LEGGI ANCHE: Liberato da Guantanamo nel 2007 ora dirige Al Qaeda nello Yemen: storia di Said Ali al-Shihri
Quella di Guantanamo è la più conosciuta, la più famosa, ma non sarà l’unica prigione speciale statunitense contro il terrorismo destinata a chiudere con l’ordine esecutivo firmato da Barack Obama nel suo secondo giorno alla Casa Bianca.
Anche i Black Sites, le carceri clandestine della Cia, sparse per il mondo, dovranno sigillare i battenti, sparire dal programma di lotta contro Al Qaeda dell’Agenzia. E questa volta, per davvero. Già, perché ufficialmente cancellate nel 2006, dopo un’ordine di George W. Bush, in realtà le prigioni segrete della Cia hanno continuato a funzionare, con il loro carico di ospiti, persone prelevate nei loro paesi di origine, rinchiuse e spesso torturate nei “buchi neri” perché sospettati di fare parte del network del terrore. Il fatto che fossero ancora operative, non è stata confermato solo ieri, dal documento che ne ha ordinato la chiusura, siglato dal neopresidente americano, ma anche dalle denunce fatte nei mesi precedenti dalle maggiori organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani. In particolare, Amnesty International e Human Rights Watch un anno fa circa pubblicarono un rapporto secondo il quale almeno 39 persone, comprese diverse donne e forse anche minorenni, erano “sparite nel nulla”, sequestrate in paesi come l’Egitto, il Kenia, la Libia l’Iran e il Pakistan dagli agenti statunitensi per essere poi trasferiti nei Black Sites dell’Agenzia.
Nate nel 2002, con le azioni di Redemption, cioè i rapimenti dei presunti affiliati ai gruppi terroristici islamici, le prigioni clandestine della Central Intelligence Agency, diventarono - in breve tempo - un vero e proprio network carcerario mondiale segreto. Gli uomini di Langley le allestirono direttamente in Afghanistan e poi, dopo l’invasione, anche in Iraq; in paesi i cui governi avevano lo stesso interesse nel combattere il fondamentalismo, come Giordania, Egitto, Mauritania, o in luoghi inaccessibili come l’isola-base militare di Diego Garcia, in pieno Oceano Indiano. I Black Sites sorsero anche nel Vecchio Continente, secondo un’inchiesta condotta dal parlamentare svizzero Dick Marty per conto del Consiglio Europeo, dove gli agenti statunitensi sfruttarono specialmente le strutture che i servizi di sicurezza sovietici avevano costruito nell’Europa dell’Est.
Per i sospettati, erano luoghi di passaggio, prima di essere trasferiti a Camp Delta, a Guantanamo, oppure prima di finire in qualche carcere speciale del paese di origine. Della loro esistenza avevano parlato per prime, alcune inchieste giornalistiche. Poi si erano moltiplicate le denunce da parte delle organizzazione per la difesa dei diritti civili. Nel 2004, la clamorosa ammissione di George W. Bush: il presidente americano, in un discorso televisivo, confermò la loro esistenza e - anche dietro le pressioni internazionali - ne promise lo smantellamento. Ufficialmente, gli unici 14 ospiti, tutti leader di Al Qaeda, vennero portati a Guantanamo. In realtà, i Black Sites continuarono a “inghiottire” persone.
Chi sospettava che non fossero in realtà mai state chiuse, ne ebbe la prova nell’aprile del 2007, quando Abd Al-Hadi Al Iraq, un uomo accusato di essere un capo del network del terrore, venne portato da agenti della Cia a Guantanamo, confermando così che l’Agenzia continuava nella sua opera di sequestro e detenzione clandestina. La decisione di Barack Obama di firmare l’ordine esecutivo può provocare forti reazioni nella Cia. Molti sono adesso i funzionari che si “sentono in pericolo” per aver agito secondo le indicazioni della precedente amministrazione.
Secondo alcuni esperti, come Mark M. Lowenthal, un veterano che ha lasciato l’Agenzia nel 2005, la stessa nomina del nuovo Numero Uno, Leon E. Panetta, amico personale di Obama ed ex capo dello staff della Casa Bianca ai tempi di Clinton, un assoluto outsider per quella poltrona, è stato un messaggio ben preciso lanciato ai funzionari più coinvolti nell’operazione “Black Sites”. E il messaggio è: siete nel mirino della nuova amministrazione. In realtà, Panetta dovrà tentare di fare piazza pulita dentro il quartier generale di Langley senza spargimenti di sangue, senza che questo provochi troppe tensioni tra lui e coloro che hanno servito sotto il precedente direttore Michael V. Hayden. Sarebbe stato lo stesso Barack Obama a dare questa indicazione a Panetta. Seguire un basso profilo. E questo non perchè si abbia timore che questa possibile tensione possa provocare addirittura complotti della Cia contro il nuovo presidente, ma perché, come ha detto Mark M. Lowenthal, “c’è il rischio che gli agenti dell’Agenzia, se puniti, d’ora in avanti si tirino indietro, non vogliano più rischiare per difendere gli Usa”. Nessuno vuole correre il rischio che l’intera agenzia venga risucchiata in un “Buco nero”.
- Venerdì 23 Gennaio 2009

LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
STORIE DAL MONDO
IL MONDO IN CLASSIFICA
LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
FALLIMENTO O SALVATAGGIO
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 23 Gennaio 2009 alle 17:59 Liberato da Guantanamo, ora guida Al Qaeda nello Yemen » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Chiudono anche le carceri segrete della Cia [...]
Il 24 Gennaio 2009 alle 3:58 shift ha scritto:
La Democrazia e’ bella perché e’ il miglior sistema che l’uomo finora e’ riuscito a trovare, per dirigere i rapporti fra individui ed enti all’interno di una nazione.
Il problema sorge quando una nazione democratica si viene a trovare di fronte a nazioni, gruppi o individui che le sono dichiaratamente nemici irriducibili e feroci, che non solo hanno poco a che fare con la democrazia, ma con il concetto stesso di umanità.
Pensare di contenere costoro con sistemi democratici non solo non ha senso, perché inefficace e anche pericoloso, ma perché non porta a risultati atti a salvaguardare la nazione democratica e i suoi cittadini da costoro, ma addirittura rischia di aiutarli nella loro opera propagandistica e di guerra, accrescendo i danni proprio per non essere stati adeguati nell’azione di contenimento.
Parlare di situazioni idealistiche e’ facile, credere che il sistema sia perfetto in tutti i sensi e’ pura illusione, oppure una pretesa che desidera soddisfare la nostra visione ideale dell’universo, o come diceva Voltaire: la pretesa che sia il naso ad adattarsi agli occhiali e non viceversa, un semplice rifiuto della realtà di chi vuole sentirsi sotto i piedi un terreno sicuro su cui muoversi, ma creato unicamente dalla sua mente e dalle convenzioni sociali e umane.
In questo Universo non esiste la perfezione in niente, dalle piccole alle grandi cose, comunque la si rigiri in qualsiasi campo del sapere umano, delle sue azioni, dei sistemi di vita individuale o sociali, e quant’altro, si scoprirà sempre che la “coperta” e’ troppo corta, quindi necessita giocoforza un rimedio non perfetto per ottenere il miglior risultato.
Guantanamo e le varie situazioni fuori dalla norma adottate dagli USA, facevano parte di chi ha preso coscienza della realtà e ha la responsabilità politica e militare di salvaguardare, prima ancora della democrazia, la sicurezza stessa della sua nazione.
La “coperta” democratica per quanto perfetta non lo sarà mai del tutto, in tutti i sensi.
Ma se alcune situazioni illegali si possono correggere oppure ignorare perché il danno e’ minimo, altre non e’ possibile farlo per uomini politici e soldati che devono difendere la sicurezza di tutti, altrimenti non sarebbero uomini politici pragmatici, ma solo dei vuoti idealisti, che si accontentano della fantasia di ipotetica perfezione per rifiutare l’inevitabile rimedio alla “coperta” troppo corta e portando la propria nazione al disastro annunciato.
Clinton volle ignorare il terrorismo durante la sua presidenza, avrebbe potuto far catturare o far uccidere tranquillamente Bin Laden offertogli su un piatto d’argento, ma non fece nulla e così gli USA ebbero l’11 settembre 2001 con quasi tremila morti e tutti i danni e morti successivi, causa guerre.
Perfino la storica disfatta di Pearl Harbour fu causa di incapacità ad attuare azioni e ordini, fuori dal normale codice etico militare e amministrativo, anche qui una “coperta” troppo corta.
La decisione di Obama e’ grave perché lascia di nuovo gli USA con una “coperta” troppo corta, incapace di coprire la sicurezza nazionale, pur coprendo la democrazia.
Il problema quindi era cosa fosse più importante per gli USA, la democrazia o la sicurezza nazionale?
La democrazia può continuare a vivere con qualche strappo, la sicurezza nazionale no, perché saranno le persone a morire, i cittadini USA nel caso di un altro 11 settembre o peggio.
Sulla bilancia di ciò che conviene fare da parte di persone responsabili, come dovrebbero essere i politici che hanno a cuore gli interessi nazionali per cui si sono impegnati, c’era la scelta tra un sogno idealistico e una certezza drammatica.
Assurdamente Obama ha preferito vivere nelle favole, speriamo che non se ne debba pentire amaramente lui e tutti gli USA.
Tra l’altro a Guantanamo non si torturava nessuno, si tenevano dei prigionieri in una zona caldissima e li si sottoponeva a situazioni psicologiche, non fisiche.
Fare un dramma del genere quando in Medio Oriente si fustiga come se niente fosse, si tagliano mani e piedi, si lapida, si fanno ammazzare per puro fanatismo, o fanno ammazzare perfino degli innocenti senza alcuno scrupolo, si cavilla su inezie all’americana?
Le guerre quando si fanno o ci si trova in mezzo giocoforza, non si può cavillare, o si vince o si muore, non ci sono alternative e il terrorismo di sotterfugio non e’ un gioco, e’ una guerra anch’essa e non si possono fare sconti perché a qualcuno gli prude la democrazia nel cervello, al momento sbagliato e per cause sbagliate, per poter realizzare un’ipotetica perfezione che non esiste in questo mondo..
Il 25 Gennaio 2009 alle 12:31 Ora, i fatti ha scritto:
[...] Dopo aver accuratamente evitato di commentare l’insediamento del presidente Obama, perché non posso evitare di commuovermi e di piangere come un vitello, siamo giunti al momento dei fatti. Così mentre l’Internazionale Cattolica con sede in Roma approfitta del momento di scarsa popolarità di ciò che si lega al popolo ebraico per riabilitare tra baci e abbracci alcuni vescovi che negano l’Olocausto (con la motivazione “da giovani abbiamo fatto tutti delle stronzate”), Barack Obama chiude Guantanamo (assieme alle altre prigioni segrete della CIA) e riafferma il diritto delle donne di gestire liberamente il loro corpo. Niente male per uno che, secondo alcuni commentatori, “dava al popolo false speranze”, la cui azione di governo sarebbe stata “mirante al compromesso, distante dalle posizioni dei liberal”. Bene bene. Ora, vorrei porre una domanda maliziosa ai vertici del Partito Democratico di casa nostra. Non tanto a Veltroni che come sappiamo tutti purtroppo conta nemmeno come il due di picche, piuttosto come quella carta con su tutte le istruzioni e i punteggi. Avreste voi mai portato avanti la posizione di Obama evidentemente pro-choice? Non rispondetemi, vi prego. [...]
Il 26 Gennaio 2009 alle 13:53 Stati Uniti: la svolta ambientalista di Barack Obama » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Dopo l’ordine esecutivo per la chiusura di Guantanamo e delle altre prigioni segrete della Cia sparse per il mondo, Barack Obama lancia un altro segnale di forte discontinuità rispetto all’Amministrazione Bush. Questa volta, a meno di una settimana dal giuramento, sulla lotta al surriscaldamento climatico e sulla cosiddetta riconversione ecologica dell’economia, un tema su cui la nuova presidenza scommette per rimettere in moto la locomotiva dello sviluppo e affrancare gli Stati Uniti dalla dipendenza del petrolio mediorientale. [...]
Il 13 Luglio 2009 alle 17:59 Cia parallela: perché Obama non umiliare Cheney » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] L’Attorney General, il ministro della giustizia, Eric H. Holder, avrebbe poi comunicato al presidente la sua intenzione di procedere con un’inchiesta formale sulle torture nei confronti dei prigionieri della War on Terror. [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.