
Una ragazza delle milizie Basij
Durante il conflitto tra Iran e Iraq, le milizie Basij cambiarono le regole della guerra: giovani volontari, indottrinati dall’ayatollah Khomeini, si lanciavano contro i carri armati dell’esercito di Saddam o sui campi minati. Oggi le battaglie si spostano anche su internet e le strategie si sono adeguate: nei prossimi mesi saranno pubblicati sul web diecimila blog delle milizie Basij. Una vera e propria orda digitale per contrastare il dissenso dell’opinione pubblica iraniana espresso online e, allo stesso tempo, promuovere i valori della Repubblica islamica. Le critiche dei cittadini, infatti, non trovano sfogo in televisione o in radio, ma si diffondono rapidamente sul web, in una nazione dove l’età media degli abitanti è di 27 anni. Mettendo in luce, così, alcuni casi di corruzione e di malgoverno. Da tempo Teheran guarda con sospetto ai blog: alcuni parlamentari hanno proposto anche la pena di morte per i blogger “nemici di Dio” che promuovono corruzione, prostituzione e apostasia.
Se il giro di vite iraniano è motivato da una retorica politica e religiosa, in Cina è il sesso a offrire un argomento ai censori tale da facilitare l’oscuramento. Il 2009 ha un valore simbolico enorme: vent’anni da piazza Tienanmen e cinquanta dalla rivolta tibetana. Questa volta a finire nel mirino delle autorità sono stati motori di ricerca e portali come Google e Baidu. L’accusa è di facilitare la diffusione della pornografia online: secondo molti analisti si tratta di un metodo per aumentare la pressione sulle aziende che ospitano i commenti negativi dei cinesi in blog, forum e community. Ormai la popolazione su internet della Cina è arrivata l’anno scorso a 298 milioni di navigatori, con una crescita del 41 per cento rispetto al 2007. L’esplosione del web è una tendenza che riguarda anche il Vietnam e la Thailandia, Stati che seguono Pechino nelle sue decisioni.
- Martedì 20 Gennaio 2009


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Commenti
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Il 15 Giugno 2009 alle 16:59 Iran, i blogger sfidano gli ayatollah » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Il regime degli ayatollah controlla televisione, radio e giornali: il web, però, resta uno spazio di espressione. Ma a libertà vigilata. I ragazzi di Teheran sono un’incognita per Ahmadinejad, in una nazione dove l’età media è di 27 anni (in Italia è di 43 anni). E allora: internet è solo una valvola di sfogo in più per una tifoseria amareggiata? O sta cambiando tutto e rivela una tensione strisciante? La diffidenza delle autorità verso il web, comunque, cresce: alcuni mesi fa il social network Facebook era stato chiuso, poi riaperto durante la campagna elettorale. Poco prima del voto, è arrivata la decisione di censurarlo. Ma Teheran ha messo in campo anche strategie più raffinate: un’orda di blog, promossi dalle milizie Basij fedeli agli ayatollah, ha invaso internet con l’obiettivo di “annegare” le voci critiche sul web. [...]
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