
Ieri aveva firmato l’ordinanza con cui sospendeva per quattro mesi i processi celebrati nei tribunali speciali della prigione di Guantanamo per presunti terroristi. Oggi ha firmato l’ordine esecutivo per avviare entro la fine del 2009, come promesso in campagna elettorale, la chiusura del carcere di massima sicurezza di Guantanamo. Mai più maltrattamenti, mai più l’uso dei cani per intimorire i detenuti e mai più il famigerato waterboarding, la pratica di tenere la testa del detenuto sott’acqua per indurlo a confessare. Su questo Barack Obama è stato chiarissimo: «Intendiamo tornare agli standard della Costituzione - dice Obama - anche in un momento di guerra». Cambieranno dunque le procedure degli interrogatori dei presunti terroristi. Secondo fonti della Casa Bianca citate dal New York Times saranno modificati i protocolli della Cia e vietate le detenzioni dei presunti terroristi in Paesi terzi, alleati degli Stati Uniti, dove la pratica della tortura è di fatto diffusa e accettata. Tutti gli interrogatori in qualsiasi struttura americana nel mondo avverranno inoltre nel rispetto delle regole contenute nel manuale dell’Army Field manual del 2006. Sulla questione è intervenuto oggi, con parole chiare, anche il capo designato dell’Intelligence, Dennis Blair, secondo cui l’uso della tortura sui prigionieri «non è morale, non è legale, non è efficace»: «Le agenzie di intelligence - ha avvertito - rispettino le libertà civili e la privacy del popolo americano e devono sottostare alla legge».
Il primo giorno di Hillary. Accolta come una rockstar dai dipendenti del Dipartimento di Stato americano, Hillary Clinton, il neosegretario di Stato degli Stati Uniti, ha dichiarato, durante la cerimonia di insediamento nel palazzo di Foggy Bottom, che «è iniziata una nuova era per l’America» e che, dopo le schermaglie della campagna elettorale, è definitivamente archiviata l’epoca delle spaccature in seno al campo democratico: «Siamo tutti nella squadra americana, non tollereremo divisioni». Il tutto all’insegna della diplomazia e dello «smart power», la diplomazia intelligente che servirà, secondo il nuovo capo della diplomazia Usa, per ristabilire l’immagine dell’America nel mondo e rafforzare la sicurezza degli Stati Uniti. Una svolta a 360 gradi, almeno a parole, rispetto all’era Bush.
- Giovedì 22 Gennaio 2009

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Il 22 Gennaio 2009 alle 23:23 Iran, Israele, Afghanistan. Parte la diplomazia targata Obama-Clinton » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Nel suo secondo giorno (e dopo il secondo giuramento) da presidente Barack Obama e il neo Segretario di Stato Hillary Clinton hanno voluto subito mettere il loro segno sulla prossima diplomazia americana. Dopo l’atteso annuncio della chiusura di Guantanamo e delle carceri della Cia, la nuova amministrazione ha proceduto a rendere ufficiali due nomine chiave, due inviati speciali per gli scenari più critici del mondo: l’Afghanistan e il Medio Oriente. I loro nomi sono stati annunciati da Hillary Clinton al dipartimento di Stato. Per lo scenario israelo-palestinese il nome è quello dell’ex senatore George Mitchell. Mitchell, 75 anni, ha partecipato ai negoziati di pace in Irlanda del Nord. Di origine libanese, si è già occupato di Medio Oriente in passato ed è apprezzato sia dagli israeliani sia dai palestinesi. Mitchell è stato leader della maggioranza democratica al senato dal 1988 al 1995 e vanta un triennio da presidente della Walt Disney nel 2004-07. Nel suo intervento odierno, l’inviato ha ribadito la propria convinzione che ‘’non esiste un conflitto che non si possa chiudere, visto che a crearlo sono stati gli uomini e che può essere interrotto dagli uomini’’. Per l’Afghanistan invece è stato nominato inviato speciale Richard Holbrooke. Professionista della diplomazia, Holbrooke è già stato inviato Usa per i Balcani ai tempi della guerra in ex Jugoslavia, ed è stato anche ambasciatore all’Onu. Indicato sette volte per il Premio Nobel per la pace, protagonista degli accordi di pace di Dayton, era uno dei candidati di primo piano al posto di Segretario di Stato, poi andato alla Clinton, moglie di quel presidente con il quale Holbrooke raggiunse le vette della propria carriera. Nel suo breve intervento, ha confermato la sua intenzione di recarsi presto nella regione e ha sottolineato le difficoltà del lavoro che lo attende in Pakistan nelle aree tribali. Dopo le nomine, il presidente americano ha lanciato messaggi importanti, per inaugurare la sua azione diplomatica. Obama è intervenuto su Gaza: “Israele deve ritirare completamente le truppe” ha detto, “e aprire i valichi per permettere l’ingresso agli aiuti umanitari” e “Hamas deve cessare ogni lancio di razzi” ha aggiunto. Il presidente ha detto che l’inviato speciale per il Medio Oriente George Mitchell ‘ha un mandato totale’’ per negoziare con le due parti, e che l’obiettivo, a termine, è di giungere ad una soluzione a due stati, Israele e quello palestinese. Ma il fronte più caldo che la diplomazia americana dovrà affrontare nei prossimi anni è probabilmente quello iraniano. Il sito della Casa Bianca già da oggi dà conto del cambiamento radicale promesso rispetto all’approccio di George W. Bush. Nella parte che illustra il programma (”agenda”) della nuova amministrazione, sul sito c’è scritto che il presidente “sostiene una diplomazia dura e diretta con l’Iran senza precondizioni. Ora è il momento di usare il potere della diplomazia americana per fare pressioni sull’Iran perché ponga fine al suo programma nucleare illegale, cessi di sostenere il terrorismo e di minacciare Israele”. Obama e Biden offriranno una scelta al regime iraniano: “Se l’Iran accetterà di abbandonare il suo programma nucleare e di sospendere ogni sostegno al terrorismo, noi offriremo incentivi come l’ingresso nell’Organizzazione mondiale del commercio, investimenti economici e l’avvio di un percorso che porti alla ripresa delle relazioni diplomatiche (interrotte nel 1979 dopo l’assalto all’ambasciata Usa a Teheran). Se invece l’Iran - si legge nel testo - insisterà nel suo atteggiamento preoccupante, noi rafforzeremo la nostra pressione economica e l’isolamento politico. Nel portare avanti tale linea, ci coordineremo con i nostri alleati e procederemo dopo attenta preparazione”. L’ Iraq sembra un ricordo lontano. Al momento l’unico leader del mondo arabo a commentare le prime mosse della nuova amministrazione è stato Muhammar Gheddafi, che ha detto “è un’America nuova” e ha definito “segnali positivi” la chiusura di Guantanamo e il futuro ritiro dall’Iraq. [...]
Il 23 Gennaio 2009 alle 17:42 Con Guantanamo chiudono anche le prigioni segrete della Cia » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Quella di Guantanamo è la più conosciuta, la più famosa, ma non sarà l’unica prigione speciale statunitense contro il terrorismo destinata a chiudere con l’ordine esecutivo firmato da Barack Obama nel suo secondo giorno alla Casa Bianca. [...]
Il 21 Dicembre 2009 alle 12:45 La diaspora di Guantanamo - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] sospettati o condannati per terrorismo e legami con Al Qaeda lasciano così in tempi diversi Cuba. Il presidente degli Usa Barak Obama lo aveva annunciato all’inizio dell’anno. Insieme con l’Italia, sono otto i Paesi europei che finora hanno preso accordi con gli [...]
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