare - con l’aiuto di tutti gli americani - gli Stati Uniti e (in parte) anche il mondo. Un diverso rapporto con l’Islam, la convinzione che gli Usa debbano ripartire dai valori fondanti della Costituzione, l’impegno a una responsabilità comune, senza la quale il Paese non riuscirà a uscire dalle secche della crisi. Ma, anche, un chiaro avvertimento ai terroristi: il suo Paese non farà sconti.
Alla vigilia, dopo le anticipazioni date dai suoi stretti collaboratori in diverse interviste, era già iniziato il gioco dei paragoni storici con i vari presidenti del passato: Abraham Lincoln, Franklin Delano Roosevelt erano i più citati. Ora, dopo averlo ascoltato, dopo aver sentito la sua esortazione ad affrontare con coraggio uno dei momenti più difficili della recente storia americana, quale modello “retorico” tra quelli dei presidenti del passato si può chiamare in causa per il discorso letto a Capitol Hill? E’ la domanda che abbiamo rivolto a Brian Balogh, storico tra i più quotati, docente all’Università della Virginia, volto noto della tv americana: “E’ da molto tempo che un presidente non aveva il coraggio di chiedere sacrifici ai suoi concittadini nel discorso inaugurale. E, rispetto al passato, la novità è sicuramente il contesto in cui la sua presidenza inizia” - dice lo studioso. “Se devo fare un paragone, io penso a Franklin Delano Roosevelt.” A lui, il presidente del New Deal americano, più che a John Fitzgerlad Kennedy, l’altro grande uomo politico della storia statunitense spesso citato per descrivere la portata dell’avvento di Barack Obama alla Casa Bianca. Ma, spiega Brian Balogh, le analogie con colui che guidò gli Stati Uniti fuori dalle secche della Grande Depressione sono più forti. La stessa retorica usata da Obama nel suo discorso è fortemente roosveltiana secondo lo storico: “Per due ragioni: per la portata delle sfide affrontate da Roosevelt. E anche perchè il prossimo mandato “ridefinirà” la Presidenza, il modo in cui l’inquilino della Casa Bianca interpreterà il suo compito. Proprio come fece Franklin Delano che porto dei cambiamento quasi radicali rispetto ai suoi predecessori. Molto più di quanto fece JFK.” Secondo il direttore del Mill Center for Pubblic Affairs, una delle istituzioni accademica più importanti degli Usa, il discorso di Obama ha ricordato Roosevelt anche perchè, come quello letto 60 anni fa, ha combinato insieme la responsabilità, il sacrificio e il sogno americano più di quanto abbia fatto John Fitzgerald Kennedy nel suo celeberrimo “Ask Not”, il discorso di investitura in cui diceva ai suoi compatrioti: “Non chiedetevi cosa può fare il vostro paese per voi, ma chiedete cosa potete fare voi per il vostro paese”.
Anche nella prolusione di Barack Obama, questo richiamo alla responsabilità comune è stato forte, ma venato di un minore pragmatismo - almeno in questa occasione — rispetto a quello mostrato dal presidente poi ucciso a Dallas. “Certo è - afferma Brian Balogh - che molte sono state le “novità” delle parole della novità storica rappresentata da Barack Obama. L’esortazione a tutto il paese a lavorare unito per superare le difficoltà; l’elenco dei valori (lavoro e onesta’, coraggio e fair play, tolleranza e curiosità, lealtà e patriottismo) su cui intende basare il Nuovo Patto tra americani; il richiamo a una rinnovata leadership mondiale basata su di una concezione cosmopolita del rapporto con le nazioni, sono elementi che hanno reso il senso del cambio di rotta rispetto al passato. “Un passaggio storico — dice Brian Balogh — che è stato sottolineato da un discorso all’altezza del momento”. “Capisco che abbia suscitato l’entusiasmo della folla che è venuto a partecipare alla Cerimonia” - chiosa lo storico della Università della Virginia.
La nuova Era è iniziata. Oggi è il giorno della Gioia Responsabile per chi l’ha votato. Da domani, le parole di Obama dovranno essere seguite dai fatti, dalle decisioni del Presidente di tutti gli americani.
Il VIDEO dell’Obama Day da Youtube:
- Martedì 20 Gennaio 2009

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Commenti
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Il 21 Gennaio 2009 alle 11:06 L’era di Obama, i primi impegni: processi bloccati a Guantanamo » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Guarda le IMMAGINI del giuramento. LEGGI ANCHE: Il sogno di Franklin Delano Obama: “Mano tesa all’Islam” - Leggi il discorso (in italiano) - Il testo in inglese - Lo speech writer? Un ragazzo di 27 anni obama: le news in tempo reale (fonte Google News)Obama Takes Oath, and Nation in Crisis Embraces the Moment - New York TimesA Day of New Beginnings for Michelle Obama and Her Daughters - New York TimesObama Picks Confirmed, But Clinton Is on Hold - Washington PostObama inauguration traffic not good for everyone - CNET NewsObama Seeks Halt to Legal Proceedings at Guantanamo - Washington Post [...]
Il 23 Gennaio 2009 alle 16:37 shift ha scritto:
E’ un’era quella di Obama che rischia di durare solo qualche giorno o poco più, visto che non ha il certificato di nascita USA in regola, a detta di varie organizzazioni e singoli cittadini americani che hanno fatto ricorso per la sua immediata destituzione, chiesta per non fargli emettere atti e leggi invalidate e che creerebbero non pochi casini.
Staremo a vedere.
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