Ha già fatto una girandola di telefonate ai leader mediorientali (il presidente Anp Abu Mazen, il premier israeliano Ehud Olmert, il presidente egiziano Hosni Mubarak e il sovrano giordano Abdallah II) ribadendo il suo impegno «a lavorare per il cessate il fuoco» duraturo a Gaza. Si appresta, già oggi, a firmare, come promesso, l’ordine di servizio per la chiusura del carcere di Guantanamo entro il 2009, cambiando le regole di interrogatorio ai sospetti di terrorismo e mettendo al bando la tortura. Barack Obama, il quarantaquattresimo presidente degli Stati Uniti, non ha perso tempo. L’ obiettivo della sua squadra, cui ieri si è aggiunta ufficialmente dopo il voto del Senato il segretario di Stato Hillary Clinton, è quello di lavorare «in stretto contatto con la comunità internazionale» per raggiungere «una pace durevole» in Medioriente. Impegno solenne che è stato molto apprezzato anche dal segretario delle Nazioni Unite Ban Ki Moon.
Fioccano però i primi consigli al nuovo presidente. E il più «rumoroso» viene nientemeno che dal leader libico Muhammar Gheddafi, l’ex nemico mortale dell’Amministrazione Reagan oggi «sdoganato» tra i leader arabi considerati affidabili. «Se il nuovo presidente degli Stati Uniti vuole davvero essere quell’uomo del dialogo’ che dice», ha detto il presidente della Libia parlando ieri sera in arabo alla Georgetown University di Washington in videoconferenza dalla Libia, «dovrebbe concedere una chance anche a Bin Laden» come una chance è stata data a lui dopo il blitz aereo americano del 1986 su Tripoli. Stando alla traduzione dell’interprete, Gheddafi ha rivolto un altro consiglio a Obama: «Il terrorismo è un nano, non un gigante. Osama Bin Laden dovrebbe essere considerato come una persona a cui viene data una chance per cambiare». C’è dell’altro. Secondo Gheddafi, il presidente Obama dovrebbe anche assumere una posizione diversa con i Taliban, i guerriglieri pashtun contro i quali è stata scatenata, dopo l’11 settembre, la guerra in Afghanistan. Quanto al conflitto tra israeliani e palestinesi, il numero uno di Tripoli ha rispolverato la sua vecchia soluzione: anziché due stati uno a fianco dell’altro, secondo la massima di Oslo, si potrebbe offrire loro la possibilità di «vivere in un solo Stato, e chiamarlo ‘Isratina’». Non più due popoli e due Stati, dunque, ma un unico Stato binazionale arabo-israeliano. Un’ipotesi che Gerusalemme - per una questione demografica - considera da sempre come inaccettabile. Se poi agli israeliani non andasse bene la soluzione di un unico Stato - ha aggiunto Gheddafi in un’ultima boutade provocatoria - potrebbero sempre trasferirsi alle Hawaii, in Alaska o in una qualche isola del Pacifico «in un luogo isolato potrebbero vivere in pace».
- Giovedì 22 Gennaio 2009

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Commenti
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Il 22 Gennaio 2009 alle 12:54 Corrado Buccieri ha scritto:
Bravo a Gheddafi per il consiglio.
Il 22 Gennaio 2009 alle 13:33 loredana popescu ha scritto:
Oggi, la notizia “Obama – il 44^ presidente americano – una nuova era” è riportata genuina su tutti i giornali mondiali, così come accadde nella sua autenticità, scevra da manipolazioni di parte o prese di posizioni politiche.
Non va dimenticato che il giornalista che scrive il suo articolo non sa che cosa potrà succedere il giorno successivo e questo fattore determina autenticità ed immediatezza nella notizia, dandoci quelle sensazione e quelle certezze che il libro di storia, scritto a posteriori, non possiede. Cosi, la SPERANZA che Obama possa cambiare il mondo ha preso il sopravento, e non è giusto. Si faccia questa riflessione!
Mi sembra un può esagerato il fatto che Obama possa rappresentare LA SPERANZA di poter cambiare il mondo. Perché? Perché il mondo, intendo quello dei “bianchi”, ancora non è preparato ad un cambiamento del genere. No, non sono razzista! E poi, se ricorderete bene, tutti all’inizio promettono ma poi, l’evanescenza prende il sopravvento. Un piccolo esempio? Vi ricordate le conseguenze della Rivoluzione Bolscevica, l’avvento del fascismo, l’ascesa al potere di Hitler; le leggi razziali di Norimberga; il conflitto russo-polacco, il conflitto cino-giapponese, la guerra d’Etiopia, la guerra civile spagnola e l’intervento italo-tedesco, l’annessione dell’Austria alla Germania, dell’Albania alla corona d’Italia, la questione dei Sudeti, della Palestina, di Danzica, guerra in Libano, etc. e tutte le altre guerre e le false promesse di cui siamo ormai stanchi? Cosi, l’Obama – l’americano “abbronzato”, con tutte le sue promesse, sicuramente è riuscito a rappresentare in tutto il mondo: la ribalta di tutti i “personaggi dimenticati” che vivono nei bassi fondi, la ribalta dei diritti dei poveri afroamericani, etc (un piccolo esempio: immaginatevi che tra qualche anno, un albanese – con tutto il rispetto per gli albanesi – si candidasse alla elezioni italiane, e vince! – bel quadro, no? – immaginatevi le conseguenze di tutto questo!)
Il 22 Gennaio 2009 alle 14:52 shift ha scritto:
E’ proprio vero che gli USA stanno sprofondando, le prime mosse di Obama indicano proprio questa prospettiva, come da molti paventato fin dall’inizio nella campagna elettorale.
La sua dichiarazione di una pace durevole in Medio Oriente, di là del semplice auspicio di una svolta positiva, danno una cattiva indicazione del suo pragmatismo o volontà politica nell’interesse degli USA e dell’occidente.
Addirittura parlare di un dialogo con l’islam nel suo discorso d’inaugurazione presidenziale!
L’islam di per sé non ha mai avuto alcuna intenzione di dialogare con chicchessia nella sua lunga storia secolare, per il semplice motivo che non rispetta nessuno che non sia facente parte dell’islam.
Chi non e’ islamico e’ un “infedele”, impuro di per sé, e non ascoltabile come parola veritiera in linea con quanto detta l’islam, e’ il Corano stesso ad avvertire i “veri” fedeli dal non dare retta a qualsiasi parità o rispetto con costoro, ma al più a fare dei patti di comodo da violare appena possibile e conveniente per i musulmani.
Illudersi e illudere, come fa Obama su un accomodamento stabile in Medio Oriente, o e’ ignoranza di ciò che ha di fronte, vale a dire nessun pragmatismo politico, o e’ resa temporanea o definitiva all’islam, tradendo appena iniziato il suo mandato presidenziale verso gli USA.
Basterebbe leggere i primi articoli delle singole costituzioni delle varie nazioni arabe per rendersene conto.
Egitto
“Il Popolo Egiziano fa parte della nazione Araba e si prefigge la realizzazione della sua unità.”
Libia
“Il Popolo Libico fa parte della nazione Araba.
Il suo obiettivo è l’unità araba totale.”
Marocco
“Il regno del Marocco, Stato sovrano Mussulmano, la cui lingua ufficiale è l’Araba, fa parte del Grande Maghreb Arabo.”
Siria
“La Siria è un membro dell’Unione delle Repubbliche arabe.
La regione araba siriana è parte della patria araba.”
Kuwait
“Il Popolo del Kuwait fa parte della nazione araba.”
Bahrain
“Il regno del Bahrain è sovrano, Arabo, Islamico ed indipendente.
Il Popolo fa parte della nazione araba e il territorio fa parte della grande patria araba…”
E dulcis in fundo:
Palestina
“La Palestina fa parte del grande mondo arabo e il Popolo palestinese fa parte della nazione araba.
L’unità araba è l’obiettivo che il Popolo palestinese si prefigge di realizzare.
…
Il destino della Ummah, la stessa sopravvivenza degli Arabi, dipendono dal destino della Causa Palestinese.”
Tratto dal forum di Panorama
Da questi brevi cenni di queste costituzioni si ricavano che gli arabi, anche se divisi, si sentono una cosa sola e aspirano a creare un unico soggetto politico e nazionale.
Dato che però ciascuno di loro ne vuole prendere il comando, ecco spiegati i vari casini che ciascuna di loro cerca di attuare in un modo o nell’altro.
Cosi’ abbiamo avuto la lotta tra Iraq e Iran, l’aggressione dell’Iraq a Kuwait, l’espansionismo iraniano e il controllo degli Hezbollah libanesi e palestinesi di Hamas, nonché le sue chiare minacce di distruzione d’Israele.
In passato e’ stato l’Egitto che ha tentato di prendere il comando con l’aggressione ad Israele con a fianco ben 6 altre nazioni arabe.
Non contando l’agitazione di Turchia e Pakistan, per ora presi con altri problemi, quale la violazione del laicismo di Ataturk in Turchia e l’affermazione aperta del fondamentalismo che già si trova al governo, mentre il Pakistan per ora e’ preso dai suoi problemi con l’India, ma ha diffuso la conoscenza atomica all’Iran.
Lo stesso nel loro piccolo fanno la Siria e la Libia.
Sia dalla lotta contro Israele comune a tutte le nazioni arabe, seppure con diversità di voce e interpretazione, dovute alla loro diversa situazione internazionale, si ricava che non intendono recedere dalla causa palestinese che considerano parte integrante della loro unione panaraba.
Naturalmente Gheddafi dal discorso di Obama ha preso subito la palla al balzo e ha rilanciato, chiedendo l’assurdo perdono di Obama, definendola chance.
Non contando i talebani e per finire la creazione di un unico stato israelo palestinese, cancellando di fatto la nazione israeliana e la loro libertà e sovranità, cosa che da sempre gli arabi si prefiggono.
Come si vede l’apertura di Obama all’islam e’ già stata interpretata dal mondo arabo e rilanciata, creando così aspettative senza che costoro nulla si siano sognati di concedere, cosa che da sempre fanno: pretendono e non danno, con le buone o con le cattive.
E’ per questo motivo che Obama sta partendo sul piede sbagliato dal punto di vista pragmatico, se poi lo fa perché le voci sul suo passato islamico sono vere, allora i cittadini americani hanno fatto un grosso errore eleggendo un Presidente che li tradirà, nei loro interessi nazionali e di quelli di tutto l’occidente.
Le sue carte, comunque, le dovra’ scoprire nell’arco di poch mesi, staremo a vedere.
Il 28 Gennaio 2009 alle 21:13 sinistramia ha scritto:
Grande Obama !!!!con tutte le sue promesse, sicuramente è riuscito a rappresentare in tutto il mondo: la ribalta di tutti i “personaggi dimenticati” che vivono nei bassi fondi, la ribalta dei diritti dei poveri afroamericani, etc (un piccolo esempio: immaginatevi che tra qualche anno, un Romeno – con tutto il rispetto per i romeni – si candidasse alla elezioni italiane, e vince! – bel quadro, no? – immaginatevi le conseguenze di tutto questo!)
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